Pagano gli autonomi. Le partite Iva individuali sono “contributori netti” della manovra di bilancio per 208,8 milioni nel 2020. Tanto dovrebbe recuperare l’Erario in base alla scelte fatte dal governo. La stima arriva dall’Ufficio studi del consiglio nazionale dei commercialisti.

Il conto salato degli autonomi

Il calcolo si basa su due novità. La prima è l’abolizione della seconda fase della flat tax, cioè il regime del 20 per cento che sarebbe entrato in vigore l’anno prossimo per chi fattura dai 65 ai 100 mila euro. La seconda è costituita dalle modifiche al regime del 15 per cento già in vigore (il cosiddetto forfettario), con paletti più stringenti. Il conto da quasi 209 milioni è solo una prima rata. La più leggera. Tra correzione e norme non applicate, le partite Iva individuali ci rimetteranno poco meno di 1,8 miliardi nel 2020 e 1,2 miliardi nel 2022. Quindi circa 3,2 miliardi nel prossimo triennio.

Togliere alle partite Iva per dare ai dipendenti

“Come lavoratori autonomi – ha commentato il presidente del consiglio nazionale dei commercialisti Massimo Miani – non contestiamo a priori questi interventi, alcuni dei quali possono anzi essere considerati condivisibili, ma troviamo inaccettabile che nemmeno un euro delle risorse recuperate da queste modifiche sia stato reimpiegato a favore dello stesso comparto delle partite Iva”. Un’opzione che – secondo Miani – si sarebbe potuta applicare è l’estensione del regime del 15 per cento fino a 65 mila euro anche a chi svolge l’attività in forma associata, “così da evitare di penalizzare le aggregazioni tra professionisti e ditte individuali”. “Non è possibile – prosegue Miani – togliere miliardi che erano destinati alla fiscalità delle piccole partite Iva non per costruire un sistema più equo anche per loro, ma solo ed esclusivamente per ridurre il cuneo fiscale ai lavoratori dipendenti”. Un obiettivo definito “giusto e atteso”, che però “non può più funzionare in un sistema che ignora così platealmente il mondo degli autonomi”.

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Avvocati: penalizzate le nuove generazioni

Alle parole dei commercialisti si è accodato Andrea Mascherin, presidente dell’Ordine degli avvocati, che parla di “scarsa attenzione riservata ai lavoratori autonomi”. Mascherin ha definito “necessari” gli interventi fiscali per i lavoratori autonomi, “in particolare per le nuove generazioni alle quali va garantita la possibilità di organizzare strutture professionali moderne in linea con le esigenze di competere nel mercato europeo. Resta inoltre l’esigenza di sollevare dai tanti oneri e costi burocratici gli studi professionali, oltre che ridurre la pressione fiscale”.