Più un cittadino è povero e più è costa al Servizio sanitario nazionale. È una delle ragioni per cui la spesa pro capite al Sud è maggiore che al Nord. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, relativo ai primi quattro mesi del 2019. Ecco perché i tagli colpiscono i ceti più deboli: l’Italia e la Sicilia (come molte altre regioni italiane) camminano sul filo degli equilibri di bilancio, con risparmi che cercano di dare ossigeno alle casse pubbliche ma rischiano di toglierlo ai cittadini. “Pagheremo le conseguenze di queste scelte”, afferma il presidente di Federfarma Sicilia Gioacchino Nicolosi.

La spesa territoriale aumenta

Il dossier traccia sia la spesa detta territoriale che quella ospedaliera. La prima riguarda i farmaci rimborsabili di fascia A distribuiti attraverso le farmacie pubbliche e private convenzionate. La seconda indica invece i medicinali disponibili nelle strutture direttamente gestite dal Servizio sanitario nazionale. La spesa sostenuta dalle regionali per la farmaceutica territoriale (detta anche convenzionata) è stata di 2,6 miliardi tra gennaio e aprile. A livello nazionale, la cifra è sostanzialmente piatta rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma con regioni che mostrano tendenze molto diverse. L’Abruzzo è quella che più di tutti ha ridotto la spesa, sia in termini assoluti che percentuali: 6,5 milioni in meno, pari a un taglio che sfiora il nove per cento. La Lombardia, oltre a essere la regione che spende di più, è anche quella che ha mostrato l’incremento di spesa più cospicuo: quasi il tre per cento. La Sicilia è la quarta regione per spesa territoriale: ha sborsato 216 milioni di euro, circa due in più anno su anno.

Il bilancio migliora, la salute no

Ogni regione è tenuta a rispettare un tetto di spesa: è il 7,96 per cento della fetta di fabbisogno sanitario nazionale che lo Stato ripartisce a ciascuna. In sei hanno sforato: Campania, Puglia, Abruzzo, Calabria, Lombardia e Lazio. La Sicilia, invece, è riuscita a rimanere nei limiti: con una quota del 7,5 per cento, conserva un margine di 14 milioni di euro. “Questi numeri si spiegano con le misure adottate da Aifa e Regione siciliana per contenere la spesa”, afferma il presidente di Federfarma Sicilia. Secondo Nicolosi il problema alla base è che l’assegnazione data alle regioni deve fare i conti con le limitazioni di bilancio. La conseguenza è che molti prodotti non sono più prescrivibili, creando un aggravio economico per i cittadini. “Pensiamo a tutti i gastroprotettori o ai prodotti per l’osteoporosi o la vitamina D, la gente è costretta a comprarli. Tra qualche anno pagheremo le conseguenze di queste scelte perché se la gente non può permetterseli le patologie collegate, che in questi anni abbiamo drasticamente ridotto, torneranno”.

Gioacchino Nicolosi, presidente di Federfarma Sicilia

I tagli ai farmaci in ospedale

Se l’isola resta sotto il limite per spesa territoriale “diverso – spiega Nicolosi – è il discorso per la farmaceutica ospedaliera, dove anche la Sicilia sfora il tetto massimo. Quello però – sottolinea – non dipende da noi perché è direttamente lo Stato che la gestisce”. I dati segnano un netto ribasso tra il primo quadrimestre di quest’anno e quello del 2018: il taglio per i farmaci di fascia A è di nove punti percentuali, pari a 151 milioni di euro in meno. Solo in due regioni c’è il segno positivo: Marche (+2 per cento) e Molise (+10 per cento). La Sicilia è tra quelle dove si è tagliato di più: -12 per cento.

Spesa pro capite più alta al Sud

Guardando il dato della spesa farmaceutica territoriale pro capite, emergono le differenze regionali. La media nazionale è di 45 euro netti per ogni cittadino residente. La Sicilia è in media, con quasi 46 euro a persona. In generale, si nota una spesa più alta nelle regioni del Mezzogiorno, che si attestano attorno ai 50 euro pro capite, mentre le regioni del Nord sono sui 40 euro. L’unica eccezione settentrionale è la Lombardia, con una spesa che supera la media nazionale: 47 euro per abitante. La regione con la cifra più alta è la Calabria, con 52 euro, quella più bassa la Valle d’Aosta con 35 euro pro capite. La stessa differenza Nord-Sud si nota per la spesa relativa ai ticket. La media nazionale è di 9 euro a testa. Molte regioni del Sud superano i 10 euro, al di sotto della quale restano invece tutte quelle del Nord. La Sicilia, superata dalla sola Campania, spende quasi 12 euro pro capite per i ticket.

Le causa delle differenze

“Le cause delle differenze territoriali possono essere tante”, afferma il presidente di Federfarma Sicilia. “In certi casi dipende da una maggiore ospedalizzazione, in altri c’è un problema legato alla capacità economica delle persone. Un conto è vivere a Milano, un altro in un paese dell’entroterra siciliano. Le opportunità economiche delle persone non sono uguali e così il paziente anziano si fa fare la prescrizione anche per farmaci che costano poco, l’imprenditore milanese no”. Tra la proposte che Federfarma fa alla politica c’è una differente distribuzione di determinati prodotti. “Alcuni sono in distribuzione per conto, come le insuline, e sarebbe opportuno farle passare in distribuzione diretta alle farmacie così da equilibrare la spesa”, afferma Nicolosi. Significa che al momento l’azienda ospedaliera acquista i farmaci necessari per un paziente e li distribuisce tramite le farmacie territoriali. Con il cambio proposto da Federfarma invece il ruolo sarebbe in capo direttamente alla farmacie. “Sarebbe un grande vantaggio per i pazienti che avrebbero una maggiore facilità nel reperire il farmaco”.