Con plastic e sugar tax “a rischio investimenti e occupazione”. Questo l’allarme lanciato dalle imprese del settore Alimentari di Confindustria Catania. Un deciso no alle nuove tasse sullo zucchero e sulla plastica previste dalla manovra finanziaria 2020: solo nella provincia di Catania sono più di 1500 le imprese della filiera agroalimentare, della produzione di materie plastiche e dell’imbottigliamento di bevande, con circa 7 mila dipendenti, che potrebbero subire gravi contraccolpi dall’introduzione “di misure fiscali non sostenibili, rispondenti più all’obiettivo di finanziare le casse dello stato che non a incentivare comportamenti virtuosi dei consumatori”, scrivono gli imprenditori. Nelle scorse settimane l’azienda Sibeg, imbottigliatrice per Coca Cola, aveva paventato il rischio di licenziamenti, ricevendo nella stessa giornata la visita del viceministro Stefano Buffagni.

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La lettera: “Aumento dei prodotti del 10 per cento”

Le imprese della sezione Alimentari di Confindustria Catania, guidata da Cristina Busi, hanno scritto al presidente del Consiglio e ai ministri dello Sviluppo economico, dell’Economia e degli Affari esteri: “Crediamo necessario esprimere le grandi difficoltà che ulteriori tasse produrrebbero sulla nostre aziende  – si legge nelle lettere a firma degli imprenditori  – in particolare dopo le affermazioni di esponenti del mondo politico che sembrano ritenere questi aggravi del tutto accettabili perché di lieve entità. Mentre in realtà non è così. Con riferimento alla sugar tax si evidenzia come l’aumento di 10 centesimi al litro rappresenti un aggravio superiore al 10 per cento del prezzo medio dei prodotti,  che peraltro dovranno essere caricati dell’Iva al 22 per cento. In aggiunta, bisognerà sopportare i costi di approvvigionamento della plastica che sarà gravata da una tassa il cui importo è ancora in discussione.   Per gli stessi motivi per cui si è ritenuto di non procedere ad un inasprimento  dell’Iva – proseguono gli imprenditori – non si comprende l’introduzione di un prelievo fiscale ai danni di pochi settori che produrrebbe una pesante contrazione delle vendite. Confidiamo pertanto nella necessaria attenzione da riservare alle piccole realtà produttive come le nostre,  che valorizzano il gusto made in Italy mondo, chiedendo di eliminare l’introduzione di nuove tasse a tutela degli investimenti realizzati e delle famiglie dei nostri lavoratori”.