Ispezioni. Cos’è la conciliazione monocratica?

Nonostante sia uno strumento efficace, a distanza di quasi sedici anni dalla sua introduzione stenta ancora a partire e pecca di tempi lunghi per la realizzazione

La conciliazione monocratica, in attuazione alla delega al governo in materia di occupazione e mercato del lavoro prevista nella Legge Biagi (L. 30/2003) all’art. 8, è uno strumento previsto nella riforma dell’attività ispettiva (D.Lgs. 124/2004), finalizzato alla rapida definizione dei conflitti di lavoro che raccorda funzione ispettiva e conciliativa, in uno strumento operativo, previsto all’art. 11 del D. Lgs 124/2004. La conciliazione monocratica è detta tale in quanto svolta alla presenza di un funzionario di un organo monocratico. È un istituto che ha avuto un grosso impatto con le competenze dell’Ispettorato territoriale del lavoro, e si distingue in preventiva o contestuale. 

La conciliazione monocratica preventiva può avviarsi sia nell’ipotesi in cui il rapporto di lavoro in contestazione è riconducibile alla fattispecie del lavoro subordinato, sia nel caso di rapporto di lavoro autonomo. La conciliazione può essere applicata alla mera presentazione all’Ispettorato territoriale del lavoro di una richiesta d’intervento, dalla quale emerga la rivendicazione di diritti patrimoniali da parte del lavoratore. La conciliazione non può assolutamente avviarsi se la richiesta riguarda irregolarità gravi, di rilevanza penale, o vi sia un fenomeno elusivo che interessa una pluralità di lavoratori. Tenuto conto delle finalità deflative dell’istituto, l’ispettore qualora ne ragguagli le circostanze favorevoli, esperisce il tentativo di conciliazione fra datore di lavoro e lavoratore.

La convocazione delle parti avviene per lettera raccomandata recante la possibilità (per le parti) di farsi assistere o dai rappresentanti sindacali o da un consulente o un professionista abilitato Consulente del lavoro di cui alla L.12/1979 al quale abbiano conferito mandato. Raggiunto l’accordo il conciliatore sottoscrive il verbale, estinguendo il procedimento ispettivo ma ponendo in capo al datore di lavoro il vincolo dell’estinzione di quanto dovuto al lavoratore a qualsiasi titolo e al versamento totale dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi. La conciliazione così conclusa è inoppugnabile ai sensi dell’art. 2113 co. 4 del codice civile. È consentita la possibilità per il datore di lavoro di rateizzare le somme dovute sia al lavoratore sia agli enti previdenziali.

La conciliazione produce

– degli effetti premiali per l’azienda perche vi è l’impossibilità di proseguire o avviare l’accertamento sull’azienda da parte degli organi ispettivi, oltre alla non applicazione di sanzioni amministrative connesse al rapporto di lavoro oggetto della conciliazione;

– degli effetti premiali in capo al lavoratore, quali la copertura assicurativa totale o parziale di periodi contributivi, il riconoscimento degli emolumenti di natura economica per il periodo di lavoro svolto;

– il versamento contributivo in capo agli Istituti Previdenziali ed Assistenziali-

La conciliazione contestuale può essere praticata a seguito d’accesso in azienda, qualora l’ispettore non abbia ancora proceduto ad alcun accertamento della posizione del lavoratore, o qualora ravvisi elementi di controversia risolvibili in conciliazione o alla sola richiesta dello stesso lavoratore e con il consenso del datore di lavoro, procedendo quindi alla sospensione l’ispezione, per procedere con la procedura conciliativa. L’ispettore può procedere alla conciliazione solo se dall’ispezione non emergono rilevanti violazioni penali altrimenti deve procede all’accertamento ispettivo. Il consenso citato, che costituisce disponibilità al tentativo di conciliazione, può essere reso separatamente, per iscritto, a mezzo lettera raccomandata o mediante posta elettronica certificata, facendo espresso riferimento al verbale di primo accesso ispettivo.  

La conciliazione monocratica, nonostante sia uno strumento efficace, a distanza di quasi sedici anni dalla sua introduzione stenta ancora a partire e pecca di tempi lunghi per la realizzazione, con evidenti risvolti negativi sia sotto il profilo deflativo che di tutela ai lavoratori. Per raggiungere tali obiettivi occorrerà che gli incaricati dell’ispezione operino con la massima trasparenza e correttezza adottando un comportamento univoco su tutto il territorio nazionale interpretando leggi e regolamenti, secondo le linee guida e gli indirizzi forniti dal livello centrale.

La nuova vigilanza ruota attorno alla centralità della “persona che lavora”, la cui tutela può essere maggiormente garantita con una qualità dell’azione ispettiva in una logica di servizio e non di mero esercizio di potere, tenendo presente sempre i parametri di correttezza, trasparenza e uniformità sull’intero territorio nazionale.

L’ispettore è chiamato ora più che mai a concorrere al governo attivo e al controllo complessivo del mercato del lavoro utilizzando gli istituti di conciliazione monocratica per una rapida definizione dei conflitti di lavoro e pertanto come strumenti transattivi particolarmente rilevanti.