La Sicilia è penultima per aspettativa di vita in Italia, con due anni in meno rispetto alla media nazionale. E il saldo migratorio interno è negativo per 3,9 punti su mille. Questo, in sintesi, lo stato demografico dell’isola che emerge dell’ultimo rapporto Istat sulla popolazione italiana. Al primo gennaio 2020, la penisola ha perso in dodici mesi 116 mila abitanti, scendendo a quota 60 milioni e 371 mila, 500 mila cittadini in meno rispetto al 2015. Il dato si accompagna ad un aumento dell’età media, ora a quota 45,7 anni, e nelle regioni del Sud a una diminuzione della popolazione che raggiunge il 6,3 per mille rispetto a una media nazionale del 1,9. Le cause sono il rapporto negativo di natalità rispetto alla mortalità, ma soprattutto l’emigrazione.

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Emigrazione: via dal Sud in 418 mila

Per l’ennesima volta dal 2014 il bilancio demografico del Sud ha un segno negativo: meno 129 mila residenti. Al totale del 6,3 per mille concorrono sia il rapporto negativo tra natalità e mortalità (meno 2,9 per mille), ma soprattutto le migrazioni interne (meno 3,8 per mille). Secondo i dati Istat nel corso del 2019 circa 418 mila cittadini hanno spostato la propria residenza da un comune del Mezzogiorno per trasferirsi in un altro comune italiano, mentre circa 341 mila sono gli individui che hanno eletto un Comune del Mezzogiorno quale luogo di dimora abituale. Tale dinamica sfavorevole ha generato, quindi, un saldo negativo pari a meno 77 mila unità, risultando peraltro accresciuto rispetto al meno 73 mila del 2018. La questione accomuna tutte le regioni del Mezzogiorno pur se all’interno di un contesto eterogeneo nel quale i margini di grandezza variano dal -1 per mille della Sardegna al -5,8 per mille della Calabria. La Sicilia, con un saldo migratorio interno del 3,9 per mille, si posiziona al quintultimo posto nazionale. In crescita invece le regioni del Nord, dove globalmente si riscontra un tasso positivo del 2,5 per mille, mentre il Centro registra un aumento della popolazione dello 0,6 per mille. Prima in Italia per numero di trasferimenti è la Lombardia, con il più 3 per mille, mentre in termini di rapporto alla popolazione al primo posto c’è la provincia autonoma di Trento (più 3,9 per mille) seguita dall’Emilia-Romagna (più 3,7).

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Aspettativa di vita: nell’isola due anni in meno

Con la popolazione, diminuisce però anche la speranza di vita: la Sicilia con 84 anni è penultima per l’aspettativa di vita femminile, precedendo solo la Campania a quota 83,6 contro una media italiana di 85,3. Negativo anche il dato maschile, con 79,9 anni di aspettativa nell’isola a fronte di una media nazionale di 81 anni. Si tratta del terzo peggiore dato nazionale, con le sole Valle D’Aosta (79,6) e Campania (79,4) a far peggio. Il divario risulta però ancora più marcato se si considera l’aspettativa media delle regioni del nord del Paese: nella provincia autonoma di Trento, non a caso quella con il saldo migratorio migliore, anche l’aspettativa di vita è in testa alla classifica nazionale, salendo a 82,2 anni per gli uomini e a 86,6 per le donne. Il dato, come sottolineato dal Cnel, dipenderebbe soprattutto dalla qualità della prevenzione: Catania è la prima città d’Italia per “mortalità evitabile”.

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In Sicilia gli over 65 sono ora il 22 per cento

Istat sottolinea anche un dato relativo alla natalità: un bambino su cinque nasce da madre straniera. Questo nonostante la popolazione straniera in Italia rappresenti appena l’otto per cento del totale, con 5,4 milioni di residenti. Una percentuale che scende al 4,4 per cento al Sud, dove però la popolazione mantiene una media d’età inferiore: 44,6 anni. Dal 2010 però il dato è andato a peggiorare: la popolazione ultra 65enne nelle Isole è aumentata del 4 per cento, superando il primo gennaio 2020 il 22 per cento. Dieci anni fa era inferiore al 18. Nel 2010, infatti, il Mezzogiorno deteneva un’età media di oltre due anni e mezzo inferiore. Per Istat è “il segno evidente che la recente dinamica demografica di questa ripartizione – bassa natalità, relativo minor impatto delle migrazioni con l’estero, fuga dei giovani verso il Centro-Nord – sta alimentando oltre misura il processo di invecchiamento”.

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