Snocciola risultati positivi l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla. Lo fa in un un video pubblicato sulla pagina Facebook della Regione siciliana. Eppure, tra edifici scolastici in rovina e una formazione professionale incancrenita nel tempo, i bilanci non sembrano granché soddisfacenti. Con l’arrivo del nuovo anno però proprio la formazione professionale potrebbe subire una virata: niente corsi inutili e sprechi di denaro e un lavoro di concertazione per ridurre la disoccupazione. Si parte subito con l’insediamento della Consulta regionale per il diritto allo studio, prevista dalla legge 10/2019 e approvata dall’Ars nei mesi scorsi.

Rilancio della Formazione

Lagalla è ottimista. Parla di “ripresa piena dell’attività di formazione professionale” tant’è che in video appare una slide che segna 125 milioni di euro stanziati con 900 corsi avviati e 3200 operatori assorbiti. Il settore è in crisi da tempo e dopo un lungo stop di ogni attività si è ripreso con azioni come il bando “Formazione per la creazione di nuova occupazione”. Lo scopo annunciato dalla Regione è quello di creare opportunità di inserimento o reinserimento lavorativo. “Una novità assoluta”, la definisce Giuseppe Raimondi, responsabile del settore Formazione della Uil Sicilia. Secondo Raimondi la riforma del settore rappresenta un sistema che riesce a superare i vecchi progetti di formazione lavoro “che avrebbero dovuto portare a contratti a tempo indeterminato ma che non abbiamo mai visto”, afferma. “Adesso, insomma, non ci sono più scuse”, dice il responsabile sindacale perché “la Regione non finanzia più le aziende ma fornisce servizi sovvenzionandoli tramite il Fondo sociale europeo”. È l’azienda stessa, sulla base delle proprie esigenze, infatti, a partecipare alla formazione degli addetti insieme agli enti di formazione. Una parte è quindi teorica, l’altra ‘on the job’, in azienda. “Ecco perché c’è poi l’obbligo di collocare nel ciclo produttivo almeno il 25 per cento dei formati”, spiega ancora Raimondi.

Formazione a catalogo

Secondo il sindacalista il settore ha bisogno ancora di tanta linfa, ma la strada intrapresa da Lagalla sembra essere quella giusta. Almeno per quanto riguarda la formazione. “Gli va riconosciuto il merito politico di avere sdoganato un settore reso noto alle cronache perché coacervo di corruzione e scandali. Conscio di una richiesta di formazione ha voluto dare una risposta”, dice. Due le azioni principali che, per Raimondi, fanno la differenza: il paradigma di finanziamento degli enti di formazione e la certificazione delle competenze informali. “Prima i soldi venivano erogati agli enti se un determinato corso era pronto, adesso il finanziamento è a sportello. Significa che sono gli allievi a scegliere dal catalogo degli enti abilitati alla formazione che quindi non ricevono finanziamenti a prescindere, ma solo se scelti dagli alunni”, aggiunge.

Competenze informali

L’altra grande novità introdotta dall’assessore e che secondo Raimondi rappresenta “un’opzione in più per chi cerca lavoro” riguarda il riconoscimento delle competenze informali. Si tratta di quelle capacità per cui non si possiede una qualifica ufficiale da potere inserire nel curriculum, ma che comunque fanno parte del proprio bagaglio professionale. “Pensiamo alla capacità di potare le piante”, cita ad esempio Raimondi. Si tratta, in qualche modo, della sostituzione di quelle che un tempo venivano definite prove d’arte e che le aziende non tenevano molto in conto. “Con il decreto pubblicato recentemente dagli assessori Lagalla e Scavone si prevede una procedura per il rilascio delle competenze informali da parte del centro per l’impiego che potranno essere aggiunte alle qualifiche”, afferma il sindacalista.

Giovani che lasciano la Sicilia

In tema di competenze, Lagalla fa riferimento anche al Bando 4.0 rivolto “ai giovani costretti a partire”, dice l’assessore. Il bando prevede master, corsi di lingua, patenti e brevetti “per la loro ulteriore qualificazione in termini di competenze e di conoscenze”. Un tema molto caldo, visto che molti lasciano la regione già nel periodo universitario. Senza contare i tanti neet, ovvero quelli che non studiano e non lavorano, presenti sul territorio. Il 47 per cento ha un’età compresa tra i 25 e i 29 anni, il 38 per cento ha 20-24 anni e il restante 15 per cento è di età compresa tra 15 e 19 anni. Molti sono stati gabbati, qualche anno fa, dal flop del bando Garanzia Giovani per cui si aspetta una nuova procedura.

Sicurezza scolastica

Tra le attività compiute citate da Lagalla ci sono anche interventi per la scuola. In particolare, l’assessore all’Istruzione fa riferimento alla sicurezza “che ci ha consentito di realizzare oltre 1500 interventi nelle scuole siciliane”, dice. La slide che appare nel video segna 1576 interventi per 500 milioni di euro e altri 580 milioni dovrebbero essere a disposizione da gennaio. Si pensa alla manutenzione ordinaria e straordinaria come alla ristrutturazione e agli adeguamenti strutturali. Gli edifici scolastici siciliani però, sono talmente messi male che quelli citati dall’assessore regionale appaiono come la punta di un immenso iceberg. Mancano i collaudi e in ambito antisismico si sfiorano percentuali superiori all’80 per cento di edifici inadeguati. Un paradosso in una terra di terremoti quale è la Sicilia.

Gli obiettivi 2020

Il 2020 sarà, secondo Lagalla, un anno di svolta. La formazione professionale “troverà un’ancoraggio ancora più forte nell’impresa e quindi con le politiche attive del lavoro”, ma anche la sicurezza scolastica avrà spazio. “Soprattutto – dice -, abbraccerà il grande progetto di un potenziamento del tempo pieno in Sicilia per assicurare pari opportunità ai nostri ragazzi. Quelle stesse opportunità che dobbiamo garantire anche ai soggetti disabili e ai bambini dell’età pre scolare zero – sei anni”. La strada è impervia, i dati parlano chiaro. Secondo Save the children, in Sicilia i bambini sono ai margini e per i disabili le cose vanno pure peggio.