Tassonomia del lavoro remoto

Il lavoro remoto è quello che si svolge lontano dall'epicentro delle attività dell'azienda. Ma quali sono le varie tipologie? Ecco qui una piccola guida

Quando parliamo di qualcosa che non conosciamo, si sa, procediamo per approssimazioni, e questo succede anche quando si parla di lavoro remoto. Molta confusione aleggia attorno a questi strani figuri che non si sa bene se lavorino in ufficio solo parzialmente, o se abbiano un ufficio a casa o uno spazio in affitto da qualche parte in un coworking o ancora se lavorino sempre dalla spiaggia dove le foto da postare su instagram vengono certamente meglio. In questo articolo cercheremo di dirimere un poco la matassa delle varietà di lavoro e di lavoratore remoto. Una delle definizioni migliori di lavoro remoto, noto anche come telecommuting, l’ho sentita durante il sesto meetup di Remote Workers Catania:

Il lavoro remoto è quello che viene svolto lontano dall’epicentro delle attività dell’azienda o impresa per la quale si lavora.

Malgrado non sembra esistere una fonte autorevole sulla nomenclatura da assegnare alle varie categorie (ad esclusione dello smart working che gode di una propria ufficialità burocratica in Italia), partendo da questa definizione possiamo catalogare i lavoratori remoti in base a diversi criteri. Se decidiamo ad esempio di catalogarli in base alla quantità di tempo concesso al di fuori dell’ufficio possiamo subito dividerli in tre categorie:

  • Standard Jobs

Lavoro non remoto, svolto interamente in sede. Per quelle mansioni che richiedono una presenza fisica per la manovra di macchinari o per l’assistenza diretta a processi produttivi questa è una scelta obbligata, ma sempre più professionalità possono avvalersi delle telecomunicazioni per operare a distanza e quindi la barriera in alcuni casi è più legata alla tradizione.

  • Flexible Jobs o Smart Working

Stiamo vivendo una fase di transizione che non è detto che porterà tutti a lavorare da casa ma di certo sta consentendo a tante aziende di esplorare questo nuovo modello permettendo ai propri dipendenti di lavorare da casa per alcuni giorni della settimana lavorativa e di recarsi in sede per i giorni restanti. In Italia questa tipologia è stata recepita come Smart Working e sarà oggetto di un prossimo articolo.

  • Fully Remote

Quando il lavoratore remoto non deve recarsi necessariamente in sede ad intervalli precisi, si parla di Fully Remote, ossia remoto a tempo pieno.

Le figure lavorative

Queste nuove disposizioni del lavoro hanno portato al delinearsi di diverse figure che possiamo classificare così:

  • Standard Worker

Questo lavoratore copre ogni giorno il tragitto tra casa e ufficio per recarsi in sede di lavoro. Questa operazione è chiamata commuting. Il commuting tipicamente è una fase onerosa dal punto di vista psicologico e ambientale.

  • Flexible workers o Smart Workers

Appartengono a questa categoria tutti quei lavoratori che hanno facoltà di lavorare lontano dalla sede solo parzialmente. Se si tratta di lavoratori dipendenti la scelta della location potrebbe essere comunque pre-concordata con l’azienda, che potrebbe, ad esempio, imporre come luogo alternativo all’ufficio solo l’abitazione del dipendente, per motivi ad esempio legati alla copertura assicurativa. Se si tratta di freelance possessori di ufficio o di imprenditori con una sede propria messa a disposizione dei propri dipendenti, ovviamente la scelta è molto più naturale.

  • Resident Remote Workers

Il lavoratore che è completamente svincolato dalla sede fisica, che sia perché geograficamente lontana o per scelta, può decidere dove lavorare e tipicamente passa il proprio tempo lavorativo in home-office / coworking space / location casuale che offra una connessione sufficientemente stabile e prestante. I luoghi scelti comunque di solito non sono molto distanti dall’abitazione, per evitare gli effetti negativi del commuting. Si parla infatti in questo caso di telecommuting.

  • Digital Nomads

L’ultimo profilo di questa classificazione riguarda i nomadi digitali. Questo tipo di lavoratore considera la libertà di movimento il massimo valore aggiunto del lavoro remoto e lavora spostandosi da un paese all’altro, spendendo solitamente qualche mese in ognuno. Parole d’ordine: accrescimento personale e conoscenza delle culture locali.

Qualche considerazione finale

Nella speranza che questa disamina possa aiutare a comprendere meglio il lavoro remoto e i lavoratori remoti, aggiungo soltanto un paio di considerazioni che riguardano le due categorie più rappresentative: Resident Remote Workers e Digital Nomads. Entrambi i profili lavorano completamente sganciati dalla sede di lavoro fissa ma mentre il Digital Nomad decide di spostarsi frequentemente per aumentare l’esposizione agli stimoli esterni, il Resident Remote Worker si stabilisce in un territorio che considera la sua casa base e viaggia molto meno frequentemente. Di conseguenza il singolo Resident Remote Worker ha un impatto maggiore sul territorio in cui si stabilisce acquistando immobili, fruendo di servizi commerciali, richiedendo infrastrutture migliori, portando idee che acquisisce a contatto con eventuali realtà geograficamente lontane con cui interagisce e facendosi vettore di idee innovative. Per questi motivi un territorio come la Sicilia può beneficiare parecchio dall’aumento del numero di lavoratori remoti che si stabiliscono nel territorio.
Infine, altro fattore da non sottovalutare è che il lavoratore remoto residente può decidere di stabilirsi lontano dai grandi poli urbani, con il risultato di un graduale ripopolamento dei piccoli centri che sono stati vittima di copiose fughe giovanili negli ultimi decenni (digital divide permettendo).