“Com’era Favara dieci anni fa, e com’è oggi? Le cose possono cambiare, e lo abbiamo dimostrato più di altre esperienze nel Sud Italia”. Parola di Andrea Bartoli, di professione notaio. Nel 2010, insieme alla moglie Florinda Saieva, avvocato, ha deciso di trasformare una città in provincia di Agrigento, economicamente e culturalmente arida, in un luogo riqualificato con una prospettiva di crescita e speranza per le nuove generazioni. Un audace proposito che ha portato alla creazione di “Farm Cultural Park”, il primo parco culturale indipendente in Sicilia, oggi un polo turistico riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Con mostre e installazioni d’arte contemporanea tra i vicoli e i cortili di origine araba recuperati da anni di abbandono.

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La rinascita di Favara

Farm, grazie al suo progetto di rigenerazione urbana, ha dato un nuovo volto e nuova linfa al comune di Favara. Nonostante i dati del flusso turistico estivo del 2019 nella zona agrigentina segnino una diminuzione dell’1,4 percento rispetto alla anno precedente, Farm attira sempre nuovi visitatori da tutto il mondo: circa 120 mila. Fra questi esattamente 11924 hanno usufruito di percorsi di visita a pagamento, con un prezzo complessivo di 14 euro. Soldi che vengono reinvestiti nel mantenimento dell’associazione culturale. “Farm è un progetto straordinario, ma non dal punto di vista economico: per buona parte il progetto si sostiene ancora sulle mie spalle e su quelle di mia moglie. Al momento il nostro fatturato dipende anche dalla fortuna di vincere qualche bando, ma mediamente non supera i centomila euro annui”, afferma Bartoli. Il parco culturale conta quattro dipendenti fissi che vengono integrati ogni anno da circa 25 collaboratori provenienti da tutta Italia, che lavorano sulle numerose iniziative promosse. Evidenti sono invece gli effetti benefici sulla comunità: negli ultimi cinque anni sono nate 20 nuove attività nel centro storico, che hanno creato nuove opportunità di lavoro per circa 150 nuovi occupati, aumentando anche l’indotto economico. “E i posti letto in città sono passati dai sei di dieci anni fa agli oltre 600 attuali”, aggiunge Bartoli.

Farm Cultural Park a Favara

Quando il privato sostituisce le istituzioni

Il pregiudizio che la cultura non produca profitto è profondamente radicato negli addetti ai lavori, nel 2010, in piena crisi economica, trovare finanziamenti pubblici e privati per una realtà che univa impegno civile e innovazione sociale facendo leva sulla produzione culturale, era pressoché impossibile. Il nucleo dei sette cortili, su cui si è fondata Farm, nasce esclusivamente dalle forze economiche della famiglia Bartoli, che si è messa in gioco senza avere supporti istituzionali; caso esemplare di come il pubblico perda la possibilità di investire in iniziative di elevata qualità e di generare sviluppo. Come dicono da Favara: “È solo grazie alla generosità della famiglia Bartoli che Farm è prosperata in questi anni, le istituzioni sono rimaste a guardare”. Il modello di crescita economica su cui si basa questa particolare associazione culturale è fondato sulla dimensione di rete: il positivo trend economico che si registra ogni anno aumenta la fiducia intorno al progetto e quindi motiva i nuovi investitori. L’esposizione mediatica e i risultati prodotti portano Farm, nel 2017, a essere riconosciuta dall’Unesco nell’albo dei patrimoni immateriali e nel 2020 a essere scelta dal Ministero dei beni culturali, con un finanziamento di settanta mila euro, come sede del SI Arch Fest – South Italy architecture festival, con una mostra principale curata dall’urban planner Charles Landry, a partire dal 21 marzo.

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Nuovi progetti di innovazione

Farm dall’8 al 13 febbraio sarà ospite di un programma chiamato UN-Habitat, promosso dalle Nazioni Unite che quest’anno raggiunge la decima edizione del World Urban Forum e sarà tenuta ad Abu Dhabi. Qui verrà presentato Spab, “società per azioni buone”, un nuovo soggetto giuridico che ha l’obiettivo di trasformare ciascun cittadino in un leader civico capace di essere parte integrante del cambiamento del proprio territorio, investendo i propri capitali economici e le proprie competenze in programmi che mettano al centro l’utilità sociale. “Il comune di Favara ha 44 milioni euro di debiti con 600 dipendenti: nemmeno se viene Gesù Cristo riuscirebbe a mettere in piedi il comune. Ma il cittadino italiano è un risparmiatore, e si stima ci siano almeno 500 milioni depositati nelle banche dai cittadini di Favara, alle poste di Riesi ci sono 300 milioni di fondi privati. A Caltanissetta probabilmente un miliardo e mezzo “. Una stima che Bartoli confessa essere fatta “alla buona”, ma l’idea di fondo è quella del coinvolgimento diretto dei cittadini. “Se noi convincessimo i nostri cittadini a investire in progetti di sviluppo non avremmo bisogno di nessuno. Al momento cosa dà in più investire in banche e assicurazioni e non sul territorio?”. Convincendo i cittadini a investire parte di quei capitali questi si potrebbero investire per migliorare le infrastrutture, i luoghi per l’educazione, rendere le abitazioni sostenibili senza dover aspettare i tempi della burocrazia delle istituzioni italiane. La Spab sarà una impresa sociale con uno statuto e degli azionisti che saranno partecipi all’evoluzione e trasformazione urbana di Favara. Andrea Bartoli è sicuro che l’iniziativa privata porterà i legislatori e gli enti pubblici a creare norme incentrate sul benessere del cittadino, per costruire un futuro economico e sociale migliore. Tra dieci anni potremo valutare se questa nuova visione di città partecipata potrà essere un vantaggio per tutti i cittadini lasciati soli dalle istituzioni. “Tutto si misura con il denaro, e non si capisce che le cose si fanno anche senza secondi fini. Immaginiamo quanto altri notai e avvocati, come me e mia moglie, potrebbero fare a Favara o altrove”, conclude il creatore di Farm.