Non è stato un anno semplice. Se si dovessero contare sommersi e salvati del 2019, i primi sarebbero molti più dei secondi. Ma tra i numeri crudi sull’occupazione e un bilancio regionale che definire disastroso è poco, ci sono anche spiragli di luce e storie di successo.

Bocciati: lavoro, bilancio, infrastrutture, PA

Ci sarebbero tante voci da aggiungere al libro nero della Sicilia 2019, ma queste quattro meriterebbero un capitolo intero.

La Regione senza bilancio – In un momento di bilanci, non può mancare “il” bilancio. Quello della Regione Siciliana. Bocciato, anzi bocciatissimo dalla Corte dei Conti. Non ci sono solo le cifre, come il buco da oltre un miliardo e i tagli necessari per tapparlo. C’è un disavanzo mostruoso, che (nella migliore delle ipotesi) sarà zavorra almeno per un decennio. E c’è – al di là del rimpallo di responsabilità tra vecchie e nuova amministrazione – un giudizio che fa a fette la Regione. Che non sa esattamente a quanto ammonta il proprio patrimonio, che commette leggerezze in barba ai principi contabili, che manca gli obiettivi minimi. A un passo dal dissesto finanziario.

Leggi ancheAlla Sicilia serve un contabile: voto zero dalla Corte dei Conti

Lavoro cercasi – Ci sono cose che si raccontano con i numeri. Il tasso di disoccupazione in Sicilia è del 20 per cento, il doppio di quello nazionale: 346mila cittadini senza lavoro. Il (piccolo) calo registrato è solo una falsa buona notizia. Perché è il risultato di un aumento di chi il lavoro non lo cerca neppure piuttosto che dell’incremento degli occupati (minimo). Il reddito di cittadinanza ha ridotto l’incidenza della povertà, ma diversi studi hanno sottolineato il suo effetto collaterale: aumenta gli inattivi, soprattutto al Sud. La “fase 2”, cioè il reinserimento nel mercato del lavoro, non sta funzionando. E la cosa peggiore è che sembra essere un quadro in via di calcificazione: la Sicilia ha il record dei Neet. Il 39 per cento dei giovani siciliani tra i 15 e i 29 anni non lavora, non studia e non è impegnato in nessun’altra attività. Migliaia di lavoratori sono appesi alle vertenze, che in alcuni casi si trascinano da anni. E le prospettive per il 2020 non sono felici, sia che si guardi il lavoro dal punto dei vista dei sindacati che da quello delle imprese.

Leggi ancheSicindustria: “Manca un modello di sviluppo, sarà un 2020 negativo”

Infrastrutture interrotte – Tutto fermo. In una geografia aeroportuale nella quale Catania e Palermo crescono mentre Trapani e Comiso calano, di continuità territoriale si è parlato tanto ma fatto poco. Il caro voli, però, non è solo questione di aeroporti: i prezzi risentono di una cronica mancanza di alternative, sia nei collegamenti interni che extra-regionali. In altre parole: mancano i treni veloci e le strade decenti. La Catania-Ragusa, tra annunci e smentite, è ancora un miraggio. “L’indice sintetico di competitività infrastrutturale” siciliano è 29,8, dove “100” è la media europea. Tradotto: su strade, voli e ferrovie siciliane si viaggia a un terzo delle velocità. Non è solo questione di tempo: se le infrastrutture non funzionano – ha sottolineato il ministro per il Sud Provenzano – la migrazione è senza ritorno. Anche per questo, la Sicilia si svuota.

Leggi anche L’insostenibile lentezza dell’isola: Ue a velocità tripla

PA, il digitale che non c’è – Se “la civiltà di un Paese si misura anche dal grado di digitalizzazione”, Italia e Sicilia sono messe male. Il rapporto ICityRank realizzato da ForumPa, che analizza le performance dei Comuni attraverso l’utilizzo di un set di indicatori relativi alla trasformazione digitale, piazza i capoluoghi isolani nelle retrovie. Si difende Palermo, 24esima. Seguono Catania al 52esimo posto, Siracusa al 55esimo, Ragusa al 65esimo, Trapani all’81esimo, Caltanissetta all’88esimo, Enna al 90esimo e Messina al 93esimo. Fanalino di coda, Agrigento alla 107esima posizione. I servizi digitali sono poco utilizzati: solo 170 comuni su 390 hanno adottato Spid. Nel “Referto in materia di informatica pubblica”, presentato alla Camera, la Corte dei conti rimuove il grande alibi: se la Pa non è ancora abbastanza digitale, la responsabilità non è del portafoglio. A mancare sono, prima di tutto, volontà e controlli.

Rimandati: export, startup, connettività

Eppur si muove. Non abbastanza da meritare una promozione, ma comunque a sufficienza per un’apertura di credito.

Export, sperando nella ripresa – Nel 2018 era stato la forza trainante dell’economia siciliana. Nei primi nove mesi del 2019, invece, l’export è stato disastroso: calo del 15 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Solo Calabria e Basilicata hanno frenato così tanto. Male, quindi. Piazzare le esportazioni tra i rimandati e non tra i bocciati è, più che altro, una speranza figlia di un segnale. Nel terzo trimestre c’è stata una risposta che Unioncamere ha definito “ripresa”: +11 per cento rispetto al secondo trimestre. A salvare il bilancio complessivo sono state le esportazioni di prodotti petroliferi verso la Croazia. Per il resto, continuano a prevalere i toni grigi.

Leggi anchePetrolio in Croazia, export salvo. Unioncamere: trimestre positivo

Startup, un registro non basta – C’è un popolo di startup anche in Sicilia. Secondo gli ultimi dati del ministero dello Sviluppo Economico, ci sono 513 imprese innovative iscritte al registro speciale. Pian piano il numero cresce, ma le startup siciliane costituiscono solo il 5 per cento del totale nazionale e appena il 2 per cento delle nuove società di capitali della regione. Palermo e Catania sono tra le prime venti città per numero di startup. Va però fatto un discorso più ampio: l’innovazione non si misura (solo) in startup iscritte a un registro speciale ma nella capacità di farle crescere. Cioè di creare un ecosistema. È normale che è il tasso di fallimento sia elevato. Ma, a oggi, le imprese innovative che si sono trasformate in aziende capaci di camminare con le proprie gambe sono ancora poche.

Leggi ancheStartup, Sicilia settima regione. Retromarcia di Agrigento

La banda ultralarga c’è, gli utenti no – La Sicilia si è confermata la Regione italiana con la più estesa copertura di banda ultralarga. Le connessioni pari o superiori a 30 Mbps sono disponibili sull’88,8 per cento del territorio, circa 9 punti percentuali oltre la media nazionale. A Siracusa si sfiora la copertura totale. Buona è anche la posizione relativa ai comuni raggiunti. L’Agenda digitale siciliana, approvata lo scorso anno, nel 2018 ha stanziato 75 milioni per la banda ultra larga, a copertura di 142 centri. Nel 2022 – fa sapere la Regione – tra infrastrutture di banda larga e ultralarga, “la Sicilia sarà l’area digitalmente più infrastrutturata del Mediterraneo”. Bene. Peccato che gli utenti non sfruttino ancora questa fonte di connettività. “Se l’offerta risulta pienamente matura – spiega il rapporto iCom – la domanda rivela una dinamica parzialmente diversa”. Secondo i dati Eurostat, le famiglie siciliane con una connessione a banda larga (senza “ultra”, quindi più lente) sono appena il 74 per cento. Solo Calabria e Molise fanno peggio. Senza contare la fibra, sulla quale la Sicilia (in cattiva compagnia) è in forte ritardo.

Promossi: chi ci prova, nonostante tutto

E poi c’è chi resta e fa impresa, nonostante tutto. Chi ci prova e ci riesce. Chi investe su se stesso e sulla Sicilia. Perché si può innovare anche con le mani lontani da un pc e affondate nella terra.

L’agroalimentare giovane – Le otto regioni del Mezzogiorno concentrano il 57 per cento degli occupati dell’agroalimentare italiano. Producono però il 31 per cento della ricchezza nazionale e pesano appena per il 17,4 per cento dell’export. C’è quindi un potenziale ancora inespresso che gli imprenditori più giovani stanno cercando di sfruttare. Il settore resta ancora piuttosto anziano, ma c’è – spiega l’Ismea – “una dinamica positiva recente dei capi azienda under 40”. Nel 2013 erano 26.330. Erano diventati 52.610 nel 2016. Nel 2018, le imprese attive in agricoltura, silvicoltura e pesca guidati da under 35 erano quasi 60 mila. Più di una su due ha sede Sud, che ha visto una crescita di imprese giovani più pronunciata rispetto al resto del Paese. Dagli avocado ai vini. Una tendenza che si combina con la crescita della ristorazione under 35.

Leggi ancheIn Sicilia le imprese del gusto “parlano giovane”

Quelli che restano – Ci sono quelli che restano. E investono. Molti dicono di averlo fatto “nonostante tutto”. Nonostante trovare una connessione decente sia complicato, nonostante una burocrazia che strozza le imprese, nonostante le difficoltà di fare rete e collaborare, nonostante istituzioni latitanti. Imprese che puntano sull’e-commerce, come Giglio e Martha’s Cottage. La tecnologia di Morpheos, Orange Fiber e Prestofood (diventata Foodys per crescere). Le storie ancora da scrivere di Huduma e Seo Tester Online, quelle già più solide di Fud, Bionap e Fiasconaro. Fino a chi, ai tempi di Amazon, ha deciso di far rivivere la libreria Prampolini. O lavora da casa, per scelta o esigenza, in cerca del proprio spazio.