Sicilia, la (s)Fortune 500: tanti supermercati, poche industrie

La raffineria Isab, le società di navigazione della Grimaldi, le grandi catene di supermercati: questa la top ten delle imprese siciliane. E secondo l'economista Marco Romano "c'è poco valore sul territorio"

Petrolchimico, grandi compagnie di navigazione e soprattutto supermercati. Sono queste le grandi società di capitali siciliane, con in testa l’Isab srl di Priolo che, da sola, ha ricavi per 5 miliardi e 200 milioni. A seguire la Grimaldi Euromed spa con sede a Palermo, a quota 1 miliardo e 300 milioni. Il podio è completato da Eurospin Sicilia spa, con sede a Catania e a quota 649 milioni. Dai dati, basati sui bilanci al 31 dicembre 2018 ed elaborati da Marco Romano, professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese dell’Università di Catania, emerge una sorta di Fortune 500, la classifica delle prime società statunitensi per fatturato elaborata dall’omonima rivista americana, rivisitata in chiave siciliana. E nell’isola il panorama delle maggiori imprese non è molto vario: tanto commercio, poca produzione industriale.

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Nella top ten tre società degli armatori Grimaldi

La top ten siciliana è completata al quarto posto da un’altra società della famiglia di armatori palermitana, la Grimaldi Deep Sea spa, a quota 630 milioni. Seguono la Raffineria di Milazzo (570 milioni di ricavi), la Fratelli Arena srl (508 milioni), società con sede ad Enna che nel 2019 ha acquisito gran parte dei supermercati della Roberto Abate spa e che a sua volta è ventiquattresima nella classifica siciliana con 203 milioni di ricavi. Al settimo posto la Conad Sicilia (481 milioni di ricavi) con sede a Palermo: anche questa società nel 2019 è stata protagonista di grandi cambiamenti con la fusione con la campana Pac 2000A. Bisogna arrivare all’ottavo posto per trovare la prima azienda produttrice, la Sielte di Catania che fabbrica apparecchi per le telecomunicazioni, a quota 412 milioni. A completare la top ten al nono posto la Ergon di Ragusa, titolare dei marchi di supermercati Despar (370 milioni), seguita da Grandi Navi Veloci Spa, anche questa con sede a Palermo e fondata da Aldo Grimaldi. Da segnalare anche il dato di Tecnis spa: la società catanese di costruzioni fondata da Concetto Bosco Lo Giudice e da Francesco Domenico Costanzo. È attualmente in amministrazione giudiziaria, ma i suoi 354 milioni di euro di ricavi nel bilancio 2014 varrebbero ad oggi l’undicesimo posto nella graduatoria.

Solo 39 industrie nella top 500 siciliana

Tra le prime cinquecento società siciliane, ben 175 sono dedite al commercio al dettaglio o all’ingrosso, 39 sono compagnie di trasporti, 32 sono registrate con codice ateco relativo alla categoria supermercati. Solo 39 invece le imprese dedite alla produzione industriale. Oltre alla già citata Sielte, la classifica per ricavi vede al 29 esimo posto la Acciaierie di Sicilia spa, con sede a Catania e 162 milioni di euro di ricavi. La Sibeg, società di imbottigliamento per la Coca Cola, protagonista negli scorsi mesi di una battaglia contro la plastic tax, è invece alla posizione 51, con 108 milioni di ricavi per 349 dipendenti. Un quadro dal quale, per Romano, emerge come “non ci siano gruppi imprenditoriali locali che possano generare un valore sul territorio sia in termini di asset, che di valore della produzione, che di numero di dipendenti”. In breve: le grandi aziende che presentano i bilanci in Sicilia hanno ricavi e utili di scarso rilievo nel panorama nazionale, e soprattutto assorbono poco personale: il totale dei ricavi delle prime cinquecento società in Sicilia raggiunge i 32 miliardi di euro, per 83 mila addetti. La sola ST Microelectronics, società quotata in borsa che non figura nell’elenco in quanto non presenta bilanci in Sicilia, ha ricavi per circa 10 miliardi di euro, impiegando nella sola città di Catania circa 3 mila addetti su 40 mila globali.

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Prima per dipendenti è una partecipata regionale

Non è un caso che la prima società siciliana per numero di dipendenti sia la Seus (acronimo di Sicilia emergenze urgenza sanitaria), che dà lavoro a 3 mila e 177 persone con ricavi pari a 111 milioni. La società, di cui proprio Romano è stato il primo direttore generale al momento della fondazione nel 2010, è una partecipata della Regione siciliana che svolge il servizio di emergenza delle ambulanze. A seguire, nella classifica per dipendenti, ci sono poi Grimaldi Euromed e Sielte, ognuna con circa 2 mila addetti. L’Isab di Priolo, prima società siciliana, ne impiega solo mille. “Il grosso problema è che le imprese non rimangono in Sicilia, e quando nascono sul territorio lo fanno in dimensioni e capacità organizzativa non adeguata per garantire una economia sostenibile. Non riusciamo ad attrarre in modo adeguato investimenti che possano offrire opportunità. Soprattutto per i giovani che purtroppo legittimamente si rivolgono ad altri mercati in grado di valorizzarne studi e capacità. Mentre i meno giovani si trovano a lavorare in settori che, in caso di crisi, non permettono di trovare alternative”.

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Commercio anima della Sicilia. Ma c’è poco margine

Il commercio è quindi il primo settore economico della Sicilia, ma secondo Romano “il valore nella grande distribuzione nasce da un ricarico in termini di produzione realizzato da altre parti, così come per l’elettronica di consumo”. Sul territorio quindi, sia in termini di valore aggiunto che di competenze, resta ben poco. Un discorso che vale anche per il petrolchimico, settore “che ha sicuramente grande rilevanza, ma i processi produttivi sono a ridotto impiego di personale, quindi le risorse umane sono in un rapporto meno favorevole rispetto ad altri settori, seppur con un indotto rilevante. Dovremmo attrarre altri settori che riescano a generare opportunità di lavoro, sia in termini di quantità che qualità”. E senza produzioni industriali di rilievo, l’unica strada sembra quella del terziario avanzato. Per Romano, che tiene un corso universitario in Digital Innovation e Transformation Management, il primo investimento dovrebbe quindi essere nella “digitalizzazione, che permetterebbe di avere tramite data science una gestione migliore di produzione e magazzini. Penso all’agroalimentare: al momento sono in pochissimi a saper programmare in modo da poter fare ad esempio cambusa per le grandi navi in transito”. E, anticipa il docente, “a breve ci saranno importanti novità in Sicilia, con grossi investimenti in arrivo”.