Agricoltori sul piede di guerra: sono stati circa 20 mila, secondo la Coldiretti, a manifestare per le strade di Palermo. Insieme a loro sindaci e cittadini uniti contro ritardi della burocrazia e il blocco dei fondi del Programma di sviluppo rurale: 280 milioni per le aziende agricole giovanili sono fermi dal 2017. “La crisi economica e la crisi dell’agricoltura non sono soltanto un problema che riguarda le imprese agricole anche se basterebbe questo per spiegare la mobilitazione di oggi”, ha detto il presidente AnciSicilia e sindaco di Palermo Leoluca Orlando, “ma è anche una ragione profonda di spopolamento delle zone interne della Sicilia e di impoverimento complessivo della nostra Regione”.

Non a caso il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, insieme all’assessore all’Agricoltura Edy Bandierra e al dirigente generale del dipartimento Dario Cartabellotta, ha ricevuto a Palazzo Orleans una delegazione della Coldiretti, guidata dai presidenti nazionale e regionale Ettore Prandini e Francesco Ferreri. I rappresentanti dell’organizzazione di categoria hanno evidenziato al governatore alcune delle problematiche che affliggono il settore agricolo nell’Isola. Ma in risposta la Regione ha dichiarato che “ci vorranno almeno tre lustri per rendere la nostra agricoltura competitiva al pari delle altre regioni italiane”.

“Non possiamo accettare che un governatore dica che per allineare la Sicilia alle altre regioni debbano passare più di dieci anni – sostiene la Coldiretti – Non possiamo accettare che si addossi la colpa delle inefficienze alla mancanza di personale qualificato. O che la colpa sia del governo nazionale o di quello precedente e dell’Unione europea”. Alla manifestazione ha partecipato anche il presidente nazionale Ettore Prandini. “Durante l’incontro con Musumeci – dice Prandini – è emerso che devono passare anni per ottenere un cambiamento che riguardi la soluzione ai problemi della zootecnia, viabilità, al sistema irriguo. E questo credo non si possa assolutamente accettare perché significa confinare la Regione all’ultimo posto”.