La raccolta differenziata è in crescita, i conferimenti in discarica sono in diminuzione. Ma i rifiuti in Sicilia restano un’emergenza, soprattutto per i grandi comuni. Secondo i dati del primo quadrimestre 2019 raccolti dal dipartimento acqua e rifiuti della regione Siciliana, la quota della differenziata ha raggiunto il 38,35 per cento, con solo le tre grandi città indietro: Messina al 23 per cento, Palermo al 19 e Catania ferma al 12. La media, escludendo i residenti nelle tre città metropolitane – oltre 1 milione di cittadini, un quinto degli abitanti dell’isola -, cresce avvicinandosi al 50 per cento, in linea con quella dei comuni dell’Italia meridionale.

Ancora due quintali di rifiuti in discarica per abitante

Ci sono ben sei piccoli comuni che raggiungono percentuali di assoluta eccellenza: Contessa Entellina e Sclafani Bagni, in provincia di Palermo, Gibellina (Trapani), e i piccoli centri del messinese Gualtieri Sicaminò, Motta D’Affermo e Santa Marisa Marina ad aprile hanno dichiarato di aver raggiunto il 100 per cento. Ma il conferimento in discarica, seppur in diminuzione, resta ancora un problema da oltre 2 quintali l’anno per ognuno dei cinque milioni di siciliani. Dato, comunque, in calo: nel 2017 erano 335 chilogrammi, il triplo della media italiana (dati Arpa Sicilia), ma il costo di conferimento resta intorno ai 100 euro per tonnellata. E con la chiusura della discarica di Bellolampo a Palermo, gestita da una società a partecipazione pubblica, l’affare da centinaia di milioni ogni anno diviene potenzialmente ancora più ghiotto per i gestori delle cinque discariche private dell’isola, ovvero Sicula trasporti srl (discarica di Grotte San Giorgio, tra Catania e Lentini), Oikos spa (discarica di Valanghe d’Inverno a Motta Sant’Anastasia), Catanzaro Costruzioni srl (Siculiana), Soambiente srl (contrada Monserrato ad Agrigento) e Ambiente e Tecnologie srl che gestisce il piccolo impianto di Enna.

Discariche, un mese turbolento. E indaga l’Antimafia Ars

In poche settimane il tema rifiuti è tornato nelle cronache siciliane, a iniziare dall’inattesa proroga decennale concessa dalla regione Siciliana alla Oikos spa per la discarica di Valanghe d’Inverno, tra Motta Sant’Anastasia e Misterbianco, impianto vicino ai centri urbani del quale da anni cittadini e amministrazioni locali chiedono la chiusura. Pochi giorni dopo la Direzione investigativa antimafia di Catania ha effettuato un sopralluogo nella più grande discarica siciliana, quella di Grotte San Giorgio tra Catania e Lentini di proprietà della Sicula trasporti spa. Il 18 luglio è stato condannato, in primo grado, il proprietario ed ex presidente della Oikos spa, Domenico Proto, a sei anni per corruzione di un funzionario regionale del servizio Territorio e Ambiente per le autorizzazioni, del 2011, sulla stessa discarica di Motta. Episodi che hanno portato il presidente della commissione Antimafia regionale, il deputato Claudio Fava, a parlare di un “un dannoso monopolio privato”, annunciando l’avvio delle indagini della commissione indipendente dell’assemblea regionale dopo le denunce dell’associazione dei comuni Anci e della Rap spa, società a totale partecipazione pubblica che gestisce la discarica di Bellolampo a Palermo, chiusa a luglio per raggiunto limite, e dei vari comitati no discarica della Sicilia.

Il Comitato no discarica: “Manca la programmazione”

“Il problema parte anche dalla programmazione del piano regionale dei rifiuti fatta a gennaio dalla regione Siciliana, che non è ancora stata approvata ma mantiene tra le quote fino a un terzo dei rifiuti per la discarica di Valanghe d’Inverno. Come a dire che la regione, senza i privati, non è in grado di gestire la raccolta di rifiuti, una situazione che andrà ad aggravarsi con la chiusura di Bellolampo. E che potrebbe essere risolta se i comuni dentro le Srr, le Società di regolamentazione dei rifiuti, facessero una seria programmazione territoriale”, spiega Anna Bonforte del Comitato no discarica di Motta, movimento civico che ha prodotto nell’ultimo anno documenti tecnici ed esposti sulla situazione. Compresa una lettera, cofirmata con il sindaco di Misterbianco, datata 21 agosto e indirizzata al presidente della Regione Nello Musumeci, nella quale si chiedevano lumi sulla nuova autorizzazione alla discarica sulla quale ora indaga anche l’Antimafia.

Raccolta differenziata: Palermo e Catania ultime

Trascinati dalla pessima performance dei comuni capoluogo, e nonostante punte di eccellenza all’interno delle rispettive città metropolitane, i dati suddivisi per provincia dei primi quattro mesi del 2019 confermano Palermo come ultima a livello regionale, con una media nel quadrimestre di circa il 30 per cento. Segue Catania, che ad aprile ha raggiunto il 35 per cento provinciale, poco al di sotto di Messina. La provincia più virtuosa si conferma però Ragusa, dove la media di differenziata supera il 55 per cento, e il capolouogo, città più popolosa della provincia, che spicca con una media del 71 per cento. Un dato da sottolineare nel momento in cui l’unica discarica presente nel territorio nella provincia di Ragusa, quella di Cava dei Modicani gestita dalla Ato Ragusa Ambiente, è stata chiusa a inizio settembre per il conferimento della frazione secca.