In principio era la “tabella h”, un allegato al bilancio della Regione Siciliana nel quale venivano inseriti “i contributi e gli altri trasferimenti in favore di associazioni, fondazioni, centri studio ed altri organismi comunque denominati”. Contributi decisi dall’Ars, l’Assemblea regionale siciliana, con dotazioni complessive di decine di milioni di euro che finanziavano dai grandi teatri ai piccoli centri studi legati alla politica. Un sistema modificato nel 2013, anno nel quale la competenza su come ripartire i fondi è passata dal dibattito politico alla valutazione di progetti ai quali delle commissioni attribuiscono un punteggio. E un fondo complessivo, fin dal primo anno, nettamente inferiore alle elargizioni approvate dall’aula.

Dal 2013 al 2019 contributi totali tra sei e 10 milioni

L’attuale gestione dei sostegni economici concessi dalla Regione è disciplinata dall’articolo 128 della legge 11 del 2010, che li destina a “enti, fondazioni associazioni ed altri organismi comunque denominati per la realizzazione di iniziative aventi rilevanza sociale, sociosanitaria, culturale, storica, ricreativa, artistica, sportiva, ambientale, di promozione dell’immagine della Regione e dell’economia locale, la cui attività si ripercuote con riflessi positivi sull’economia del territorio”. Per il 2010, 2011 e 2012 la gestione del fondo è stata comunque decisa dall’Ars. Dal 2013, anno di massimo esborso, i contributi stabiliti erano pari 10 milioni e 670 mila euro. Sono arrivati a 6 milioni e 200 mila nel 2019, con oscillazioni nella dotazione che vanno dai dai 6 milioni e 400 mila euro del 2015 ai 9 milioni e 800 mila del 2016.

Politiche sociali, riduzione record per il 2019

Il Dipartimento Famiglia e Politiche Sociali è quello a cui è destinata la maggioranza dei fondi, ma anche quello con le maggiori variazioni nella dotazione finanziaria. È passata dai 3 milioni e mezzo del 2013 ai quasi 5 del 2017, per poi scendere quest’anno a un milione e 800 mila euro. La ripartizione del 2019 ha penalizzato enti storicamente in cima alle graduatorie, come il Banco Alimentare: nonostante una richiesta (approvata) di 734 mila euro, all’organizzazione ne arriveranno solo 118 mila. I fondi ogni anno sono ripartiti secondo modalità stabilite dalla giunta regionale in percentuale al fabbisogno stimato dalle varie graduatorie dei dipartimenti destinatari, e in misura mai superiore al 50 per cento di quanto teoricamente stabilito dalle tabelle approvate dalle commissioni giudicatrici dei progetti. Tabelle stilate a mesi di distanza dalla definizione della dotazione finanziaria: se i 6 milioni del 2019 sono infatti stati stanziati con una delibera di giunta del 24 aprile, il calcolo delle riduzioni in percentuale è avvenuto solo il 26 settembre scorso. Nel caso del Dipartimento Famiglia la somma erogata è stata al 12,6 per cento del previsto, alla quale si aggiungono le ripartizioni del residuo.

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Riduzioni per centro Pio La Torre e Fondazione Falcone

Notevoli anche le riduzioni all’interno del dipartimento Beni Culturali, con cifre finali approvate che oscillano dal 38 al 26 per cento di quanto stabilito nelle graduatorie. Il Centro Studi Pio La Torre, ad esempio, riceverà solo 52 mila euro a fronte dei 180 mila approvati dalla commissione e dei 232 mila richiesti. Riduzione uguale, in termini percentuali, anche per la Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, che riceverà 145 mila euro a fronte dei 500 mila approvati e degli oltre 900 mila richiesti al momento della presentazione della “manifestazione di interesse al contributo”. Riduzioni al di sotto della media anche per il dipartimento Istruzione: il primo in classifica, il Centro Siciliano di Fisica Nucleare, riceverà solo 81 mila euro al fronte dei 220 mila approvati. Per quanto riguarda il dipartimento Infrastrutture, quello con la minore dotazione e al quale ogni anno hanno avuto accesso i soli sindacati inquilini Sunia Sicet e Uniat, non ha ancora una graduatoria per il 2019.