Si annunciano ritardi per il pagamento della cassa integrazione. Forse arriverà a maggio. Il problema è che le banche non sono pronte, nonostante la firma di un protocollo apposito, e così i circa 5,6 milioni di dipendenti a cui spetta il sostegno al reddito dovranno aspettare almeno 15 giorni in più. La data del 15 aprile prevista dal Governo, infatti, non potrà essere rispettata. È quanto emerge dall’analisi “Emergenza Covid-19 e cassa integrazione” della Fondazione Studi consulenti del lavoro che tra l’8 e il 9 aprile ha chiesto lo stato della situazione a 4.463 consulenti. Per l’83 per cento manca l’operatività degli accordi e quindi il via libera alle procedure per l’anticipazione bancaria degli ammortizzatori sociali. Solo il restante 17 per cento delle banche sarebbe già operativa. Ancora una volta però, al Sud le cose vanno peggio. Così se a Nord la quota di filiali attiva arriva al 28 per cento, al Centro scende al 12 per cento e al Sud all’11.

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Accordo non applicato

Non è una questione di banche grandi o banche piccole. Le difficoltà nell’attuare l’accordo Abi-sindacati, ma anche Abi-Inps ci sono per tutti. Eppure questi accordi avevano proprio l’obiettivo di ridurre tempi e burocrazia. Obiettivo che, secondo quanto emerge dall’analisi dei consulenti del lavoro, è fallito. Regna “ancora troppa incertezza”. Ciò che pesa di più è “l’estrema frammentazione delle misure a sostegno del reddito” ma anche “le inefficienze che deriveranno dall’aver concentrato la gestione di tutto il sistema di interventi in un unico soggetto, l’Inps“. L’ente avrebbe creato non pochi disagi anche con il blocco del proprio sito. A tutto questo si aggiunge anche “la complessità delle procedure” e “le incertezze del settore artigiano nel ricorso ai fondi FSBA”. Anche Regioni e ministero del Lavoro hanno delle colpe per i consulenti del lavoro. Le prime sono colpevoli di “ritardi nella definizione degli iter e degli strumenti per l’accesso alla Cassa integrazione in deroga” come la profilazione dei professionisti e il rilascio delle password di accesso ai portali, il ministero non ha invece dato indicazioni a proposito delle procedure di cassa integrazione in deroga per le aziende plurilocalizzate. Inoltre i consulenti del lavoro denunciano “la carenza dei fondi per la liquidazione degli assegni”.

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Unicredit la più attiva

Le banche che si sono adoperate per erogare al più presto la cassa integrazione sono Unicredit, Intesa Sanpaolo e BCC. Ma si tratta comunque di numeri bassi. In Unicredit, ad esempio, solo il 28,7 per cento degli istituti hanno reso operativo l’accordo. Ad Intesa Sanpaolo solo il 23,7 mentre nelle BCC il 22,4 delle sedi nazionali. Credit Agricole Italia si ferma al 7 per cento.