Sanzioni più pesanti per chi viola le restrizioni, misure che potranno essere rimodulate e prorogate fino al 31 luglio e una maggiore autonomia di Regioni e sindaci. Sono le tre misure contenute nell’ultimo decreto anti-coronavirus.

Possibili proroghe fino al 31 luglio

Ormai si era capito: il 3 aprile, la data indicata in un primo momento come termine della clausura, sarà prorogata. Non si sa ancora di quanto e quando arriverà l’ufficialità, ma intanto questo decreto costruisce le basi normative del futuro provvedimento: le limitazioni per tamponare l’epidemia potranno allungarsi fino al 31 luglio. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte l’ha definita “una data astratta”. Non è detto, infatti, che gli italiani dovranno stare in casa fino ad allora. Vuol dire che il governo potrà, fino a quella data, intervenire per allungare i tempi, “per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a trenta giorni”. Quindi al massimo di un mese alla volta. La (o le) proroghe potrebbero durare meno, ma non di più. Ciascuna, poi, offre al governo la “possibilità di modularne l’applicazione”, sia “in aumento” che “in diminuzione secondo l’andamento epidemiologico”. Le proroghe, quindi, non avranno necessariamente le restrizioni attuali. Potrebbero essere ancora più rigide ma anche più morbide.

Le misure che sarà possibile adottare

Le misura su cui intervenire sono le stesse in vigore (in parte o in modo integrale) già adesso e almeno fino al 3 aprile. Il nuovo decreto le elenca: limitazione della circolazione delle persone; chiusura di strade urbane, parchi, aree gioco, ville e giardini pubblici; divieto di allontanamento e di ingresso in territori comunali, provinciali o regionali; quarantena precauzionale per chi è stato a stretto contatto con un positivo; divieto assoluto di lasciare la propria abitazione per gli infetti; limitazione o divieto di riunioni o assembramenti; stop a manifestazioni ed eventi, sia pubblici che privati; niente sport (neppure a livello “ricreativo” e “all’aperto) e cerimonie civili e religiose; chiusura di cinema, teatri, sale da ballo, discoteche, sale giochi; sospensione dei congressi. E ancora: scuole e musei chiuse; pubbliche amministrazioni bloccate (salvo i servizi essenziali); serrata per le attività di vendita al dettaglio, bar e ristoranti. Non si è ancora arrivati a tanto, ma tra le opzioni ci sarebbe anche la “possibilità di disporre o di affidare alle competenti autorità statali e regionali la riduzione, la sospensione o la soppressione dei servizi di trasporto di persone e di merci” e del “trasporto pubblico locale”

Aumentano (di molto) le sanzioni

Al di là delle proroghe, si inaspriscono le sanzioni per chi infrange i limiti. La multa andrà dai 400 ai 3 mila euro, mentre fino a ora era al massimo di 261 euro. La somma sarà più alta in caso di violazioni reiterate. Nel caso in cui coinvolgano un’azienda, “l’autorità può disporre la chiusura provvisoria” fino a cinque giorni.

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Cosa cambia per Regioni e Comuni

L’articolo 3 del decreto si concentra su un campo che, nelle ultime settimane, aveva fatto molto discutere vertici nazionali e locali: offre ai presidenti di Regione e ai sindaci la possibilità di intervenire con misure territoriali specifiche. Allo stesso tempo, però, definisce quello che fino a ora non c’era stato: un iter più preciso per evitare conflitti giurisdizionali. I presidenti di Regione possono adottare norme più restrittive di quelle nazionali. Saranno in vigore subito e per un massimo di sette giorni, entro i quali devono essere confermati da un decreto della presidenza del Consiglio. In sostanza: sì all’autonomia (anche per le regioni a statuto speciale) ma a tempo determinato e con l’avallo dello Stato. Per i sindaci, il processo è identico. Solo che anziché ottenere la conferma da Roma, devono avere il via libera dalla propria Regione.

Aggiornato alle ore 19.25 – In una precedente versione, che faceva riferimento alla bozza del decreto, la sanzione massima era indicata in 4 mila euro.