Gli investimenti statali per il Sud sono scesi dai 21 miliardi del 2008 a 10 del 2018. Questi i numeri che, per il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, sono alla base degli interventi previsti nel “Piano per il Sud”, presentato oggi in Calabria, in un liceo di Gioia Tauro. Un piano che ha al centro l’aumento di risorse per il Mezzogiorno per interventi non solo infrastrutturali ma soprattutto per istruzione, ricerca e “mercato del lavoro”. Saranno 21 miliardi di euro di risorse in più stanziate dal 2020 al 2022. Le risorse, “il 65 per cento in più rispetto al triennio precedente”, proverranno da diverse misure già annunciate negli scorsi mesi. 5,1 miliardi di euro vengono dal recupero della “spesa ordinaria in conto capitale”, a cui si aggiungono 2 miliardi di ulteriori fondi in Legge di Bilancio. Le misure servono a raggiungere il cosiddetto “principio del 34 per cento”, ovvero un rapporto diretto tra la popolazione dell’intero Sud sul totale nazionale e gli investimenti statali. Ulteriori 6,5 miliardi verranno dal recupero di “capacità di spesa dal Fondo Sviluppo e Coesione”, 3 miliardi dal “salvataggio della spesa nei Fondi strutturali europei”, mentre i rimanenti 3,9 miliardi saranno anticipi sui fondi Sie 2021-2027.

Subito 33 miliardi per le strade e ferrovie

Il Piano viene presentato con “prospettiva 2030, che non significa che comincieremo a lavorare tra dieci anni ma che dobbiamo recuperare il tempo perduto”, spiega il ministro. Alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ribadisce come “il Piano sia stato fatto in pochi mesi, ma con il supporto di tutti i ministri e i ministeri”, Provenzano annuncia come le più grandi risorse siano destinate a strade e ferrovie: 33 miliardi per opere cantierabili entro il 2021 “già pronti al ministero delle Infrastrutture per garantire una ‘cura del ferro’ a un Sud anemico”. Altri 123 miliardi di euro verranno investiti invece “dal 2021 al 2027”, per arrivare agli obiettivi che Provenzano sintetizza in cinque “missioni”: giovani, connessioni digitali, ecologia, innovazione e in ultimo un “Sud aperto al mondo”.

Raddoppio fondi Snai e sgravi per lavoro femminile

Tra le misure subito operative, ci sarà invece il “raddoppio dei fondi per le aree interne, confermando la strategia nazionale per le aree interne Snai”, che dovrebbe consentire in Sicilia di inserire nella strategia il territorio del nisseno, da cui Provenzano proviene, come richiesto dai sindacati Cgil Cisl e Uil. Verranno inoltre istituite le Zone economiche speciali, come già annunciato dal ministro in vari incontri, mentre ci saranno degli sgravi al 100 per cento per l’assunzione di donne, “per trattenerle sul posto di lavoro almeno tre anni ed evitare i continui ricambi al termine degli incentivi”, spiega Provenzano. L’incentivo riguarderà tutte le assunzioni a tempo indeterminato e le stabilizzazioni fino al 2022, e darà diritto a sgravi fino a 8 mila e 60 euro annui.

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Azzolina: “Scuola come riferimento per i giovani”

La prima delle cinque “missioni” del Piano, quella rivolta ai giovani, viene illustrata dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che annuncia “investimenti per creare delle scuole che siano un luogo di socialità anche nel pomeriggio, punto di riferimento per i giovani”. Ovvero scuole con più progettualità, per la quale la ministra promette “supporto ai dirigenti per redarre Pon e sfruttare le risorse già presenti”. Fondi europei soprattutto, poco utilizzati a causa delle difficoltà nelle procedure, e che dovranno avere un obiettivo comune: l’individuazione di percorsi di innovazione per “unire le scelte di istruzione al mercato del lavoro”, citando come esempio gli Istituti tecnici superiori (Its), e combattere “la povertà educativa che colpisce un milione e mezzo di bambini al Sud”. Obiettivi che, secondo quanto dichiarato da Provenzano, si uniranno alla costruzione di nuovi “asili, scuole, presidi sanitari, che verranno fatti non solo prendendo il criterio della popolazione, ma quello di fermare la fuga migratoria”.

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250 milioni per il fondo “Cresci al Sud”

Una “fuga” che ha riguardato oltre 600 mila giovani negli ultimi dieci anni, e che per Provenzano deve coniugarsi con degli incentivi per la ricerca. Il Piano prevede un fondo per la ricerca e sviluppo, un credito di imposta rivolto non solo a Università pubbliche ma anche alle imprese: il credito sarà del 100 per cento per la ricerca fondamentale, del 50 per la ricerca industriale e del 25 per lo sviluppo sperimentale. La misura si coniugherà con un piano chiamato “Cresci al Sud”, con una dotazione in un fondo da 250 milioni di euro con il fine di “far crescere le competenze del management delle imprese, oggi troppo piccole e con difficoltà ad accedere al credito”.

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Supporto alle istituzioni locali nella progettazione

L’obiettivo, dichiarato più volte nel corso della conferenza, è quello di coniugare “legalità e velocità nell’esecuzione”, un problema che per il ministro per il Sud passa da progetti esecutivi redatti in modo non ancora “cantierabile”. La soluzione Provenzano la chiama “rigenerazione amministrativa”, che consentirebbe di rimettere in piedi “l’edilizia, settore che più di tutti ha sofferto in questi anni, attuando opere di ristrutturazione ed efficientamento energetico”, ma anche di digitalizzazione, in linea con la visione d’attenzione all’ecologia che è tra le cinque missioni del Piano. “Rimetteremo in piedi le città, anche quelle piccole e medie, e coniugando i settori tradizionali con l’innovazione”. Provenzano cita ad esempio “le biotecnologie, dove abbiamo una vitalità delle imprese meridionali superiore a quella del resto del paese”. Per attuare il piano, Provenzano promette una maggiore collaborazione a livello territoriale da parte dell’Agenzia della coesione territoriale, che supporterà nella progettazione con “procedure standardizzate” le istituzioni locali.