I siciliani che hanno richiesto aiuto per l’esigenza primaria, mangiare, sono stati 370 mila nel 2018. E tra loro, 63 mila sono bambini fino a quindici anni. Il dato, diffuso da Coldiretti in occasione della Giornata dell’alimentazione, viene da Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura che insieme ai ministeri delle Politiche sociali e dell’Agricoltura si occupa di gestire il Fondo aiuti europeo agli indigenti (Fead) in Italia. La Sicilia è al secondo posto nazionale, dietro la Campania che conta oltre 550 mila assistiti, e secondo Domenico Messina, direttore di Banco alimentare della Sicilia, è una conseguenza “non tanto di chi è già in povertà assoluta, ma di chi è in povertà relativa che lo diventa. In Sicilia nel 2018 erano circa il 22 per cento le famiglie all’interno della definizione nei dati Istat. Dato da sottolineare oggi che ricorre la Giornata per l’eliminazione della povertà”. Nuovi poveri, ovvero pensionati, disoccupati e spesso famiglie dove i genitori lavorano, ma non guadagnano abbastanza per soddisfare ogni giorno i bisogni propri e dei figli.

Banco alimentare, in Sicilia primo distributore

Il Banco alimentare della Sicilia è uno dei due rami siciliani dell’organizzazione che si occupa di distribuire il cibo che viene dalle gare bandite periodicamente dall’organismo di controllo del Fead, composto da Agea e dai ministeri. “Ci sono due sedi, una a Belpasso, che serve sei province, mentre quelle di Palermo e Trapani vengono servite dalla sede di Cinisi, insieme alla zona nord di quella di Agrigento”, spiega Messina. E tra le 728 realtà affiliate nell’Isola, “che si occupano materialmente di censire le famiglie bisognose di aiuto, in base a dimostrazioni reddituali”, ha aiutato in un anno il grosso di quei 370 mila. Precisamente “227 mila persone, 42 mila delle quali erano bambini e ragazzi da 0 a 15 anni”, specifica Messina.

Solo 70 milioni l’anno nel Fead per l’Italia

L’organizzazione degli aiuti è capillare, e dal punto di vista statistico “vi sono differenze con i dati Istat, fatti a campione. I nostri dati – prosegue Messina – vengono dalle organizzazioni in convenzione che hanno un rapporto diretto con il territorio e, dai loro elenchi aggiornati quotidianamente, inviano ogni anno o quando avvengono variazioni importanti le sintesi”. Questi dati vengono utilizzati anche per poter stimare il fabbisogno per le gare bandite da Agea, in quanto questa “pone ad esempio un limite da un milione di euro per la produzione di pasta con determinate caratteristiche, e chi per quella cifra ne garantisce di più diviene fornitore. Il cibo viene distribuito da chi agisce a livello intermedio, come noi”. Gli alimenti arrivano quindi solo in parte dal sistema Fead, in parte dai recuperi presso supermercati e altre attività, e in parte da donazioni. “Ogni anno di solito si dedica una giornata, chiamata della ‘colletta alimentare’, alle donazioni. Quest’anno sarà il 30 novembre, e chiederemo alle famiglie di acquistare la spesa che poi verrà donata”. Una modalità che serve a sensibilizzare ma anche ad integrare il meccanismo degli aiuti europeo, “che per l’Italia ha una dotazione, purtroppo, di soli 70 milioni di euro”, conclude Messina.