Servizi in apparenza gratuiti o bollettini precompilati che simulano quelli di Agenzia delle Entrate, Inail o Inps. Sono sempre più frequenti i casi di truffe come queste. Contrariamente a quanto appare a prima vista, le richieste non hanno nulla a che fare con gli enti statali e camerali, ma possono comunque originare dubbi. L’Agcm ha pertanto stilato il vademecum “Io non ci casco” contro le indebite richieste di pagamento e le truffe alle aziende.

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Modalità più frequenti di truffe

Sono due i casi più frequenti segnalati dall’Antitrust. Il primo riguarda l’invio di bollettini di pagamento precompilati, con i dati aziendali che vengono inviati a ridosso di scadenze che l’azienda si aspetta di ricevere. L’altro caso riguarda la spedizione di moduli, sempre precompilati, con poche o inesistenti descrizioni dei servizi offerti e che sembrano gratuiti. Alle aziende viene quindi richiesto di sottoscrivere, verificarne la correttezza e poi rispedire il modulo. Dopo un breve periodo l’azienda comincia a ricevere continue e sempre più insistenti richieste di pagamento, in quanto in realtà il modulo non è altro che un contratto per servizi pubblicitari camuffato.

Come difendersi

L’Antitrust indica ciò che deve innanzitutto insospettire per evitare raggiri. Bisogna fare molta attenzione al mittente e al contenuto del servizio. Spesso non sono affatto chiari. Inoltre si possono trovare diversi errori grammaticali (generati da traduzioni mal fatte) e clausole contrattuali incomprensibili. In caso di dubbi, basta una ricerca su internet per accertarsi se la comunicazione sia vera o meno oppure. Oppure è consigliabile contattare direttamente il soggetto che si ritiene abbia mandato la comunicazione. Molte imprese si rendono conto di essere state ingannate solo dopo aver ricevuto la richiesta di pagamento. Tali richieste, reiterate e dai contenuti sempre più aggressivi, provengono spesso da operatori stranieri e contengono la minaccia di citare in giudizio presso un tribunale con sede all’estero. In realtà finora mai nessun operatore ha realmente citato in giudizio un’impresa per il pagamento delle somme “dovute”. Una volta pagato, è invece estremamente difficile ottenere il rimborso di quanto versato. Chi inganna le aziende ha infatti spesso sede all’estero, oppure chiude frequentemente la propria attività per poi riaprirla con un nome diverso. Per difendersi, è utile anche rivolgersi alle associazioni di categoria che sono al corrente di questi tentativi di raggiro.

Le imprese più colpite

In genere, le aziende più a rischio di inganno sono le quelle di nuova costituzione, quelle che hanno fatto richiesta di registrazione brevetti e marchi o ancora quelle che hanno partecipato o hanno intenzione di partecipare a fiere, mostre e altri eventi. I truffatori hanno infatti maggiore facilità di reperire i dati nei registri ufficiali. Altra modalità è quella operata da falsi addetti al servizio “Pagine Gialle”, i quali chiedono denaro in occasione del rinnovo di un annuncio in scadenza. L’Antitrust chiarisce che il provvedimento dell’Autorità che accerta la scorrettezza di una pratica commerciale è un importante elemento di prova se si vuole intraprendere un’azione legale a seguito degli inganni subiti.