È stata pensata come una delle misure per favorire il lavoro, garantendo formazione direttamente nelle aziende. Ritardo però, sembra essere la parola che più caratterizza l‘avviso 22 della Regione siciliana, relativo appunto ai tirocini extracurrriculari. C’è voluto quasi un anno per l’avvio dei tirocini e nonostante siano passati già quattro mesi (con un pagamento ogni due), dei soldi nessuna traccia. In attesa oltre sei mila siciliani che lamentano di dovere ricevere circa duemila euro. Ma la Regione non paga, nonostante i soldi siano europei e già nelle casse palermitane. Qualcuno sta anche rinunciando per non rimetterci troppo. Il problema, secondo gli uffici del dipartimento lavoro, è legato alla burocrazia.

Tirocinanti in difficoltà

L’avviso 22 è finanziato dal Fondo sociale europeo e prevede un corso formativo per chi ha redditi bassi con un rimborso di 500 euro al mese. Tre le fasce sociali di riferimento: under 35, fino a 65 anni e disabili. In campo circa 25 milioni di euro per percorsi formativi dai quattro ai sei mesi. Fino a dodici per soggetti disabili e svantaggiati. Per partecipare, oltre alla certificazione Isee attestante il reddito, non si dovevano percepire ulteriori assegni o agevolazioni governative. Così, molti partecipanti hanno rinunciato a prendere il reddito di cittadinanza in favore di un percorso di formazione. È passato il doppio del tempo previsto per i pagamenti però: non solo le spettanze non sono arrivate, i tirocinanti hanno anticipato delle somme per raggiungere il posto di lavoro.

Regione “Colpa dei controlli minuziosi”

Dagli uffici regionali ammettono il ritardo “ma non c’è nessun problema ostativo se non la mole di domande presentate che fa ritardare un po’ gli uffici nell’effettuazione dei pagamenti”. Specificano inoltre che “essendo soldi del Fondo sociale europeo, i controlli sono minuziosi. Ci sono tanti passaggi da verificare”. Snocciolano dunque alcuni numeri. Circa 24 mila sono le istanze presentate e circa sei mila sono state ammesse a finanziamento. In particolare ci sono 2.857 pratiche relative alla classe 18-35 anni, altrettante relative al gruppo 36-65 anni e 769 quelle legate a soggetti affetti da disabilità. Considerando che ognuno dovrebbe prendere circa 500 euro al mese e che aspettano quattro mensilità, la Regione è in debito con queste persone per oltre 12 milioni di euro.

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Cgil: “Uffici regionali impreparati”

La risposta degli uffici non convince né sindacati né partecipanti. “Una scusa” la definisce Andrea Gattuso, coordinatore regionale di Nidil Cgil. Visto che il bando è del 2018 secondo il sindacalista “hanno avuto circa due anni per potersi organizzare e rendere efficienti le procedure”. Questi ritardi rappresenterebbero dunque “l’ennesima prova dell’impreparazione degli uffici regionali”. Per avere maggiori chiarimenti Gattuso ha deciso di mandare una richiesta ufficiale d’incontro all’assessore di riferimento, Antonio Scavone. La speranza è quella di una pronta risposta perché con questo modus operandi, ancora una volta, “la fiducia verso le istituzioni crolla inesorabilmente”.

La testimonianza

Dello stesso avviso è Oreste Lauria che sta facendo il suo tirocinio in uno studio commercialista da ottobre e oggi lancia un appello perché i pagamenti vengano sbloccati subito. Lui è uno di quelli che ha rinunciato al reddito di cittadinanza: “è meglio un percorso lavorativo e formativo”, dice a Focusicilia.it. “I soldi ci sono ma non ce li vogliono dare. Avevano tutto il tempo per organizzarsi visto che siamo anche partiti in ritardo”. Oreste vive a Carini, in provincia di Palermo. Ogni giorno si sposta a Capaci per il suo tirocinio. Pochi chilometri e una spesa non ingente, ma che pesa su chi non ha né stipendio né sussidio. “C’è anche chi fa tanta strada e paga sempre di tasca propria” aggiunge.

Tanti dubbi e qualche rinuncia

Molti stanno manifestando i propri dubbi e le proprie lamentele su Facebook. Nel gruppo Tirocinanti Garanzia giovani Sicilia, che conta oltre 11 mila iscritti, si parla anche dell’avviso 22. C’è chi chiede ai colleghi se ci sono novità, chi annuncia che non si fiderà più di iniziative legate alla Regione e chi racconta perfino di avere deciso di rinunciare al tirocinio. “Sono d’accordo con chi dice che i soldi ci sono e arriveranno, – scrive sul social S.M. – ma sono ancor più d’accordo con chi dice che comunque non ci si comporta così, perché per svolgere quello che comunque è un rapporto di lavoro mascherato, i soldi li anticipiamo e il tempo lo impieghiamo”.