Ma lo sai che, in fondo, quel collega non era così male? Anche se mi masticava nell’orecchio. Ché poi, dai, in un’ora nel traffico si possono ascoltare tante belle canzoni. Di punto in bianco, milioni di italiani si sono ritrovati a lavorare da casa. Con i figli attorno o nell’isolamento più totale, molti stanno rivalutando la routine che fino a qualche giorno fa maledicevano. Il cambiamento non è da poco. Ecco qualche consiglio (anche cinematografico, o quasi) per reggere. E magari per scoprire che smart e remote working potrebbero essere un’opzione per il futuro, quando non sarebbero una costrizione ma una possibilità.

Non sottovalutare le conseguenze del pigiama

Dovrebbero scriverlo sulle confezioni, come per le sigarette: il pigiama crea dipendenza. Quando la sveglia suona e non c’è l’esigenza di correre in ufficio, l’indumento è traditore. Così soffice, comodo, accogliente. Ma sì, che sarà mai passare una mattinata in pigiama. Si inizia così e si finisce che, passando davanti allo specchio dopo qualche tempo, scoprirete che nella vostra casa abitata un tizio che somiglia a Tom Hanks in Cast Away. Capelli di forma indefinita, barba popolata da briciole di dubbia provenienza. Quindi: alzatevi dal letto, lavatevi e vestitevi come se doveste andare in ufficio. Ecco, magari non c’è bisogno di mettere la cravatta se siete abituati a farlo. Comodi, ma vestitevi. Non sottovalutate le conseguenze del pigiama.

L’uomo senza sonno

Leggenda metropolitana: eh, beato te che quando lavori da casa la mattina puoi prendertela con calma. Sì, ma solo se ti ci metti d’impegno. Vero: niente bus, niente traffico. Non si perde tempo per andare in ufficio. Ma attenzione: non si perde tempo per la semplice ragione che l’ufficio è lì sul tavolo, a cinque metri dal letto. Il rischio, quindi, è ritrovarsi sul posto di lavoro prima ancora che gli occhi abbiano messo a fuoco. Allora perché non trasformare la leggenda metropolitana in realtà? Sfruttate il tempo guadagnato per fare una colazione decente o quello che vi pare.

Odissea nello spazio

A nessuna persona di buon senso verrebbe in mente di friggere in camera da letto o di farsi un pisolino sul piano cottura. E allora perché trasformare l’intera casa in un ufficio? Non è un delitto stravaccarsi sul divano per un paio d’ore con il pc sulle ginocchia, ma anche il lavoro – come il pisolino e la frittura – deve avere i suoi spazi. Semplice se si ha una casa grande, con uno studio o una stanza in cui isolarsi. Più complicato quando si vive in un bi o monolocale. Ci sarà comunque una soluzione, a volte un po’ sacrificata. Ma persino una scrivania delle dimensioni del banco scuola potrebbe essere la vostra isola di salvezza. E comprate una sedia ergonomica o la vostra schiena maledirà lo smart working ancor prima che lo facciate voi.

Io sono l’agenda

La trafila traffico-ufficio-pausa pranzo-ufficio-arrivederci sarà anche una gran rottura, ma ha un pregio: scandisce il tempo per te. Non te ne rendi conto fino a quando non provi a organizzarti in proprio. Scegliere la scansione della giornata è più impegnativo di quel che si pensi. Per anni Mark Zuckerberg ha indossato solo jeans, maglietta e felpa. Tutti i giorni, sempre uguali. Ha raccontato di averlo fatto perché non voleva disperdere energie in decisioni che non riteneva importanti (come scegliere gli abbinamenti). Ora, primo: il fondatore di Facebook, che andava in giro per Harvard in sandali, non ha mai brillato per eleganza. Secondo: se state leggendo queste righe, c’è l’elevata probabilità che non siate Mark Zuckerberg. Però la sua fissazione fa capire quante risorse possa assorbire la necessità di decidere. Contrariamente a una convinzione diffusa, un lavoro da remoto (fatto bene) non è l’oasi del fancazzista. Serve più ordine e (auto)disciplina per lavorare da casa che con lo sguardo del superiore puntato sulla nuca.

L’attimo fuggente

Le decisioni da prendere ogni giorno non riguardano solo il modo in cui lavorare, ma anche i tempi in cui non si lavora. Ci sarà il figlio da accompagnare a scuola ma non il collega che ti trascina in pausa. Provate a scandire la giornata con la pausa caffè, la merenda. Evitando però di fare come Dory di Nemo davanti alla dispensa (devo lavorare, devo lavorare…uh guarda, un biscotto). Fate esercizi fisici casalinghi in questi giorni di cattività forzata, sport quando torneranno disponibili palestre, piscine e parchi. Pranzate. Addentare in piedi farinacei di qualsiasi forma non è pranzare. Una delle frasi più utilizzate d’Italia è “la mensa fa schifo”. Adesso la vostra mensa siete voi: fate in modo che migliori. Il punto è: quel tempo che non si spreca nel percorso verso il luogo di lavoro non deve trasformarsi solo in lavoro.

Il silenzio dei dipendenti

All’inizio, anche se in casa c’è più silenzio, potrebbe essere complicato concentrarsi. Se non altro perché quello spazio non è stato il luogo del lavoro. In queste giornate di quarantena, per chi ha figli le stanze potrebbero essere affollate e chiassose. Ma di solito lavorare da remoto vuol dire farlo in un ambiente molto più silenzioso del proprio ufficio. Attenzione, potreste rivalutare il vicino di scrivania molesto e manifestare vari disturbi e/o superpoteri: un udito canino potrebbe farvi scoprire l’insopportabile gocciolio del rubinetto. Mai prima d’ora vi eravate resi conto di quanto il frigorifero fosse rumoroso. Ma niente paura, dopo un periodo di adattamento, il super-udito tende ad affievolirsi.

C’è posta per te

Potreste anche provarci, ma fare smart working con i piccioni viaggiatori non pare essere proprio una grande idea. Dispositivi e connessione decenti sono la base, ma non tutto. Ci sono molti strumenti, anche gratuiti, che permettono di comunicare in modo molto efficiente, inviando file, condividendo immagini, documenti e video. Semplificano la vita e il lavoro. Ma attenzione: fate buon uso della gestione notifiche. Se scarseggiano, rischiate di non essere raggiungibili. Male. Se sono troppe, rischiate di sviluppare un’allergia cutanea a trilli e squilli. Malissimo.

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A ciascuno il suo

Il lavoro da casa come contromisura al coronavirus non è quasi mai vero smart working. È piuttosto un “remote working”. Cioè un un lavoro a distanza. Prima di tutto perché è un obbligo e non un’opzione. E poi perché è difficile iniziare a lavorare agile da un giorno all’altro senza gli strumenti e l’organizzazione necessari per farlo. Quando passeranno questi giorni, ci saranno lavoratori che rimpiangeranno l’ufficio e altri che avranno scoperto i lati positivi del lavoro da casa. Lo smart working è una scelta, che potrebbe essere proficua in base alle esigenze del lavoratore, delle imprese (non tutti gli impieghi possono essere a distanza) e alle caratteristiche personali. A ciascuno il suo.