L’equity crowdfunding si sta imponendo anche in Italia. Merito di una maggiore dimestichezza con il digitale, ma anche di alcuni correttivi ai regolamenti che normano il settore. Il 18 ottobre la Consob (la commissione che controlla i mercati) ha emesso nuove regole, che offrono alle imprese nuove opportunità. Ecco quali.

Che cos’è l’equity crowdfunding

L’equity crowdfunding è un sistema di raccolta che permette a startup e Pmi di reperire capitali e agli imprenditori di rilevare quote societarie aggregandosi attorno alla stessa impresa. Il tutto online, grazie a piattaforme specializzate che selezionano i progetti proponenti e li rendono visibili a una platea di potenziali investitori. Per le imprese il vantaggio sta nell’aprire una nuova fonte di capitali, alternativa o (più spesso) complementare a quello bancario. Gli investitori entrano nel capitale con cifre anche molto piccole, perché “frammento” di una quota più ampia. Rischiano quindi meno sul singolo progetto e possono partecipare a più società.

Equity crowdfunding aperto ai mini-bond

In un primo momento, le piattaforme di equity crowdfunding erano aperte alle sole startup. Il mercato è letteralmente esploso quando l’accesso è stato permesso anche alle Pmi. Le recenti modifiche vanno nella stessa direzione. Consob ha infatti esteso la possibilità di sottoscrivere obbligazioni e altri strumenti di debito (i cosiddetti mini-bond). CrowdFundMe, una delle piattaforme italiane attive, l’ha definita “una novità fondamentale per la raccolta di capitali da parte delle imprese, che sono sempre più alla ricerca di finanziamenti alternativi alle tradizionali linee di credito bancario”. Quello dei mini-bond è un mercato che, nel 2018, – secondo il quinto Report italiano sui Mini-Bond del Politecnico di Milano – da 4,3 miliardi di euro.

Bacheche per lo scambio di quote

I portali hanno la possibilità di istituire, sul proprio sito, bacheche online per la “compravendita di strumenti finanziari, che siano stati oggetto di offerte concluse con successo nell’ambito di una campagna di crowdfunding”. I gestori potranno quindi pubblicare le manifestazioni d’interesse relative esclusivamente alle società che hanno raccolto tramite la propria piattaforma. Gli investitori potranno così monetizzare con maggiore semplicità gli asset posseduti, anche in caso di emittenti non quotate in Borsa. In pratica, l’equity crowdfunding diventa più liquido.

Intermediari e società estere

Accanto all’introduzione della possibilità per gli investitori retail di sottoscrivere titoli di debito tramite intermediari finanziari, viene confermata la facoltà dei portali di dare mandato alle società che gestiscono reti di promotori e intermediari finanziari per offrire prodotti che comprendono investimenti in equity crowdfunding. Confermata anche la possibilità di raccogliere capitali anche per le società con sede in un Paese membro dell’Unione Europea, purché siano rispettate tutte le condizioni previste dal regolamento Consob.