Nel 2019 quasi un consumatore su tre ha acquistato un prodotto contraffatto o usufruito di un servizio illegale. Lo afferma un’indagine Confcommercio, che ha analizzato anche due città siciliane. Palermo è in linea con il dato nazionale, Catania lo supera: quasi quattro cittadini etnei su dieci hanno comprato falsi. La condanna è unanime: la contraffazione fa male. Poi, però. Sì, perché non si parla di bidoni rifilati a persone ignare: sono acquisti, molto spesso, consapevoli. Anzi, di più: giustificati.

L’acquisto giustificato

Nell’analisi di Confcommercio, il 73 per cento degli italiani afferma di trovare normale o giustifica merce e servizi contraffatti per ragioni economiche. Non ho abbastanza soldi, quindi mi sento autorizzato. Nel Sud e nelle Isole – in media – questa assoluzione (e auto-assoluzione) cala al 66 per cento. A Palermo non arriva al 60. Ma a Catania più di otto cittadini su dieci si dicono d’accordo sul fatto che “l’acquisto dei prodotti illegali o l’utilizzo di servizi irregolari è normale e si rivela utile per coloro che sono in difficoltà economiche”. Perché parlare di “contraffazione” rischia di anestetizzare quello che c’è dentro: non solo la borsa di (finta) marca ma anche i film scaricati illegalmente o le partite viste su siti pirata.

Falso e consapevole

Si tratta molto spesso di un acquisto consapevole. Ne è convinto l’80 per cento dei palermitani e quasi il il 69,5 per cento dei catanesi. Non regge quindi la storia del cliente che abbocca. O comunque si verifica in casi minoritari. L’assoluzione è talmente forte da reggere anche davanti alla conoscenza dei rischi. L’80 per cento dei palermitani e addirittura il 98 per cento dei cittadini etnei sa della loro (almeno potenziale) esistenza. E la accetta. In alcuni casi si tratta di rischi legati al servizio (come la scarsa qualità del prodotto o la mancanza di assistenza). Ma pur di risparmiare, si mettono in conto “danni per la salute” (il 67 per cento in entrambe le città) e per la sicurezza. Catania, invece, sembra poco informata su possibili sanzioni amministrative: lo è un cittadino su due (contro i tre su quattro di Palermo).

Dalla borsa alla criminalità organizzata

Ma – si potrebbe obiettare – sono rischi che decido di correre io e che ricadono solo su di me. In fondo, se compro una borsa finta so che si romperà prima di quella originale. E se guardo una partita su un canale illegale non mi aspetto certo l’ultra HD. Anzi, si accettano anche telecronache in russo. Non è così. Confcommercio sottolinea che due aziende italiane su tre si sentono danneggiate dalla contraffazione. Una quota che sale al 70 per cento a Catania e (dato anomalo) precipita poco oltre il 44 per cento a Palermo. Il costo stimato è di 30 miliardi di euro, abbastanza da mettere a rischio circa 200 mila posti di lavoro. Non solo: “Contraffazione e abusivismo – ha sottolineato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli – sono due piaghe che indeboliscono tutta la filiera del Made in Italy e la salute del sistema Paese, sovvenzionando le catene della criminalità organizzata”. Per una borsa farlocca e una partita in streaming? Anche per una borsa farlocca e una partita in streaming.

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A Catania farmaci, a Palermo scarpe

In Italia, la merce più esposta alla contraffazione è l’abbigliamento (acquistato almeno una volta da sette italiani su dieci). Il dato è in linea con quello delle due città siciliane analizzate. A Catania è molto alta la percentuale nei prodotti alimentari e della pelletteria. Seguono orologi, gioielli e occhiali. Il 18,5 per cento dei cittadini etnei ha acquistato farmaci o prodotti parafarmaceutici contraffatti. Anche a Palermo l’abbigliamento è il settore più bersagliato, seguito dall’agroalimentare. Alto rispetto alle media nazionale è l’acquisto di scarpe (38,5 per cento) e cosmetici e profumi (7 per cento).

L’identikit del consumatore illegale

A Catania, il consumo illegale è equamente distribuito tra uomini e donne, con un livello di istruzione medio. Metà degli utenti ha tra i 18 e i 34 anni. Ma la contraffazione non è solo per giovani: un consumatore su quattro ha tra i 55 e i 64 anni. Lo conferma anche il fatto che buona parte degli acquirenti è costituito da operai, impiegati e pensionati. A Palermo ci sono invece una netta prevalenza maschile e una maggiore concentrazione tra gli utenti sotto i 24 anni. Ma i dati su livello di istruzione e impiego sono molto simili a quelli di Catania.