L’e-commerce è ormai approdato in pianta stabile nella vita quotidiana e risulta essere in continua crescita. Turismo, elettronica e informatica, adversiting e abbigliamento sono i settori che trainano il nuovo modo di fare acquisti. Anche in Sicilia.

Il Sud vende online

L’ultimo report sull’e-commerce pubblicato da InfoCamere e UnionCamere ha certificato la crescita delle imprese che vendono via internet. In dieci anni, tra il 2009 e il 2018, sono più che triplicate, passando da meno di 6 mila a più di 20 mila e mostrando un aumento annuo medio del 24 per cento. Il rapporto sottolinea come “la rincorsa più veloce” sia al Sud: è partito dalle retrovie ma ha mostrato un progresso più rapido. Se in termini assoluti le regioni a più alta crescita sono state Lombardia, Campania e Lazio, in termini relativi a guidare la fila sono state Campania, Abruzzo e Calabria (tutte oltre la media del 35 per cento all’anno), seguite da Puglia, Basilicata e Sicilia con aumenti medi superiori al 25 per cento.

Gli e-commerce siciliani

In Sicilia, in particolare, nel 2009 le imprese che vendevano online erano appena 900. Dieci anni dopo erano diventate 1.235. Numeri che andrebbero comunque tarati: un conto è essere online e un altro è avere un e-commerce che funzioni. Negli anni però ci sono state imprese siciliane che non hanno reso internet solo un’appendice dell’attività fisica. Il web è diventato un canale decisivo, a volte l’unico. È il caso, ad esempio, di Martha’s Cottage, l’e-commerce dei matrimoni nato a Siracusa. Nella stessa città è nata Komoosee. Si definisce un “e-commerce ibrido”. Crea dei pop-up store (cioè dei punti di contatto temporanei) dove i clienti non comprano direttamente la merce ma navigano sulla piattaforma online, dove acquistare prodotti enogastronomici. Sullo stesso settore puntano anche – tra gli altri – Apieceofsicily.com, Siciltop.it e Insicilia.com. E poi c’è chi ha puntato sulla moda, facendo leva su una tradizione di famiglia fatta di casse e vetrine ma tuffandosi nella rete. Scalia Group ha affiancato l’e-commerce a una catena di pelletterie. Giglio.com è figlia di una merceria aperta negli anni Sessanta. Sono le due siciliane entrate nella “FT1000 2019 Europe’s Fastest Growing Companies”, la classifica del Financial Times che include le mille società del continente che crescono di più.

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Il caso Giglio.com

Giglio.com è nata a Palermo da una tradizione familiare fatta di negozi fisici. È l’aprile del 1996 quando sbarca sul web. Per raccogliere i primi frutti sono però passati circa dodici anni, come racconta il ceo Giuseppe Giglio: “Nel 2015 abbiamo deciso di cambiare modello di business, aprendo a tanti colleghi che credevano a questo nuovo mondo digitale, creando un sito che raccoglie più di cento partner in tutta Italia, trasformando così Giglio.com in un community store”. La società corre: Nel 2019 Giglio.com prevede di proseguire la tendenza: il fatturato si attesterà intorno ai 19 milioni di euro, circa sei in più rispetto all’anno precedente. Oggi Giglio è la prima e unica azienda del retail ammessa alla Camera nazionale della moda italiana. Nei piani futuri c’è la volontà di espandersi fuori dal territorio italiano. Sono stati infatti firmati contratti in Spagna e Francia: “La nostra idea – spiega Giglio – è ampliare i nostri partner, anche a livello internazionale, raccogliere più prodotti, come ad esempio articoli legati all’ottica e alla cosmetica, per raggiungere clienti sempre più lontani”. Giglio ha 45 dipendenti, di cui nove assunti nel 2018. Il suo ceo è convinto che la differenza si faccia dopo la vendita: “È proprio qui che comincia la customer satisfaction. La cultura del cliente è fondamentale, un valore che abbiamo trasferito dalla nostra esperienza nei negozi fisici. L’azienda – continua Giuseppe Giglio – costruisce e consolida un processo di vendita online che cerca di incontrare la soddisfazione del cliente e che sia rispettoso del valore dei brand distribuiti.”

“Web tax un male necessario”

La web tax entrerà in vigore il primo gennaio 2020, come annunciato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. I tre ambiti di applicazione della nuova tassa saranno la pubblicità mirata agli utenti online, la fornitura di beni e servizi venduti su piattaforme digitali, la trasmissione di dati degli utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale. Una misura accolta con qualche perplessità: “Limitare il web credo sia un errore. Però è anche vero che alcuni giganti come Facebook o Google non possono essere considerati alla stessa stregua di chi in Italia è sottoposto a normative ben precise. La web tax – conclude Giglio – è un male necessario, ma bisogna lavorare con grande attenzione e le istituzioni dovranno essere molto accorte”.