Il Consiglio dei ministri ha accolto la proposta del governo regionale della Sicilia di spalmare in dieci anni il maggiore disavanzo di oltre due miliardi di euro. Il provvedimento è stato adottato dopo la decisione della Commissione paritetica che ha recepito, all’unanimità, la proposta della Giunta regionale. Alla seduta di Palazzo Chigi ha preso parte anche il presidente della Regione Nello Musumeci, come previsto dallo Statuto siciliano.

“L’intesa col governo Conte – ha dichiarato il governatore dell’Isola – ci consente di proseguire nell’azione di risanamento, avviata già due anni fa, e di contenimento della spesa, tanto che non abbiamo contratto alcun debito sin dal momento dell’insediamento. Anzi, abbiamo ridotto l’indebitamento di ben settecento milioni di euro, rispetto agli otto miliardi che abbiamo trovato. Eviteremo così di effettuare tagli pesanti, che graverebbero sulle fasce più deboli della popolazione”. Dal canto suo, l’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, ha sottolineato che “entro novanta giorni sarà definito con lo Stato un accordo che contenga le prescrizioni richieste dal governo nazionale, ma soprattutto chiuda definitivamente le intese sull’autonomia finanziaria regionale”. L’accordo, insomma, conterrà specifici impegni di rientro del disavanzo, altrimenti la spalmatura dovrà essere contenuta in soli tre anni.

“Questo provvedimento evita l’ennesima manovra lacrime e sangue che avrebbe colpito i lavoratori e le fasce più deboli e chiede in cambio riforme” – dice il commissario della Cisal Sicilia Nicola Scaglione, commentando l’approvazione del Decreto che allunga a un
decennio l’arco temporale in cui ripianare il disavanzo della Sicilia pari a oltre due miliardi di euro. “Ma i problemi non sono certo risolti: serve un confronto serio tra le istituzioni e le parti sociali per immaginare un percorso che nei prossimi anni riporti la
nostra Regione a crescere. Le aziende sono in crisi o scappano all’estero, le vertenze aumentano, sempre più famiglie rischiano l’instabilità economica e anche la Pubblica amministrazione arranca. Serve uno sforzo comune o il tracollo sarà soltanto rinviato, non possiamo perdere altre occasioni per cambiare il futuro dei siciliani”.

La rabbia dei comuni: “Ora precisi impegni”

Anche l’Anci Sicilia si mostra preoccupata: “nonostante le festività, abbiamo ritenuto necessario convocare un’assemblea straordinaria degli Enti locali, per venerdì 27 dicembre, in quanto riteniamo  che siano necessari precisi impegni sulle risorse che s’intendono destinare ai comuni e agli enti intermedi”, dice il presidente Leoluca Orlando. “Ogni anno, si assiste all’aumento del già elevatissimo numero di comuni in dissesto e pre-dissesto, all’aumento dei comuni a vario titolo commissariati, a sindaci che gettano la spugna o che non sono messi in condizione di operare con efficacia assistendo inermi, con inescusabile indifferenza da parte dello Stato e della Regione, ad uno spopolamento che rischia, nel giro di pochi anni, di determinare la materiale scomparsa di decine e decine di Comuni. Dinnanzi a difficoltà di questa portata, nel 2019, anziché assistere ad azioni finalizzate a favorire lo sviluppo economico e a sostenere il sistema infrastrutturale, ci si è trovati, per responsabilità del Governo regionale e nazionale, – continua Orlando – a non poter contare su risorse finanziarie previste in bilancio finalizzate al pagamento dei mutui e per realizzare investimenti in favore delle comunità. Per l’esattezza dei 115 milioni di euro previsti per investimenti, quasi a fine anno, ne sono stati erogati appena 45, mentre degli altri 70 milioni previsti non si ha alcuna notizia”. Insomma i comuni muoiono e la situazione finanziaria della Regione, nonostante lo spalmadebiti, non sembra dare certezza sulle risorse del triennio 2020/2022, come ribadisce lo stesso Orlando.

“Troppe volte lo Stato e la Regione, forti del potere di fare le leggi, hanno approvato, anche in contrasto tra loro, norme propagandistiche e di difficile interpretazione la cui attuazione però è stata demandata ai Comuni. Norme che nel tempo, specialmente al Sud, hanno impoverito gli Enti Locali e trasformato i Sindaci in esattori, contribuendo così a determinare, attraverso i tributi locali, quel meccanismo recessivo che negli ultimi anni ha fatto sprofondare il valore delle proprietà immobiliare e ha creato ulteriore povertà. I sindaci sono abituati, ogni giorno, con le poche risorse finanziarie disponibili, a dare risposte concrete e tempestive ai bisogni dei cittadini, senza vacanze e senza mai poter scaricare responsabilità su altri (anche quando però effettivamente le responsabilità appartengono ad altri livelli istituzionali), troppo spesso, invece, le altre istituzioni si girano dall’altra parte e presi dall’”aria di palazzo” affrontano con flemma insopportabile temi che per le autonomie locali sono invece di vitale importanza e per i quali riteniamo anche attraverso l’assemblea di richiamare la dovuta attenzione”, conclude il presidente dell’Associazione dei Comuni siciliani.