Il settore della pesca in Sicilia vive una stagione turbolenta. Le diverse marinerie siciliane stanno affrontando un periodo molto difficile e ciò non solo per dinamiche di mercato o strutturali ma anche per l’introduzione di normative sempre restrittive imposte dall’Ue che rischiano di portare al tracollo l’intero sistema pesca e il suo indotto, con la perdita di ulteriori posti di lavoro.

La protesta dei pescatori siciliani

Non sono bastate le cosiddette “quote tonno”, determinate dall’Iccat (la Commissione internazionale per la salvaguardia del tonno atlantico). Non è bastata l’imposizione da parte dell’Ue di utilizzare reti per la pesca a strascico con maglie non inferiori a 50 millimetri. Non sono bastate neppure le normative calate dall’alto e che, secondo i critici, badato poco alle specificità ittiche del Mediterraneo. Il regolamento UE 2019/982, entrato in vigore dal 10 luglio, ha infatti proibito le attività di pesca con reti a strascico in tre aree del Canale di Sicilia (le zone est del Banco Avventura, ovest del bacino di Gela ed est del bacino di Malta) e individuato un’area tampone intorno a ciascuna di esse, in cui le attività di pesca sono riservate alle imbarcazioni in possesso di un sistema di monitoraggio a distanza dei pescherecci o di dispositivi equivalenti. Il nuovo Regolamento prevede la creazione di una lista di barche autorizzate alla pesca a strascico nei fondali del Canale di Sicilia e un elenco dei porti dai quali transitano merluzzo e gambero rosa. La sua introduzione ha provocato una dura reazione da parte delle marinerie di Sciacca, Licata, Porto Empedocle, Porto Palo di Capo Passero, Pozzallo e Scoglitti. Lo scorso 30 luglio i loro rappresentanti si sono riuniti sotto Palazzo dei Normanni chiedendo l’appoggio del governo regionale ed erano stati ricevuti dal presidente della Regione Nello Musumeci.

“Sopravvivenza delle aziende in pericolo”

In quei giorni si era fatto sentire anche l’assessore regionale alla Pesca mediterranea Edy Bandiera: “Si impone un nuovo e inaccettabile vincolo in aree in cui lo sforzo di pesca è irrisorio”, aveva sottolineano in una nota. “Si continua a perpetrare una politica di rigida restrizione delle attività di pesca nel Canale di Sicilia, mettendo in fortissima difficoltà la sopravvivenza economica delle imprese. A pagarne le spese sono i pescatori che, nella fattispecie, dai fondali in questione, traggono risorse come il merluzzo e il gambero rosa, necessarie per la sopravvivenza economica del settore”. Bandiera, ricordando la nuova legge regionale sulla pesca (approvata all’unanimità), ha sottolineato che la giunta Musumeci ha “da tempo chiesto al governo nazionale l’istituzione urgente di un tavolo di confronto sul tema della ripartizione delle quote tonno e sulle problematiche più cogenti del settore, di competenza nazionale. Invece, continuiamo ad assistere ad atti, sempre più dannosi, che mettono a repentaglio centinaia d’imprese di pesca siciliane”.

Tre europarlamentari siciliani contro il Regolamento

Tre europarlamentari siciliani, Giuseppe Milazzo (Fi), Annalisa Tardino (Lega) e Raffaele Stancanelli (FdI), componenti della Commissione Pesca del Parlamento europeo, hanno chiesto, attraverso una nota congiunta del 4 ottobre, che il governo Conte intervenga a tutela delle marinerie siciliane: “Occorre un’azione politica concreta, oltre gli schemi di partito, sostenuta dai componenti siciliani della Commissione Pesca: abbiamo scritto alla ministra Terranova e al sottosegretario L’Abbate, al fine di rappresentare la situazione di estrema difficoltà in cui versano le attività di pesca nel Canale di Sicilia. Come noto, a seguito dell’entrata in vigore del Regolamento Ue 2019/982 – si legge nella nota – l’attività di pesca delle marinerie che operano nel Canale di Sicilia è stata, di fatto, bloccata con gravi e onerose conseguenze per le nostre flotte, le imprese e le famiglie impegnate nel comparto”. I tre europarlamentari chiedono quindi al governo di “farsi portavoce delle istanze di un settore che ha, negli anni, fortemente contribuito al conseguimento degli obiettivi di conservazione delle risorse, e che oggi viene fortemente penalizzato da decisioni europee ed internazionali”.

Meno spazi per la flotta di Mazara del Vallo

Un altro grande problema per le marinerie siciliane, ed in particolare per quella di Mazara del Vallo, è rappresentato dal progressivo restringimento degli areali di pesca a causa dell’estensione delle acque territoriali da parte di alcuni Paesi come Libia, Malta, Egitto e Tunisia. Il problema, legato alla “guerra del pesce” e alla lunga storia di sequestri di pescherecci di Mazara del Vallo, si è riacutizzato lo scorso 6 settembre. Dopo alcuni spari rivolti a nove pescherecci mazaresi da parte di una motovedetta libica a 60 miglia dalla costa, era emerso un progetto di accordo, poi subito “sospeso”, tra Federpesca e la Libyan Military Investment and Public Works Autorithy (società vicina all’Esercito Nazionale di Liberazione Libico e al generale Haftar). L’intesa, grazie ad una società di intermediazione maltese, avrebbe permesso a una decina di imprese pescherecce di pescare gambero rosso nella zona economica esclusiva libica, cioè nell’area di mare che precede le acque internazionali. In cambio ogni peschereccio avrebbe dovuto pagare 10 mila euro al mese e 1,50 euro per ogni chilo di pesce pescato. Sulla vicenda si erano registrate diverse prese di posizione, sia da parte degli armatori, esclusi dall’accordo, che di politici.

L’accordo (sospeso) con Bengasi

L’europarlamentare siciliano Ignazio Corrao (M5s) ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea. “Le nostre marinerie – ha spiegato – hanno subito negli anni una contrazione dei propri volumi a causa di una serie di accordi scellerati, di normative nazionali e direttive europee voluti e avallati dalla politica a tutti i livelli, da Roma a Bruxelles. Da anni ho investito la Commissione Europea di prendere in carico la protezione dei pescatori mazaresi che ogni giorno, negli ultimi anni subiscono attacchi, sequestri e colpi di mitra. Per questo motivo ho interessato le scorse settimane la Commissione europea rispetto all’accordo privato su una zona di pesca con gli uomini di Haftar, accordo fortunatamente abortito dopo il clamore mediatico che giustamente aveva sollevato la questione”. Sospeso l’accordo di pesca con Bengasi, il problema del restringimento degli areali di pesca nel Mediterraneo centrale ha costretto una buona parte dei circa settanta pescherecci di Mazara del Vallo (tanti ne sono rimasti dopo le diverse demolizioni che hanno portato in dieci anni al dimezzamento della flotta d’altura mazarese) ad intraprendere le lunghe rotte verso le aree di pesca a gambero rosso di levante, fra Cipro e la Grecia, e di ponente, nell’alto Tirreno davanti Sardegna e Corsica. E anche qui si sono registrate negli ultimi tempi pressioni, nonostante si tratti sempre di acque internazionali, da parte delle autorità marittime locali. Il grande assente anche su questo tema è sempre lo stesso: l’Ue.