Se c’è un settore di futuro avvenire, è quello dell’assistenza sanitaria, per gli anziani e non solo. Ci sta puntando Huduma, un luogo virtuale di scambio dove si incontrano chi chiede e chi offre cure a domicilio. Obiettivi: rendere la vita più facile a professionisti e famiglie, facendo emergere il lavoro nero.

Come nasce Huduma

Salvo Cammarata è uno psicoterapeuta di Licata oggi trasferitosi a Milano. Nello svolgimento delle sue funzioni nota osservando alcuni anziani utenti le problematiche legate all’assistenza domiciliare. “Oggi se si vuole cercare un professionista per prendersi cura dei propri cari si deve ricorrere spesso al passaparola, ma – spiega – non sempre le esperienze sono soddisfacenti”. È cosi che nel 2017 decide di fondare Huduma, una sorta di LinkedIn dell’assistenza, che fa incontrare i professionisti con i bisogni delle famiglie. Sfrutta un algoritmo per creare uno strumento che soddisfi le esigenze di entrambe le parti interessate. E, aggiunge Cammarata, sta “elaborando un sistema di blockchain che visualizzi competenze, attestati e profilo del professionista sommandole al rating della soddisfazione degli utenti che usufruiscono dei suoi servizi”. Il nome della piattaforma affonda le sue origini nello swahili, “una lingua – spiega Cammarata – che nasce dalla contaminazione di tante altre”. Huduma significa “prendersi cura, ma in maniera attiva, dando un servizio concreto e tangibile”. Il messaggio è quello di mettere insieme persone e tecnologia, “un passaggio che spesso manca nell’information technology di oggi”.

La diffidenza delle cooperative

La posizione geografica, i contatti con gli acceleratori di Catania e Palermo, la diffidenza di cooperative e potenziali investitori. Premere sull’acceleratore per Huduma non è facile, soprattutto se bisogna contare solo su se stessi: “I premi che abbiamo vinto hanno portato prestigio, ma purtroppo non fondi”. In cantiere ci sono incontri con potenziali investitori e una collaborazione con l’Università di Palermo, ma per il momento bocche cucite. Cammarata, insieme agli altri tre soci (tutti siciliani) che formano il team di Huduma, al momento è impegnato con la versione beta della piattaforma. Entro la prima metà del 2020 è previsto il lancio di quella completa, indispensabile per presentarsi davanti a cooperative e amministrazioni regionali e comunali con un’idea di business ben precisa. Un’eventuale sinergia con gli enti locali, però, non è in cima alle priorità: “Ritengo – afferma Cammarata – che questo settore funzioni meglio se viene lasciato alla libertà dell’utente. Un mercato libero significa più possibilità di scelta e anche più risparmio, mentre oggi funziona con gli appalti alle cooperative”. Proprio queste ultime faticano ad accogliere l’idea proposta da Huduma. “Faticano a capire dove va oggi l’economia – precisa il fondatore della startup – e ci vedono più come concorrenti che come potenziali partner. Abbiamo invece avuto un grande riscontro da parte delle associazioni dei professionisti e dalle famiglie”.

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L’Italia in cerca di assistenza

Secondo un’analisi condotta da Italia Longeva (la Rete nazionale sull’invecchiamento e la longevità attiva) in Italia l’assistenza domiciliare agli anziani continua aa essere sottodimensionata rispetto ai bisogni di una popolazione che invecchia, con un carico crescente di cronicità, disabilità e non autosufficienza. Si stima che, nel 2030, saranno circa otto milioni gli anziani con almeno una malattia cronica grave, cinque milioni dei quali saranno disabili. A oggi, solo tre over 65 su cento beneficiano dell’assistenza a domicilio, a fronte di tre milioni di persone affette da multi-cronicità e disabilità severe che necessitano di cure continuative, che dovrebbero essere effettuate tramite l’Assistenza domiciliare integrata. Gli anziani che ne hanno bisogno ricevono, in media, venti ore di assistenza domiciliare ogni anno, a fronte di Paesi europei che garantiscono le stesse ore in poco più di un mese. “Se diamo uno sguardo al Nord Europa – spiega Cammarata – dove esiste un sistema di recruiting più sviluppato, i costi sono minori, mentre nel sistema dell’assistenza domiciliare in Italia sono molto alti”.

Obiettivo: ridurre il nero

In Sicilia si osserva un’incidenza più elevata di anziani beneficiari dell’assistenza domiciliare integrata. A riceverla è il 4 per cento, contro il 2,7 per cento della media nazionale. Ma ci sono regioni, come Calabria e Valle d’Aosta, dove a stento si arriva all’1 per cento. Ogni medaglia, però, ha un suo rovescio: il dato di prestazioni per utente è molto più contenuto: mentre in Sicilia il numero medio è pari ad 1,48 giorni a testa, in Italia i 363.908 assistiti sono destinatari in media di 2,58 giorni. In sostanza, quindi, un numero relativamente alto di anziani viene raggiunto, ma riceve un’assistenza ridotta. “Le statistiche sono inequivocabili”, conferma Cammarata. “C’è un milione di persone che lavorano in questo settore, ma si tratta solo dell’emerso. Poi esiste un sommerso, fatto di operatori in nero, che raggiunge cifre più alte. Snellire questa situazione – conclude – è un altro obiettivo del nostro progetto”.