“La quarta rivoluzione industriale non sarà innescata dalle startup. A farlo saranno le nostre imprese tradizionali”. A dirlo è chi una startup l’ha fondata: Elisa Fazio, ex ceo di Flazio.com, oggi è impegnata nel progetto “Punto Impresa Digitale” di Unioncamere, all’interno della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia. Da imprenditrice – come ha raccontato sul palco del TedxCatania – è diventata guida digitale delle imprese, alla scoperta dell’Industria 4.0.

Cos’è il Punto Impresa Digitale

Elisa Fazio ha lavorato a cavallo tra pubblico e privato, sistemi informativi territoriali e tecnologie digitali. Nel 2010 fonda Flazio, una startup che permette di creare siti web anche ai non addetti ai lavoro. Poi arriva la maternità e il cambio di prospettiva: “Nel 2018 mi sono resa conto che la vita da imprenditrice non si sposava con quella da mamma. Ho letto del piano Impresa 4.0 e mi sono candidata”. Si cercavano consulenti per creare il “Punto Impresa Digitale” nella Camera di Commercio. Obiettivo: spingere la quarta rivoluzione industriale, soprattutto tra le Pmi. “Le supportiamo in quattro modi”, spiega Fazio: “Le aiutiamo con contributi economici, facciamo orientamento perché spesso le imprese cercano figure o strutture specializzate che non sanno come trovare; svolgiamo insieme all’imprenditore una mappatura di ogni azienda per capire il suo grado di digitalizzazione; e facciamo formazione gratuita, perché impresa e imprenditore capiscano che l’innovazione non è da esternalizzare ma deve entrare nel core business di ogni azienda”.

“Gli imprenditori mettano da parte la paura”

Non si tratta di fornire ma anche di convincere e accompagnare le imprese. Che, almeno all’inizio, “sono scettiche”. “Quando fanno la fila, molti vorrebbero scappare”, spiega Fazio. Il contributo del piano (per il 70 per cento a fondo perduto), “aiuta a mettere da parte la paura”. Ma non è tutto: “L’imprenditore comprende che con il voucher può fare qualcosa che alcuni di loro hanno definito come ‘pazzesco’. Capiscono il potenziale delle nuove tecnologie. Una ditta che forniva pezzi per auto d’epoca oggi ha capito che una stampante 3D conviene rispetto a cercare le alternative in Cina e farsele spedire”. Per convincere le imprese che dietro il digitale ci siano vantaggi economici, “un ruolo importante è svolto dai casi di successo – aggiunge Fazio – perché innescano un effetto domino. Poi ci sono tecnologie che hanno un impatto immediato e altre che richiedono investimenti maggiori e che possono fare più paura”.

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Tra timori e opportunità

Il timore non è legato solo alla spesa iniziale. Se alcuni settori, come l’e-commerce, sembrano essere stati digeriti, “c’è ancora paura della robotica”, afferma la speaker del Tedx. “Quando un’attività tecnologica toglie qualcosa di manuale, viene vista come qualcosa che aumenta la disoccupazione. Ci sono anche questioni pratiche, perché con i robot bisognerebbe dotarsi di figure ad alto valore tecnologico, più costose, e introdurre nuove competenze. Questo blocca gli imprenditori. C’è ancora diffidenza”. La sfida però passa proprio da qui: “Mettere l’innovazione nei processi produttivi”, sottolinea Fazio. “Negli ultimi anni abbiamo sfruttato male la tecnologia, usata soprattutto per scopi d’intrattenimento. Il telefono, ad esempio, è arrivato prima nelle imprese e poi nelle nostre case. La realtà aumentata si è invece diffusa prima in un gioco come Pokemon Go. Dobbiamo portare queste tecnologie nelle nostre imprese. Le aziende possono così customizzare il prodotto, venderlo dalla Sicilia, competere con le aziende estere. Questo potrebbe ribaltare le sorti della regione”.

Le imprese senza rete

In questi mesi di “Punto Impresa Digitale”, racconta Fazio, “mi ha stupito come le aziende non sappiano muoversi. Ci sono imprese che vanno all’estero, vedono una soluzione che vorrebbero adottare ma non sanno a chi rivolgersi. Capita che prendono un aereo e cercano un fornitore nel Nord Italia perché non conoscono cosa c’è sotto casa propria”. Ecco un altro punto sensibile che limita ancora l’Industria 4.0: “Manca una rete, e le imprese ci stanno chiedendo di contribuire a costruirla. È qualcosa che sta venendo in maniera natura, anche senza che ci sia stato detto di farlo”. Grazie a scambio reciproco e digitalizzazione, è convinta Elisa Fazio, “l’economia globale può tornare a essere regionale, perché moltiplicherebbe il contributo delle nostre micro imprese, che sono più numerose ma più piccole rispetto ad altre regioni. Con le tecnologie, le dimensioni non sono più un ostacolo. Si può essere piccoli e competitivi”. Dietro l’Industria 4.0 c’è un cambio di paradigma: “All’inizio il globale ha dato i suoi frutti, delocalizzando. Oggi non funziona più. La risposta è tornare al regionale”.