“Siamo stati noi i primi, nel 2009”. Rivendica la paternità dell’operazione Case a un euro il sindaco di Gangi, Paolo Migliazzo, cittadina nella provincia di Palermo. Una strada percorsa da molti Comuni in Sicilia come Sambuca, Mussolmeli, Regalbuto e Salemi, che ha attratto curiosi e investitori da tutto il mondo. Anche numerose tv internazionali hanno parlato della vendita delle case a un solo euro. Operazioni di marketing del territorio che hanno portato visibilità, sicurezza e crescita di un circuito economico virtuoso. Grazie alla visibilità molti sono venuti a conoscenza di luoghi dell’entroterra o in generale periferici; con gli interventi di ristruttuazione si è migliorato l’aspetto e la sicurezza del territorio; con gli investimenti la manodopera locale così come le piccole botteghe hanno incrementato il loro giro d’affari.

120 immobili ristrutturati

Qualche Comune, come Sambuca di Sicilia, ha deciso di partire da un euro sibolico per avviare la base d’asta e assegnare l’immobile al migliore offerente. Qui si sta anche realizzando un programma televisivo di Discovery channel, proprio per raccontare la ristrutturazione di una casa. A Gangi, invece, sono state cedute davvero a un euro. Ad acquistarle gente da tutto il mondo: italiani, americani, olandesi, israeliani. Attratti dall’iniziativa, inoltre, molti hanno deciso di comprarne altre a prezzo di mercato per un totale di circa 120 immobili ristrutturati.

L’idea originale è di Vittorio Sgarbi

Il sindaco Migliazzo ammette di essere partito dall’idea di Vittorio Sgarbi quando era sindaco di Salemi, ma spiega che il suo collega ha fatto un errore che ha compromesso tutto: ha acquisito le case da “rivendere” al patrimonio del Comune. “Il problema è che un ente pubblico non può regalare una sua proprietà o venderla a prezzo simbolico. Per cederle occorre fare una valutazione tecnico erariale da cui partire per l’avviso pubblico. L’operazione è diventata molto più complicata e dunque è fallita. A Gangi, invece, il Comune ha fatto solo da tramite”, spiega Migliazzo. Tre gli obiettivi alla base di questa sceta: la riqualificazione del centro storico con la sua particolare caratteristica di avere tutte le case in pietra; ripopolarlo; dare un aiuto ai diversi settori delle nostra economia territoriale.

Dal parcheggio alla cessione grazie alla Sovrintendenza

Tutto è iniziato con il ritrovamento, in uno dei cassetti comunali, di una lista di cittadini che mettevano a disposizione le loro case senza valore di mercato e spesso pericolanti, perché in quegli spazi si potessero fare dei parcheggi che servissero il centro cittadino. Poiché si tratta delle tipiche paglialore dove giù si tenevano gli animali e al piano superiore c’era la vera abitazione, la sovrintendenza “mano male”, secondo Migliazzo, ha negato l’autorizzazione. “Dall’impedimento è nata l’idea di fare da tramite per recuperare questi immobili e quindi anche il nostro centro storico. Abbiamo quindi aggiunto quest’ulteriore iniziativa a quelle che avevamo già messo in campo e che avevano dato i loro frutti. Parlo dei contributi in conto capitale per la ristrutturazione delle facciate o della convenzione con la banca dando contributi in conto interesse a chi contraeva mutui per l’acquisto e la ristrutturazione di immobili in centro”.

La svolta nel 2011, dopo 2 anni d’avvio

Anche a Gangi, comunque, non è stato facile fare partire l’iniziativa e si è dovuto aspettare due anni per vedere i primi frutti. La svolta nel 2011 quando un architetto di Caltanissetta ha deciso di provarci. Ha dato il suo euro e ha ristrutturato un immobile “dandoci la possibilità di dire al mondo che era vero e fattibile“. Non solo. Il sindaco racconta che chi è venuto per comprare una delle case a un euro, ha anche acquistato altri immobili portando ulteriore linfa. C’è chi ha speso centinaia di migliaia di euro”. Una volta partiti è difficile arrestarsi così ogni anno il Comune fa una pubblicazione con le case da dare a un euro e quindi una preventiva ricognizione degli edifici disabitati e una ricerca dei loro proprietari. La ristrutturazione va fatta entro tre anni e, a garanzia dell’operazione, si paga una fideussione di cinque mila euro. Questa sarà riscossa dal Comune solo in caso di mancato rispetto del bando, “ma fino ad oggi non ne abbiamo riscosso neanche una”, dice il sindaco. Poiché non c’è una base d’asta vince chi arriva prima ed è capace di dare garanzie per una reale ristrutturazione.

Poco coinvolti i giovani

“L’operazione case a un euro, è stata un successo per l’amministrazione e anche se fa solo da tramite, non guadagnandoci nulla in modo diretto, il ritorno indiretto è davvero grande”, afferma il sindaco. “Abbiamo raggiunto gli obiettivi prefissati e posto le basi per un bellissimo turismo esperenziale nella nostra Gangi”. L’unico aspetto che l’operazione non riesce a centrare è il trattenere i giovani. Chi acquista e ha la capacità di ristrutturare ha anche un lavoro alle spalle e quindi decide di investire così il proprio denaro. Perché i ragazzi possano trarre qualche giovamento da questa operazione dovrebbero forse pensare di investire nel turismo o nel commercio e trasformare le abitazioni in strutture ricettive o commerciali. Una possibilità prevista dall’avviso per Comune, ma che fino ad oggi non ha realizzato nessuno. “A mia memoria sono tutte case che poi vengono abitate”.