“La Sicilia si prepara alla 23esima Colletta Alimentare, ma la Regione taglia i fondi per i poveri, in modo retroattivo, e i due Banchi della Sicilia rischiano di chiudere”. È l’allarme lanciato da Banco alimentare della Sicilia onlus che per il prossimo 30 novembre sta organizzando la raccolta degli alimenti per i più bisognosi nelle province di competenza: Catania, Caltanissetta, Messina, Ragusa, Siracusa, Enna e parte di Agrigento. Un impegno che viene “celebrato” in una giornata particolare, anche se “tutta la rete del Banco alimentare lavora costantemente 365 giorni l’anno”, afferma il presidente Pietro Maugeri. “In questi anni abbiamo dimostrato di essere in grado di moltiplicare per venti, e anche trenta volte, il valore di ogni singolo euro e, per questo, dobbiamo dire grazie ai volontari che mettono a disposizione il loro tempo gratuitamente, con l’unico obiettivo di ricevere e donare un sorriso. Abbiamo aiutato oltre 226 mila persone (di questi 42.138 sono bambini da 0 a 15 anni), tramite le strutture caritative convenzionate con noi”, aggiunge Maugeri.

I tagli regionali

Un aiuto che, però, sembra essere messo in discussione dalla Regione siciliana, come denuncia lo stesso presidente della onlus: “ha deciso di tagliare, e in modo retroattivo, più di tre quarti dei fondi che vengono utilizzati soprattutto per affrontare spese fisse come l’affitto dei magazzini e il trasporto del cibo secondo le norme igienico-sanitarie previste dalla legge. In questo modo non solo i due Banchi alimentari della Sicilia rischiano di chiudere ma si rischia di compromettere anche quella piccola certezza che ha chi non arriva a fine mese, chi sta cercando un lavoro e non sa cosa portare a tavola per i propri figli, chi dorme senza avere un tetto né una doccia per lavarsi”. Il problema nasce lo scorso ottobre, quando dalla Regione hanno stanziato i fondi per l’anno in corso decidendo di decurtare la somma destinata alle onlus del Banco alimentare portandola a solo il 12,6 per cento del totale previsto. “Questo significa che se quest’anno chiuderemo il bilancio in negativo perché i soldi li abbiamo già spesi, l’anno prossimo non sapremo come fare”, spiega Maugeri.

Garantire le spese fisse

Quello che le associazioni chiedono è un contributo certo per garantire le spese fisse, il resto lo fanno i volontari. “Noi recuperiamo il cibo oltre a raccogliere le donazioni e poi lo distribuiamo agli enti caritatevoli. Siamo un ente di secondo livello che garantisce a quelli di primo livello, come la Caritas, di non avere il problema della raccolta del cibo così che possano dedicarsi ad altri servizi. Se cadiamo noi cade tutto il resto”, dice allarmato Maugeri. I fondi che fino ad oggi sono arrivati alle onlus per la raccolta alimentare non hanno mai coperto il cento per cento dell’assegnazione, ma sono stati in qualche modo sufficienti a portare avanti il servizio. “La legge prevede una somma di 775 mila euro l’anno, ma non abbiamo mai ricevuto tanto”, incalza il responsabile. “Ogni anno arrivavano sempre meno soldi, ma mai come adesso: ad oggi non possiamo garantire le spese fisse come l’elettricità per mantenere la filiera del freddo o gli standard hccp, ad esempio. Solo per le celle frigo di Catania paghiamo 1500 euro al mese. Con il cibo non si scherza”, afferma il presidente. “Non credo che la Regione sarebbe in grado di fare marciare con così poco denaro una macchina di queste dimensioni. La nostra forza sta nei volontari, ma è chiaro che non riusciremo più a garantire il minimo indispensabile”.

I dipendenti delle Onlus che si occupano di raccolta alimentare, seppure pochi (15 in tutta la Sicilia e molti con tratti part time) rischiano adesso di perdere il lavoro, ponendo fine ad un ciclo virtuoso. “La nostra è una vera e propria economia circolare – spiega Maugeri – recuperiamo il cibo invece di buttarlo e intanto che aiutiamo i tanti bisognosi contribuiamo ad abbattere i rifiuti in discarica”.