Sicurezza e benessere delle donne lavoratrici

La diversità di genere ha comportato una profonda differenziazione dei ruoli sessuali nel mondo del lavoro. Con l'emergenza Covid-19 si evidenzia ancora di più

Gran parte della nostra giornata è occupata dal lavoro, il lavoro è fondamentale nella nostra vita perché ci consente di soddisfare contemporaneamente una serie di bisogni legati, anche, ai cambiamenti e alle sfide che si presentano durante la vita.  Il lavoro non è una “questione puramente privata”. Rispetto a esso confrontiamo gran parte della abituale quotidianità, anche nella relazione con altre persone, con rilevanti effetti sulla costruzione della nostra identità e nel riconoscimento dei valori personali. Questo contesto di generalizzata incertezza legata a situazioni emergenziali di diffusione del Covid-19, rende necessario un ripensamento generale del lavoro anche in termini di elasticità e flessibilità, allo scopo di renderlo più adeguato alla accresciuta complessità del contesto in cui esso si inserisce, per promuovere e conseguire effetti positivi sul fronte della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro (work-health balance) dei lavoratori e delle lavoratrici, favorire il benessere organizzativo, contribuendo  ad aumentarne l’efficacia.

Nella situazione attuale caratterizzata dall’irrompere della pandemia di coronavirus tutto ciò assume connotati di maggiore criticità in relazione ad alcune categorie di lavoratori che, ancor oggi, si presentano nel mercato del lavoro con particolari elementi di debolezza. La costruzione (sociale) di una coscienza di genere ha evidenziato come le minori opportunità offerte alle donne nel mondo del lavoro siano dovute a “differenze” di tipo psicoattitudinale e comportamentale che le organizzazioni, in modo riduttivo e semplicistico, attribuiscono alle lavoratrici. La presenza di barriere nel mercato del lavoro sarebbe determinata, dunque, proprio da una diversa psicologia femminile di atteggiamenti, comportamenti e modi di organizzare il lavoro non riconosciuti dalle organizzazioni, che invece adottano valori prettamente maschili. Le aree di diversità sarebbero quella motivazionale e di personalità, quella che evidenzia lo stile di leadership e infine quella inerente i valori e i legami organizzativi. Sul ruolo marginale assunto dalle donne può giocare una propria funzione anche la disparità numerica: le pressioni della maggioranza (maschile) spingerebbe il gruppo minoritario (femminile) ad assumere comportamenti “difensivi”.

Secondo un approccio che tradisce apertamente una matrice cognitivista, il punto da cui partire per indagare a fondo il senso della diseguaglianza di genere dovrebbe essere lo “schema di genere”. Si è sottolineato, in questo caso, come le donne possano esprimere caratteristiche ritenute comunemente maschili e pertanto svolgere ruoli e professioni ritenuti a esclusivo appannaggio degli uomini, se queste sono parte costitutiva dell’idea di sé assimilata nel corso dello sviluppo. La differenza di genere sarebbe quindi determinata soprattutto dai ruoli sociali e dalla cultura della comunità di appartenenza. Proprio il processo di socializzazione comporta una differenziazione dei ruoli rispetto al genere: esso si basa su processi di categorizzazione, attraverso i quali i bambini e le bambine acquisiscono comportamenti congruenti ai modelli di ruolo che sono proposti dagli adulti. I concetti di “cosa è maschile” e “cosa è femminile” consentono così al soggetto di organizzare e significare la propria esperienza come individuo, ma tendono anche a diventare degli stereotipi, esprimendo una concezione precostituita e semplificata della realtà e divenendo a livello sociale delle vere e proprie etichette normative. Infine, la prospettiva psicosociale mette in primo l’appartenenza al gruppo sessuale e le pressioni sociali che sono esercitate sulla persona in relazione al proprio genere: in quanto appartenenti a un gruppo di un certo sesso, uomini e donne maturano aspettative diverse rispetto ai ruoli sociali e alle esperienze professionali, sviluppando in modo differenziato competenze, valori e convinzioni. L’identità di genere è dunque connessa alle dinamiche esistenti tra soggetto e società e dunque l’appartenenza a un gruppo e le relative pressioni sociali sono alla base dello sviluppo della personalità.

Al di là, comunque, degli ancoraggi teorico-interpretativi, nella realtà dei fatti la diversità di genere ha comportato una profonda differenziazione dei ruoli sessuali nel mondo del lavoro, con il risultato che il lavoro femminile e quello maschile rimangono poco assimilabili, al punto da ritenere che alcuni sembrano di fatto banditi alle donne.  E in momenti di crisi come quella scatenata dalla diffusione del Covid-19, si evidenzia ancora di più. L’effettiva integrazione, le pari opportunità, la rimozione delle disuguaglianze, alla luce delle considerazioni fatte, non possono poggiare solo misure normative e sugli strumenti, anche informatici, a cui le amministrazioni possono ricorrere per incentivare modalità più flessibili di lavoro, occorre anche l’impegno a “valorizzare, compatibilmente con le esigenze organizzative e produttive e le dimensioni aziendali, le buone pratiche di flessibilità family-friendly e di conciliazione esistenti”, che mettano in risalto gli stereotipi di genere, sviluppando una nuova sensibilità rispetto ai condizionamenti sociali e culturali.

Per approfondimenti: Rete degli psicologi del lavoro accademici per lo studio del lavoro atipico – Rete delle consigliere di parità̀. VITA, IDENTITÀ, GENERE IN EQUILIBRIO PRECARIO. Ricerche psicologiche sul mercato del lavoro in Italia. EDIZIONI UNICOPLI