Non zero, ma in aumento dello “0,2 per cento”. Questa la previsione di Istat riguardo al prodotto interno lordo italiano in termini reali per l’anno che sta per concludersi. L’istituto di statistica prevede una lieve accelerazione nel 2020 (+0,6 per cento). Ma per l’anno corrente, nonostante la domanda interna al netto delle scorte fornirebbe un contributo positivo alla crescita del Pil pari a 0,8 punti percentuali, la variazione delle scorte sostanzialmente annulla l’impulso con un dato ampiamente negativo (-0,8 punti percentuali). E l’aumento registrato si deve quindi all’apporto della domanda estera netta che, secondo le previsioni, risulterà moderatamente positivo (+0,2 punti percentuali). E, avverte Istat, “l’attuale scenario di previsione è caratterizzato da alcuni rischi al ribasso rappresentati da possibili evoluzioni negative dei conflitti tariffari e delle turbolenze geopolitiche con riflessi sfavorevoli sull’evoluzione del commercio internazionale e sul livello di incertezza degli operatori”.

Spesa delle famiglie in calo

Nel 2020, il contributo della domanda interna si manterrebbe su livelli simili a quelli dell’anno corrente (+0,7 per cento), la domanda estera netta contribuirebbe ancora positivamente (+0,1 per cento) mentre le scorte fornirebbero un contributo negativo ma di intensità contenuta (-0,2 per cento). Nel biennio di previsione, la crescita della spesa delle famiglie e delle Istitutzioni sociali private (Isp) in termini reali è stimata in lieve rallentamento rispetto agli anni precedenti (+0,6 per cento in entrambi gli anni) mentre quella delle Amministrazioni pubbliche aumenterebbe con tassi rispettivamente pari a +0,4 e +0,3 per cento.

Bassi investimenti, migliora la disoccupazione

Gli investimenti fissi lordi mostrano un profilo in rallentamento, con tassi pari a +2,2 per cento nel 2019 e +1,7 nel 2020. Il proseguimento della dinamica positiva del mercato del lavoro determinerebbe un aumento a ritmi superiori a quelli del Pil (+0,7 per cento in termini di unità di lavoro in entrambi gli anni) mentre il tasso di disoccupazione segnerebbe un deciso miglioramento nell’anno corrente (10 per cento) per poi scendere marginalmente nell’anno successivo (9,9 per cento).