Il decreto fiscale contiene “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili”. Urgenti ma non troppo: tra le tante misure anti-evasione, solo alcune sono entrate in vigore subito, dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del 26 ottobre. Per altre si dovrà aspettare il nuovo anno. Altre ancora si vedranno, con tutta probabilità, la prossima estate.

Cosa cambia subito

Scattano subito misure più rigide per il settore delle sale gioco legali. Chi non è in regola con il pagamento delle tasse, dovrà versare quanto richiesto e – se non lo farà entro novanta giorni – perderà la concessione. L’obiettivo è “contrastare la diffusione del gioco irregolare ed illegale, l’evasione, l’elusione fiscale e il riciclaggio nel settore del gioco”, si legge. Da febbraio scatta, invece, l’aumento dell’aliquota sulle slot (dal 21,6 al 23 per cento) e quello sulle video-lotterie (dal 7,9 al 9 per cento). L’altro provvedimento che si applica immediatamente riguarda le partite Iva (all’articolo 2), o meglio, chi nn ce l’ha più. Gli ex titolari di quelle chiuse non potranno più avvalersi della compensazione dei crediti fiscali.

Natale: carcere per gli evasori

Uno dei punti più attesi è contenuto all’articolo 39: un inasprimento delle pene per gli evasori, con soglie di applicazione che si modificano. La dichiarazione fiscale falsa può costare fino a otto anni di carcere se, come si legge sul decreto: “l’ammontare degli elementi passivi fittizi è oltre i 100 mila euro”. Per l’omessa dichiarazione saranno permesse intercettazioni e custodia cautelare. Non ci sarà però un’applicazione immediata. Scatterà “dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del presente decreto”. Il Parlamento ha 60 giorni per approvarla. Due mesi che dovrebbero quindi battezzare gli inasprimenti nel perio di Natale.

Gennaio: lotteria degli scontrini

Un’infornata di provvedimenti arriverà il primo gennaio. Esordirà la lotteria degli scontrini. Per partecipare non servono biglietti: basterà farsi rilasciare la ricevuta fiscale. Si riceverà un “biglietto virtuale” ogni 10 centesimi, con una “giocata minima” da un euro. Significa che si ottengono dieci biglietti virtuali per ogni spesa superiore a un’euro. Le estrazioni saranno mensili, con premi da 10 mila euro, cui se ne aggiunge uno finale da un milione. La speranza è che i clienti stessi, in vista di un possibile premio, si facciano “promotori” dell’emissione dello scontrino. Il decreto fiscale specifica che “i premi attribuiti non concorrono a formare il reddito del percipiente per l’intero ammontare corrisposto nel periodo d’imposta e non sono assoggettati ad alcun prelievo erariale”. Tradotto: i premi non sono tassati né contribuiscono al patrimonio del vincitore. Secondo Confesercenti, la lotteria prevista per il primo gennaio potrebbe slittare per motivi tecnici. Il motivo sarebbe tecnico: “In questo momento, in Italia, non c’è un solo registratore di cassa abilitato”. Sempre a gennaio, scattano le sanzioni per chi “rifiuti il codice fiscale del contribuente o non trasmetta all’Agenzia delle entrate i dati della singola cessione o prestazione” attraverso lo scontrino elettronico. In pratica, chi vende non può rifiutarsi di impedire al cliente di partecipare alla lotteria. Le multe, però, sono state ridotte rispetto alla prima bozza: da 500-2 mila euro si è passati a 100-500 euro.

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Estate: incentivi per i pagamenti elettronici

Per alcune novità si dovrà attendere l’estate. Dovrebbe arrivare entro giugno l’obbligo del Documento amministrativo semplificato telematico. Si tratta di un sistema informatizzato per la presentazione, esclusivamente in forma telematica, del documento di accompagnamento. A luglio sarà il turno della riduzione al tetto del contante (da 3 mila a 2 mila euro, per passare poi a mille nel 2022) e delle nuove sanzioni per i commercianti che rifiutino carte o bancomat: 30 euro più il 4 per cento del valore della transazione. Per favorire la transizione verso i pagamenti elettronici (in modo che non pesino sui commercianti), è previsto anche un credito di imposta del 30 per cento sulle commissioni applicate dalle banche. Non per tutti però. Ci sono due condizioni da rispettare: avere ricavi inferiori a 400 mila euro e trasmettere “telematicamente all’Agenzia delle Entrate le informazioni necessarie a controllare la spettanza del credito” (che saranno definite entro i prossimi sei mesi). Il credito potrà essere utilizzato solo in compensazione di debiti con il fisco. Cioè per pagare le tasse.