“Restare a casa, ma cosa fa chi una casa non ce l’ha ?”. Se lo chiedono i firmatari, tra associazioni, sindacati e singoli cittadini, di una lettera intitolata “Oltre il danno, la beffa”, inviata al sindaco e al prefetto di Catania, in cui si chiede di “affrontare l’emergenza e intervenire nei  luoghi in cui i senza tetto soggiornano numerosi alla ricerca di un pasto o di un ricovero per la notte”. La lettera vede come primi firmatari Sunia (sindacato degli inquilini), Ragna- tela e La città felice, insieme a Lila, Cgil, Cobas, Cobas scuola, Rete antirazzista catanese, Comitato D’Ove ripensare la città, Femministorie, LeSiciliane/Casablanca, Comitato popolare, Antico Corso, CPO Colapesce, Associazione Rite Atria, Comitato Rodotà-Beni Comuni, Circolo etneo Teresa Mattei, Associazione culturale Zo, Rifondazione comunista, fed. Catania, Sezione PCI Olga Benario Catania, Associazione Penelope-Coordinamento solidarietà sociale onlus, Comitato Librino attivo, Catania bene Comune, Cittàinsieme, Arci catania, Asia USB Catania, Oltre Frontiera, Aiab Sicilia, Rete fattorie sociali Sicilia, BioAs, #Restiamoumani#incontriamoci catania, Chiesa cristiana evangelica battista via Capuana, Chiesa evangelica valdese, Libera Catania, Pax Christi, Federconsumatori Catania e Etna Sud, Impact Hub Sicilia, Fondazione Angelo D’Arrigo, Cooperativa  Prospettiva, ADAS Associazione Difesa Ambiente e Salute, Free Green Sicilia, Akkuaria. 

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Ex ospedale? “Da destinare anche ai senza casa”

“Dormitori e mense sono luoghi di assembramento in cui non è assolutamente possibile rispettare le norme emanate dal Governo per fronteggiare l’emergenza sanitaria. – si legge nella lettera – ma la mancanza poi di una casa, oltre alle tante limitazioni che comporta, preclude  ogni  forma di autoisolamento, misura fai da te che viene indicata come l’unica  utile per sfuggire al contagio tanto più per soggetti debilitati . Che senso ha ritenere ineluttabile che una parte ampia della popolazione sia esclusa dai comportamenti prudenti e dalle norme di prevenzione?  Che senso ha lasciare la soluzione del problema alla buona volontà delle associazioni di volontariato che purtroppo hanno anch’esse serie difficoltà ad organizzarsi in questa fase difficile? Abbiamo appreso dalla stampa che una delle palazzine dell’Ex Ospedale Vittorio Emanuele, chiusa da poco e lasciata senza motivo inutilizzata come il resto delle strutture del nosocomio, verrà utilizzata per coloro che hanno bisogno di ricovero a seguito del contagio da covid-19, perché allora non pensare di  accogliere i senza tetto nelle altre strutture ospedaliere dismesse? Lo ripetiamo da anni in città necessitano spazi e alloggi per i più fragili anche con carattere di transitorietà in attesa di mettere a punto strategie  a lungo periodo anche riqualificando i tanti immobili non più utilizzati come alloggi di edilizia residenziale pubblica  o facilitando l’accesso agli alloggi del mercato privato predisponendo sostegni all’affitto e fondi di garanzia. Pensiamo che le Istituzioni non possano voltarsi dall’altra parte, quello dei senza tetto è un tema di cui ci si deve occupare subito. Quanto previsto dal decreto del Governo del 16 Marzo in merito alla  possibile requisizione di immobili pubblici o privati può essere un’indicazione , quello che chiediamo è che si lavori per trovare una soluzione prima di un possibile contagio o di una quarantena obbligatoria. Chiediamo che immediatamente ci si adoperi per mettere in campo gli interventi urgenti. Sindacati e Associazioni firmatarie di quest’appello vigileranno  dichiarando sin da adesso la propria disponibilità al confronto anche con le associazioni che si occupano d’accoglienza”.