La Regione intende celebrare i 200 anni dai “moti carbonari” del 1820. Per farlo ha deciso di spendere 12 mila euro per uno studio che ne illustri i momenti salienti. L’incaricato è il professore Giuseppe Barone, che ha 120 giorni di tempo per redigerlo. Il documento sarà poi di proprietà della Regione.

Barone: “Un rimborso spese”

I fondi arrivano dal bilancio regionale (capitolo 100307). La decisione di spenderli è del penultimo giorno dello scorso anno, con la nota n.21420, confermata il giorno successivo, proprio nelle ultime 24 ore del 2019, con un decreto presidenziale. La cifra è stata stanziata in virtù “della professionalità del soggetto incaricato e della complessità dell’opera”, si legge sul documento. “È un compenso lordo per cui circa la metà ritorna al fisco”, afferma Barone. Il docente considera la cifra “una sorta di rimborso spese” per “una ricerca scientifica di prima mano con documentazione archivistica”, che richiederà “lunghi soggiorni all’Archivio di Stato di Palermo” e viaggi a “a Roma e a Parigi per prendere documenti su fondi del ministero francese”.

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L’indagine su Uccio Barone

Giuseppe Barone, detto Uccio, è stato professore ordinario al dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università degli studi di Catania. Vanta diversi incarichi accademici così come diverse pubblicazioni. Nello Musumeci lo ha scelto per il suo curriculum di “studioso dell’Italia liberale, in particolare dei problemi dello sviluppo tra ‘800 e ‘900”, tra cui “la transizione dal Regno delle Due Sicilie”, si legge nella scheda dedicata al docente sul sito del dipartimento di Scienze politiche. Lo studioso è un esperto, ma è anche uno degli indagati nell’inchiesta “Università bandita” della Procura distrettuale. Insieme ad altri 40, tra cui il figlio Antonio Barone, anche lui docente di Unict, avrebbe contribuito a un sistema di potere per truccare i concorsi. Lo scorso ottobre gli è stata revocata la sospensione dell’esercizio di pubblico ufficio. Adesso può tornare in aula ad insegnare, ma il professore è andato in pensione. “Svolgo la mia funzione come direttore della rivista dell’Archivio storico della Sicilia orientale e in questo momento non ho rapporti con l’Università”. In merito all’inchiesta giudiziaria, per cui la magistratura continua a fare il suo corso, non ha dubbi: “Io ho soltanto un avviso di garanzia e aspetto che mi si chiami perché possa dire in tutta onestà che sono una persona pulita e non ho fatto nulla. Non ho nessuna interdizione, ma solo la sfortuna di avere una informazione di garanzia. Sono un cittadino che ha tutti i diritti e i doveri di qualunque cittadino della Repubblica”.

Un convegno per il bicentenario

Lo studio sarà poi protagonista di un convegno, che il presidente Musumeci ha voluto in occasione del bicentenario delle insurrezioni europee del 1820. Una scelta che dalla Regione giustificano per la rilevanza che i moti hanno avuto per l’autonomia e la difesa della Costituzione siciliana. No. Non stiamo parlando dell’attuale autonomia sancita con la legge n.2 del 26 febbraio 1948 che converte il decreto legislativo n. 455 del 15 maggio 1946. Si sta parlando di quanto accaduto sotto l’egida della dinastia borbonica, circa 50 anni prima dell’unità d’Italia. Come detto: i cosiddetti moti carbonari. “Nel corso dei quali – leggiamo ancora sul documento presidenziale – la Sicilia ha rivendicato l’indipendenza, l’autonomia e la Costituzione del 1812”. “Abbiamo un bicentenario e si lavora con attenzione alle grandi ricorrenze storiche”, afferma il professor Barone. “Già nel 2018 ho partecipato al bicentenario per la nascita di Francesco Crispi, per cui abbiamo fatto delle cose importanti”. I moti insurrezionali del 1820 riguardano vari luoghi d’Europa e dell’America latina. Ma quelli siciliani hanno, secondo Barone, una loro “specificità”, “perché si spaccano tra una insurrezione di tipo indipendentistico dai Borboni, che fa capo soprattutto a Palermo, e la Sicilia orientale che, pur volendo una nuova Costituzione, si schiera più dalla parte di Napoli “.