Nel terzo trimestre dell’anno sono più numerose le nuove aziende che quelle che hanno calato per sempre la saracinesca. Crescono di più quelle artigiane anche se i numeri sono ancora sotto rispetto alla crisi del comparto del 2011. Un dato italiano, ma anche siciliano come registra Unioncamere. Anzi, per una volta è il sud ad avere i numeri migliori tra le quattro aree geografiche con 5 mila aziende in più. Solo quattro di tutte le regioni presentano saldi negativi per le imprese artigiane e nessuna è del Sud: Toscana (-133), Marche (-63), Umbria (-30) e Abruzzo (-10). In generale si tratta di un incremento di appena lo 0,23 per cento, “tra i più contenuti dell’ultimo decennio con riferimento al periodo giugno-settembre” secondo Uninocamere ed è “frutto di una natalità (1,1) e una mortalità (0,87) sostanzialmente in linea con l’anno passato”. A trainare il carro, secondo l’Unione italiana delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, sono le imprese costituite in forma di società di capitali. In pratica tutte quelle con le sigle spa, sapa, srl, srls.

I numeri siciliani delle aziende

In Italia si contano 66.823 nuove aziende rispetto alla fine di giugno a fronte di 52.975 che hanno cessato l’attività. Il saldo positivo è di 13.848 unità. Anche in Sicilia i numeri sono in crescita, con una percentuale esattamente uguale alla media italiana (0.23). Si parla di 5.230 nuove aziende e di 4.149 chiusure, il che vuol dire che nel terzo trimestre del 2019 c’è un saldo positivo di 1.081. Di queste 108 rappresentano la crescita del settore degli artigiani. Nello stesso arco di tempo,infatti, le nuove aziende artigiane sono 965. Se a queste sottraiamo le 857 che hanno chiuso, ne rimangono appunto 108. Tutti questi numeri si sommano alle aziende già registrate per un totale di 467.447 attività in Sicilia, di cui 72.271 sono artigiane.

I valori assoluti del Sud migliori di quelli del Nord

Nella gara tra i territori è il Sud quello che vince su tutti in valori assoluti. Qui la percentuale di cessazioni (32,8 per cento) è di poco inferiore a quella delle iscrizioni (33,6 per cento), così che il contributo del sud al saldo complessivo è del 36,4 per cento. “Un valore superiore di ben 3 punti percentuali a quello dello stock delle imprese meridionali e inferiore solo di 3 punti (39,5 per cento) al valore del saldo delle due circoscrizioni settentrionali nel loro insieme”, secondo Unioncamere. Il Nord, est e ovest insieme, contano il 44,6 per cento delle nuove iscrizioni e il 45,9 per cento delle chiusure. Questo vuol dire che l’apporto del Nord al saldo complessivo, come detto, è al di sotto del 40 per cento.

Commercio, unico settore in perdita

Guardando i settori di competenza, continua a farla da padrone, con una netta differenza con gli altri settori, il commercio con 1,5 milioni di aziende in tutto il territorio nazionale. Al contempo però, è il settore che ha perso più aziende di tutti nel trimestre, ovvero 175 unità. Tra gli altri, solo le attività manifatturiere perdono (22), sebbene rimanga la quarta forza aziendale in Italia. Il settore che invece è cresciuto di più (+3569) è quello legato alle attività dei servizi alloggio e ristorazione. A seguirlo, con +2522 aziende nel trimestre è il settore delle costruzioni. Già colosso italiano è il secondo settore più importante con 828 mila aziende. Per le imprese artigiane è proprio il commercio il settore principale con un +934 nuove attività. Seguono le attività di servizi (+598) e quello relativo a noleggi, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (434). Sempre in ambito artigiano crollano le attività manifatturiere (-632) e ci sono cali anche per il trasporto e magazzinaggio (-229) e attività dei servizi alloggio e ristorazione (-78).

Messina quinta città d’Italia

Il dato legato alla crescita delle aziende nelle 9 province siciliane fa quasi impressione dal momento in cui si è abituati a leggere i nomi dei capoluoghi sicliani in coda alla classifica. Questa volta ci sono 4 città dell’isola tra le prime 20 posizioni. Messina è quinta con una crescita dello 0,45 per cento che vuol dire un saldo di 279 nuove aziende. La prima è Isernia con un +0,59. Seguono poi Enna (+0,41 per cento), Agrigento (+0,37 per cento) e Catania (+0,32 per cento). Solo Caltanissetta ha un segno negativo con 4 aziende in meno rispetto a quante segnava il trimestre precedente. Trapani e Ragusa si pongono più o meno al cento della classifica nazione con, rispettivamente +0,26 e +0,20 per cento. Palermo e Siracusa invece crescono pochissimo, tanto che la loro percentuale ha due decimali dopo la virgola: 0,06 per Palermo e 0,01 per Siracusa.