Chi non muore si rivede. Anzi, cresce. Dopo la prima bocciatura dell’esercizio provvisorio, la maggioranza ha deciso di ritoccarlo. L’impianto rimane identico, ma la durata si allunga da tre a quattro mesi. Cioè fino al 30 aprile, data ultima che dovrebbe lasciare poi il passo alla legge di Bilancio. Di fatto la durata dell’esercizio provvisorio raddoppia rispetto ai due mesi previsti dalla formulazione originaria, corretta in Commissione prima di arrivare in aula. Il via libera è arrivato con 35 voti favorevoli e 17 contrari.

Perché l’esercizio provvisorio si allunga

L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, ha quindi tracciato i tempi del nuovo iter. Il governo presenterà la legge di Bilancio il 3 febbraio. Da quel momento, il parlamento siciliano avrà 45 giorni di tempo per esaminare il provvedimento, che dovrebbe poi entrare in vigore all’inizio di maggio. Per Armao, la proroga a quattro mesi sarebbe stato un passaggio “obbligato”: visto che l’Ars ha bocciato la precedente formulazione, ripresentarla tale e quale o con ritocchi minori sarebbe stata una forzatura istituzionale. Per l’opposizione, i motivi sarebbero stati altri: la maggioranza avrebbe sfruttato il suo stesso inciampo per prendere tempo ed evitare di presentare il ddl in ritardo.

Cosa prevede l’ultima versione

Passa l’articolo 7, uno dei più corposi: prevede un fondo di compensazione di 15,9 milioni di euro, destinati a garantire gli stipendi di una serie di enti, associazioni, teatri che aspettavano parte delle retribuzioni del 2019, e a pagare le retribuzioni di alcune categorie, quali bacino dei Pip, Lsu (lavoratori socialmente utili), personale Resais, cantieri di servizi in favore dei comuni destinatari del Reddito minimo di inserimento ed emolumenti aggiuntivi per i carabinieri. Via libera anche agli articoli 6 e 10, tra i più contestati. Il primo stanzia 250 mila euro per il funzionamento della commissione regionale tecnica specialistica che si occupa di rilasciare le autorizzazioni ambientali. Risorse insufficienti per l’opposizione. L’articolo 10 prevede, per il 2020, di attingere 1,2 milioni di euro delle ex Province per destinarlo al personale “ex doposcuolista” dei comuni di Paternò e di Santa Maria di Licodia. La contestazione era legata al fatto che un problema in capo alla sola città metropolitana di Catania venisse risolto con risorse esterne a quel territorio.

M5S: “Ddl impresentabile”

“Impresentabile era prima, impresentabile è rimasto dopo”, accusa il Movimento 5 Stelle. “Il  disegno di legge – ha affermato il capogruppo Giorgio Pasqua – è pieno di norme estranee all’esercizio provvisorio. Questo metodo di lavoro, che crea confusione in aula e nei bilanci, è totalmente sbagliato, come ha avuto modo di rilevare la Corte dei Conti, che ha bacchettato pesantemente il governo”.