A Partanna c’è una struttura nata per far incontrare aziende e giovani lavoratori digitali. All’interno ci sono un coworking, un fablab e un coderdojo. I primi risultati stanno arrivando, come un accordo con un’organizzazione della Silicon Valley. Ma chi ha ideato il progetto sta incontrando un problema. Mancano le aziende? No, mancano i giovani con le competenze giuste. È il paradosso del digitale in Italia, nelle grandi città come in un paese di 10 mila abitanti in provincia di Trapani.

Dal municipio alla programmazione

“La struttura si chiama G55, si trova all’interno di un edificio degli anni ’30 che abbiamo reso più efficiente”, spiega l’assessore Antonio Zinnanti, che tra le altre deleghe ha anche quella al G55 ed è tra gli ideatori del progetto. Le stesse stanze erano un tempo occupate dagli uffici comunali, che sono stati trasferiti altrove. E cosi Partanna “ha deciso di investire sullo sviluppo economico e occupazionale dei giovani. All’interno abbiamo realizzato un coworking, un fablab e un coderdojo”. Cioè uno spazio con servizi comuni, un laboratorio e un club per avvicinare i più piccoli alla programmazione. La “G” di G55 sta per via Garibaldi, dove si trova l’edificio, mentre 55 è il vecchio numero civico ai tempi del periodo fascista. “Ad un finanziamento iniziale di un milione e 100 mila euro, proveniente dal ministero dell’Ambiente per l’efficientamento energetico di palazzi storici – afferma Zinnanti – si sono aggiunti i fondi del bilancio comunale per l’investimento iniziale in arredi e macchinari (pc, stampanti 3D, scanner 3D, eccetera). Per quanto riguarda i successivi investimenti e le spese di gestione, G55 si è sempre auto-sostenuto con gli abbonamenti annui di coloro che utilizzano il coworking e il fablab. Cioè aziende, startup, professionisti e studenti”.

Un coworking con vista su Invitalia

Il coworking ospita aziende, per la maggior parte locali. Ci sono aziende mature ma anche cinque startup. E poi ci sono società con sede principali in altre zone della Sicilia o fuori regione che hanno preso una postazione all’interno della struttura. Chi si abbona ha accesso a una serie di servizi comuni: sale riunioni, una con 50 posti per le presentazioni, uno spazio ristoro con un bar, laboratori. E poi le scrivanie per lavorare. Il coworking non nasce però solo per affittare. “Un giovane che arriva da noi – spiega Zinnanti – ha la possibilità di sviluppare una propria idea, di trovare il supporto all’interno della struttura di professionisti che possono dare delle consulenze gratuite e capire come attingere a un finanziamento di Invitalia”. L’agenzia pubblica per lo sviluppo d’impresa ha infatti uno sportello all’interno dell’edificio. “Il mercoledì c’è un impiegato comunale, oltre a dare consulenze, carica le pratiche direttamente a Invitalia”.

Crescere con la programmazione

Su un altro piano del G55 c’è il Fablab, costituito da una serie di laboratori e macchinari aperti a chiunque (sia interni che esterni, anche se gli abbonati hanno la precedenza). “È uno spazio dove realizzare un prototipo, tramite stampanti e scanner 3D, macchine o utensili vari che servono per tagliare o incidere sui vari materiali”. C’è anche un laboratorio di Arduino, uno di programmazione con dieci macchine dove i ragazzi studiano e fanno formazione su linguaggi di programmazione e il coderdojo, fornito di tutta la robotica di casa Lego. Il coderdojo è una comunità a livello mondiale nella quale dei professionisti mettono a disposizione gratuitamente le proprie competenze per avvicinare i giovanissimi al coding. “Lì si fa programmazione a partire dai sei-sette anni fino al diploma, quindi fino ai 18-20 anni”, precisa l’assessore. “All’interno di questi laboratori orbitano, grazie anche all’alternanza scuola/lavoro, 400 ragazzi su diversi moduli formativi”.

Molte richieste, poche competenze

Grazie alla struttura di Partanna, 12 giovani hanno trovato lavoro. Non è un numero elevato, come ammette l’assessore, ma è visto come un primo passo. La struttura di Partanna ha chiuso un accordo con Silicon Villas, un’organizzazione che mette in contatto la Silicon Valley con il Sud Italia. L’intesa, spiega Zinnanti, “prevede l’impiego di giovani nella società americana per lo sviluppo del software, rimanendo però all’interno del G55”. L’assessore lo definisce “un accordo importante, che ha facilitato l’arrivo di progetti sui quali questi ingegneri stanno lavorando”. Ci sono altre novità in vista: fra sei-sette mesi all’interno del G55 arriverà l’Accademia italiana dei videogiochi, che ha già sedi a Roma e a Milano. “È un settore nel quale le richieste sono tantissime, il problema è che non ci sono le figure adeguate”. Già, questo è l’intoppo. Quando si parla di sviluppo software, le imprese che offrono lavoro non mancano. Il problema è un altro: “Abbiamo un contatto con una grossa multinazionale che si trova a Praga e che ha richiesto un numero elevato di sviluppatori”, racconta Zinnanti. “Cerchiamo giovani che abbiano competenze, ci siamo rivolti a tutti gli istituti superiori e alla facoltà di Ingegneria di Palermo, ma non riusciamo a trovarli. Sono tutti formati sulla parte teorica ma non hanno nessuna esperienza pratica ed è un problema a cui stiamo tentando di porre rimedio”.