Sono sempre più numerosi i siciliani che decidono di emigrare e lo fanno sempre prima, già dal percorso universitario. Eppure, nonostante tanti sacrifici e una buona preparazione non si riesce comunque a trovare un lavoro con facilità. I dati, tra cui anche l’ultima ricerca “New Skills at Work” condotta da JpMorgan e Bocconi, dicono che c’è troppa disparità tra i corsi di studio scelti dai giovani italiani e le esigenze del mercato del lavoro. Ecco perché crescono i numeri degli Its, gli Istituti tecnici superiori. Una vera e propria alternativa agli studi universitari su cui si sta cercando di puntare sempre più, anche come contraltare all’emigrazione. Come si legge sul sito del Miur “costituiscono il segmento di formazione terziaria non universitaria che risponde alla domanda delle imprese di nuove ed elevate competenze tecniche e tecnologiche per promuovere i processi di innovazione”.

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Due anni di studi e alta specializzazione

Corsi post diploma insomma, istituiti con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 gennaio 2008, che però non hanno nulla a che vedere con i corsi di formazione regionali. A cominciare dalla durata di due anni e dal diploma richiesto per potervi accedere. L’obiettivo stabilito dal Miur, infatti è “quello di promuovere la filiera formativa professionalizzante ed in particolare l’istruzione tecnica superiore, orientando le scelte dei giovani, nonché di sviluppare presso le imprese la conoscenza dei percorsi Its come valido strumento per la formazione di tecnici altamente specializzati che rispondono alle esigenze del mondo del lavoro”.

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Più della metà trova lavoro subito

Secondo l’agenzia Indire, l’ente di ricerca del ministero dell’Istruzione, “l’80 per cento dei diplomati (2.068) ha trovato lavoro entro un anno dal diploma, nel 90 per cento dei casi (1.860) in un’area coerente con il percorso di studi concluso”. Numeri alti anche in Sicilia dove trova lavoro entro un anno circa il 68 per cento. Ovvero, 43 persone dei 63 diplomati, su un totale di 103 iscritti ai percorsi conclusi nel 2017 e valutati due anni dopo, ha già trovato lavoro. Il trend è in crescita. Nel biennio di monitoraggio e valutazione 2016/2018 sono stati 39 su un totale di 68 diplomati e 106 iscritti i siciliani che hanno trovato un lavoro dopo il percorso professionalizzante. Ancora meno tra gli anni 2015/2017 quando hanno trovato un’occupazione 28 diplomati su 42.

Studiare invece di emigrare

Sulla scia di questo trend positivo il Ministero, a maggio, per voce dell’ex ministro all’istruzione Marco Bussetti ha annunciato un finanziamento di “32 milioni di euro che le regioni potranno destinare al fondo per il finanziamento degli Its”. Notizia di pochi giorni fa, inoltre, la Regione siciliana ne ha stanziato oltre tre “per la realizzazione dei nuovi percorsi formativi delle Fondazioni di Istruzione tecnica superiore”. “È necessario rafforzare il sistema di istruzione terziaria non universitaria, soprattutto per gli studenti provenienti dagli istituti tecnici e professionali”. Il fine è “di promuovere l’acquisizione di nuove ed elevate competenze tecniche e tecnologiche, in linea con i fabbisogni delle imprese e per favorire i processi di innovazione e sviluppo del territorio regionale – ha dichiarato l’assessore regionale al ramo Roberto Lagalla. “Si concretizzano, in tal modo, per molti giovani siciliani, nuove e più concrete possibilità d’inserimento professionale, come del resto è già avvenuto lo scorso anno. Il tema dell’avanzamento delle competenze e la coerenza di queste con i fabbisogni della catena produttiva costituisce la sfida dei modelli formativi e rappresenta un processo inarrestabile che può offrire alla Sicilia importanti opportunità solo se riusciremo ad investire tempestivamente e consistentemente nella giusta direzione”, ha aggiunto.

In Sicilia 5 istituti Its

Sono 5 gli Istituti tecnici superiori, tutti nella parte orientale dell’isola: Caltagirone, Catania, Enna, Messina e Siracusa. In tutta Italia se ne contano 104 per sei “aree tecnologiche, considerate prioritarie dagli indirizzi nazionali di programmazione economica, con riferimento al quadro strategico dell’Ue”, come si legge nel decreto istitutivo degli Its. Delle sei aree (efficienza energetica, mobilità sostenibile, nuove tecnologie della vita, nuove tecnologie per il made in Italy, tecnologie innovative per i beni e le attività culturali e tecnologie dell’informazione e della comunicazione) in Sicilia se ne possono studiare cinque. Mancano corsi per nuove tecnologie della vita. Nuove possibilità di farlo entro il 25 novembre, termine entro il quale ogni fondazione Its accreditata alla Regione, potrà presentare i propri percorsi formativi, massimo 3.