Ottantatré milioni di avanzo di gestione per la Sanità siciliana nel 2018. A metterlo nero su bianco l’Osservatorio Sanità Privata Accreditata (Oasi), rapporto annuale elaborato dal Cergas dell’università Bocconi, che dà alla Sicilia un secondo posto nazionale dopo anni di pesante passivo. A pesare – in positivo – sulla performance una ridotta mobilità, ovvero l’utilizzo di strutture extra regionali a carico del Sistema sanitario regionale, da parte dei pazienti siciliani, in calo di 45 euro pro capite (il 2,4 per cento su una spesa di 1915 euro). Ma, soprattutto, un fenomeno che in Sicilia è presente da decenni: la Sanità privata, che oggi vale il 20 per cento della spesa anche nel resto del Paese.

In Sicilia scendono anche le addizionali Irpef e Irap

Nello studio, che valuta il “finanziamento al Sistema sanitario” in modo complessivo – comprendendo nei 119 miliardi oltre ai trasferimenti statali le entrate proprie riscosse (dai ticket, ad esempio) e i trasferimenti da privati – meglio della Sicilia ha fatto solo il Lazio, con un attivo da 88 milioni. Sardegna (con 20 milioni), Campania (11 milioni), provincia autonoma di Bolzano (8 milioni), Friuli Venezia Giulia (3 milioni), la provincia autonoma di Trento (2 milioni) e Valle d’Aosta (1 milione), sono le uniche altre regioni che, secondo lo studio, registrano un avanzo. Ma, paradossalmente, non si tratta del miglior risultato per il Sistema sanitario regionale: nel 2012 l’attivo registrato superava i 324 milioni. E dal 2019 la Sicilia, dove la spesa per la salute supera di poco il 10 per cento del pil, con una media nazionale di poco superiore al sei, ha anche ridotto l’addizionale regionale Irpef dal 1,5 al 1,23 per cento e quella Irap, tornata al 3,9 per cento come da media nazionale. Misure necessarie in questi anni per recuperare i disavanzi degli anni passati, un onere a carico delle regioni fin dal 2001 con la riforma del Titolo V della Costituzione: solo in Sicilia il disavanzo della Sanità era a quota 900 milioni nel 2006, mentre oggi quello complessivo dell’intera Italia è a quota 149 milioni.

Sanità privata, il boom del Centro-Nord

Poco meno del 62 per cento delle strutture sanitarie distrettuali che offrono servizi non ospedalieri sono private, si legge nel rapporto Oasi. Un dato rimasto costante dal 1998, almeno in Sicilia. Venti anni fa la media nazionale si attestava al 39 per cento: oggi supera il 57, con picchi in regioni come la Lombardia dove laboratori e ambulatori privati sono oggi il 68 per cento del totale (erano il 34 nel 1998), e la sanità privata vale ormai il 27 per cento della spesa sanitaria, contro la media del 20 per cento nazionale e siciliana. Analisi di laboratorio, fisioterapia, strutture socio-sanitarie (80 per cento del totale), sono da decenni in Sicilia sinonimo di sanità privata, così come in Campania, dove la percentuale di privati si ferma al 67.8 per cento (era già più del 65 vent’anni fa). A cambiare è stata quindi la presenza di grandi erogatori privati nazionali. I primi dieci gruppi nazionali, come sottolinea il rapporto Oasi, valgono ormai oltre il 9 per cento della spesa per prestazioni sanitarie a privati (oltre 5 miliardi di ricavi), e il 3 per cento della spesa complessiva. Gruppi come San Donato e Humanitas (profit) o la Fondazione policlinico Gemelli (non profit), che operano soprattutto nel Centro-Nord, con una presenza al Sud solo per sette gruppi su dieci.