Auguri sempre ben accetti, affermazioni da verificare. Il presidente della Regione Nello Musumeci ha pubblicato il tradizionale messaggio di fine anno, sperando che il 2020 sia “l’anno della svolta”. Pur senza tacere le difficoltà di bilancio (“lo squilibrio finanziario della Regione ci impedisce di agire come vorremmo”), ha parlato di “inizio della ripresa”, citando i dati su Pil, occupati, export e raccolta differenziata. Come stanno davvero le cose?

“Il Pil sale più del previsto”

La Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza della Regione Siciliana aveva previsto un progresso dello 0,3 per cento. Il Rapporto Irfis-Svimez arriva allo 0,5 per cento. Quindi sì: il prodotto interno lordo siciliano è aumentato più del previsto. Il dato, però, si riferisce al 2018 e non al 2019. Si tratta comunque di un passo avanti, soprattutto se si considera che l’anno precedente il Pil si era contratto dello 0,3 per cento (ben al di sotto di un Paese e di un Mezzogiorno che avanzava a ritmo ben più sostenuto). Parlare di “inizio di riprese”, come ha fatto Musumeci, pare però un po’ azzardato. Per almeno due ragioni. Primo: si parla di decimali. Secondo: la crescita dello 0,5 per cento avvicina la Sicilia al resto del Paese, ma il dato resta inferiore sia rispetto a quello del Meridione (+0,6 per cento) che rispetto alla media del Paese (+0,9 per cento).

“L’occupazione è in lieve aumento”

Il Rapporto Irfis-Svimez ha affermato che l’occupazione nella prima metà del 2019 è stata in aumento, dello 0,3 per cento. Il dato è in controtendenza rispetto a un Mezzogiorno, che registra segno meno, e allinea la Sicilia al ritmo della media nazionale. Il segnale è senza dubbio positivo, ma va inquadrato in un mercato del lavoro (molto) cupo. La disoccupazione è al 20 per cento, più del doppio rispetto alla media nazionale. Il tasso è in calo rispetto a inizio anno, ma la contrazione è dovuta soprattutto all’aumento degli inattivi (che il lavoro neppure lo cercano) piuttosto che a un incremento degli occupati. E poi c’è il dramma dei Neet: il 39 per cento dei giovani siciliani tra i 15 e i 29 anni non lavora, non studia e non è impegnato in nessun’altra attività. Numeri che non hanno eguali in Europa.

“Nell’ultimo trimestre si è rilevata la crescita del nostro export”

Nel terzo trimestre del 2019, l’export siciliano è aumentato dell’11 per cento rispetto al trimestre precedente. Ma, ancora una volta, il punto di vista racconta solo una parte dello scenario complessivo. È vero che il periodo luglio-settembre ha visto un passo avanti, ma solo guardando all’immediato passato. Se invece si valutano i primi nove mesi del 2019 e si confrontano con lo stesso periodo del 2018, le esportazioni siciliane restano (parecchio) negative: -15,8 per cento. Il segno più, quindi, c’è. Ma è troppo presto per dire che sia strutturale: è infatti figlio del forte rallentamento precedente e delle esportazioni di prodotti petroliferi verso la Croazia, mentre la maggior parte degli altri settori continua a soffrire.

“Stiamo lentamente uscendo anche dalla emergenza rifiuti: la raccolta differenziata è passata dal 17 al 40 per cento”

La Sicilia sta facendo passi avanti importanti sulla raccolta differenziata. Secondo i dati ufficiali della Regione, nei primi quattro mesi del 2019 la media dell’Isola si è attestata al 39 per cento e un Comune su tre ha già raggiunto la soglia richiesta dall’Europa del 65 per cento. È molto o poco? Guardando al 2017, quando era poco oltre il 20 per cento, è un bel progresso. Secondo i dati Ispra relativi al 2018, la Sicilia differenziava circa il 30 per cento dei rifiuti ed era la peggiore d’Italia. La regione che la precedeva era il Molise, al 38 per cento. Per avere i dati Ispra dell’anno che sta per chiudersi, bisognerà aspettare 12 mesi, ma si può già dire come stanno le cose: la Sicilia resta ultima per raccolta differenziata, ma non è più staccata e ha quantomeno raggiunto la coda del gruppo.

“Il 2020 sarà l’anno della svolta”

Così s’intitola il messaggio del governatore. È una promessa e come tale non può essere verificata sin da ora. C’è però un precedente che suona un po’ sinistro. Negli auguri di fine 2018, Musumeci auspicava che “l’anno prossimo possa essere quello della rinascita”. L’anno prossimo è passato.