Con il nuovo anno, sono entrate in vigore delle nuove misure e correttivi sul regime forfettario per le partite Iva. Ma su un punto manca ancora chiarezza: le nuove clausole di esclusine che restringono la platea potrebbero essere rimandate al prossimo anno. Ecco perché.

Requisiti del nuovo regime forfettario

Nella manovra 2020 rimane la soglia dei 65 mila euro di reddito come tetto massimo per l’applicazione dell’aliquota agevolata al 15 per cento. Ma sono stati introdotti dei nuovi paletti: non si possono superare i 30 mila euro da lavoro dipendente e i 20 mila euro di spesa per compensi ai collaboratori. Le modifiche hanno quindi reso più stringenti le norme da rispettare per le piccole partite Iva: diventa più difficile la permanenza o l’accesso nel regime forfettario, soprattutto per chi ha altri redditi (pensioni in particolare). La norma con la stretta sul regime forfettario è il comma 692 della manovra, che va a modificare il comma 54 dell’articolo 1 della legge 190/2014.

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Perché potrebbe slittare

Secondo uno studio dell’Osservatorio Cpi, diretto da Carlo Cottarelli, la riforma determinerà un risparmio di 2 miliardi nel triennio 2020-2022. Le modifiche però potrebbero non essere valide già dal 2020, ma soltanto dal 2021. Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti sostiene infatti che l’applicazione immediata delle nuove clausole di esclusione sarebbe in contrasto con l’articolo 3, comma 2 dello Statuto del contribuente (Legge 212/2000). La norma fissa in 60 giorni il limite di tempo che deve passare tra un cambiamento nelle procedure di adempimento fiscale e la loro applicazione. La legge di Bilancio è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale soltanto il 30 dicembre. Non sarebbe quindi possibile che le modifiche sul regime forfettario siano valide a partire da soli due giorni dopo. Se così fosse, le entrate derivanti da tale limite slitterebbero di un anno.

Le conseguenze sulle partite Iva

Gli effetti dello slittamento sarebbero due. Il primo è per i diretti interessati. Una stima dei Consulenti del Lavoro afferma che le clausole introdotte dalla legge di Bilancio costringerebbero 10 mila partite Iva ad abbandonare il regime forfettario. Rimandando l’applicazione delle clausole, sarebbero invece “salvi”. Il secondo effetto è sulle casse dello Stato. Se un numero maggiore del previsto di contribuenti continuasse a godere di un regime agevolato, potrebbe esserci – secondo l’Osservatorio – un buco per la finanza pubblica di circa 600 milioni nel 2021. A questo punto si aspetta che l’Agenzia delle entrate dia indicazioni chiare su questo aspetto.