Il punto non che i giovani si allontanano dalla Sicilia. Il problema è che non tornano. Per colpa del lavoro inferiore “rispetto alle proprie capacità e ambizioni”. Ma anche della “carenza di infrastrutture”. Così la migrazione si trasforma “in un’andata senza ritorno che rompe gli equilibri interni della popolazione”. Lo ha affermato il ministro per il Sud e la coesione territoriale Giuseppe Provenzano durante un incontro svoltosi al Palazzo delle scienze del dipartimento di Economia.

Perché il divario cresce

“Il problema – ha continuato Provenzano – non è la migrazione dei giovani in sé e per sé: le migrazioni esistono da sempre. La vera problematica consiste nel contesto che sta intorno a tale fenomeno”. Dagli anni ’50 a oggi il numero dei laureati al nord ha di gran lunga superato quello del sud: è conseguenza non solo dei neolaureati che migrano verso il settentrione, ma anche di coloro che decidono di andare via dalla Sicilia già dopo il diploma o dopo la laurea triennale per proseguire i propri studi a carico delle famiglie. “Questo fa sì che la maggior parte degli investimenti vada al nord”, sottolinea il ministro. All’incontro, dal titolo “Mezzogiorno, giovani e migrazioni: opportunità e scommesse del prossimo decennio”, erano presenti anche il Magnifico rettore Francesco Priolo, il direttore del dipartimento di Economia e impresa Roberto Cellini e Francesco Drago, ordinario di Economia politica.

Infrastrutture ed emigrazione

Provenzano ha quindi messo l’accento, oltre che sul lavoro e sulle opportunità economiche, proprio sulle infrastrutture. Un elemento necessario per superare l’insularità e accorciare le distanze con il resto del Paese: “Per diminuire i tassi di abbandono dell’isola – sottolinea il ministro – occorre garantire gli stessi buoni collegamenti interni che ci sono nel nord del Paese e puntare sui trasporti aerei. L’aeroporto di Fontanarossa a livello nazionale è il quarto per traffico di passeggeri, ma la questione del caro voli durante le festività è all’ordine del giorno. A chi dice che la Sicilia è raggiungibile anche con mezzi diversi dall’aereo, mostrerei quanto sia lungo invece un viaggio in treno Roma-Catania. Investire sui trasporti, sia a lungo sia a breve termine, anche con l’acquisto immediato di treni più moderni, è una necessità”.

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Centro e periferia

“Il noto divario Nord-Sud – afferama Drago – ormai non riguarda più solo il Paese intero, ma anche le singole regioni: in ogni territorio esiste un dislivello tra le aree periferiche e quelle urbane”. Il docente ha ricordato come un tempo Catania, detta la Milano del Sud già negli anni ’70, avesse livelli di crescita persino superiori rispetto al capoluogo lombardo. Molto però è cambiato: “Ci sono oggi esempi vincenti, come le imprese farmaceutiche dell’Etna Valley, ma bisogna individuare cosa non ha funzionato provocando una fuga di cervelli dal sud al nord e porvi rimedio. È necessario che il Meridione riacquisti la fiducia delle istituzioni e generi posti di lavoro attraenti per i giovani”.

Il Sud riparte insieme al Paese

“La questione non riguarda solo il Meridione”, ha sottolineato Provenzano: “Bisogna capire che la Sicilia è parte integrante dell’Italia e le disuguaglianze che la affliggono sono specchio di dislivelli che, in misure diverse, si trovano in tutto il Paese. Il Piano per il Sud è un piano per l’Italia. Ogni investimento ha ripercussioni in tutto il territorio. Se si continua ad alimentare l’idea di una lunga distanza si finirà per dar credito ai nascenti nazionalismi, come il caso Brexit”. Secondo Provenzano, quindi, andrebbero abbandonate la strada delle deroghe per abbracciare progetti non solo locali ma dal respiro nazionale. “Bisogna ragionare in una prospettiva nazionale, con strategie coordinate. Nel momento in cui per esempio arriva un fondo europeo per l’apertura di nuovi asili nido che consentano alle mamme di continuare a lavorare, è necessario che l’amministrazione sia in grado di mantenere questi nidi per non sprecare il finanziamento”. Provenzano ha infine ricordato a tutti che il diritto di avere fiducia dal governo comporta anche degli oneri. E ha raccomandato di puntare su settori all’avanguardia, come l’agroalimentare e l’abolizione della plastica.