L’emergenza coronavirus ha colpito ristoranti, bar, hotel, enoteche. Tutti luoghi in cui, nel mondo di prima, era possibile sorseggiare un bicchiere di vino. Secondo le stime di Federvini, l’intera filiera vitivinicola italiana ad oggi accusa una perdita complessiva di almeno il 50 per cento di fatturato sul mercato interno e del 70-80 per cento nel canale horeca (alberghi, ristoranti e dintorni). Anche sul fronte export si sta rilevando un rallentamento, stimato intorno al 30 per cento nei primi mesi del 2020. Unica nota positiva: i dati Federvini riferiscono di un aumento delle vendite di vino nella grande distribuzione, pari al 7 per cento tra gennaio e Pasqua. Anche se si tratta di dati provvisori, in continua evoluzione, la ferita a tutto il settore è grave.

Vendita online: una boccata d’ossigeno

“L’aspetto che sta soffrendo di più è quello delle vendite”, spiega Baldo Palermo, portavoce di Donnafugata. I vini della cantina di Marsala sono veicolati per lo più tra bar, hotel e ristoranti, comparto crollato con il lockdown. “Le vendite a domicilio, per il consumo casalingo, fatte attraverso siti di e-commerce specializzati o da enoteche che offrono il servizio di consegna, ci sono e sono cresciute. Ma non compensano, ad oggi, i mancati consumi nel canale horeca”. Le piattaforme di vendita online hanno aiutato a portare più facilmente il vino a casa delle persone. In un momento di difficoltà ed emergenza, Tannico ha raddoppiato i volumi di vendita, registrato un aumento del 10 per cento nella frequenza d’acquisto e del 5 per cento nella quantità di bottiglie per ordine effettuato. Non si compra solo di più, ma più spesso. Un fattore che, sperano i gestori delle app, possa trasformarsi in abitudine. Sono anche cambiate le tipologie di vini scelte e la loro geolocalizzazione in rapporto alla maggiore o minore diffusione del virus e alla mobilità.

Social, la degustazione è a distanza

Se le visite in cantina hanno subito una logica battuta d’arresto, il carico di lavoro ha avuto un’impennata. “Abbiamo dovuto riadattare tutto il nostro piano editoriale sui canali social e iniziato nuove attività di comunicazione, come i live tasting su Instagram”, spiega Palermo. Il lockdown è stato per molte imprese un momento di riflessione su attività e politica aziendale. “Ci tocca gestire il presente ma progettare in modo molto innovativo il futuro. Passato il picco dell’emergenza, le abitudini di consumo del vino di qualità, come e quanto saranno cambiate? Questo è quello che ci chiediamo. Oggi non abbiamo ancora tutte le risposte”.

La cantina in smart working

In vigna e in cantina, a Donnafugata nessuno si è fermato. “Abbiamo proseguito tutte le principali attività. Lavorando da casa abbiamo presidiato tutti i servizi, dall’amministrazione alla logistica, dal marketing al commerciale”, spiega Palermo. In questa nuova quotidianità è emersa una diversa consapevolezza dei costi e degli strumenti necessari. Certo, non si può vendemmiare o affinare in smart working ma, sottolinea il portavoce dell’azienda, “il lavoro da casa ci ha fatto capire che prendere un aereo per fare un meeting sarà un’opzione da riservare solo alle occasioni che davvero richiedono la presenza fisica dei partecipanti. Oggi la tecnologia ci offre straordinari strumenti di collegamento e condivisione del lavoro. E la forzata permanenza a casa ci ha anche portato a collaborare di più e in modo più sistematico ed organizzato”.

Vendemmia, gli stagionali saranno un problema?

Una delle preoccupazioni del comparto agroalimentare italiano è il blocco dell’afflusso di manodopera stagionale a causa dell’emergenza coronavirus. Per l’azienda siciliana non sembra essere una preoccupazione. “Non abbiamo particolari problemi in quanto i nostri lavoratori in campagna sono dipendenti a tempo indeterminato o stagionali che da diversi anni lavorano con noi”, sottolinea Palermo. Intanto la Coldiretti ha presentato al Governo il piano salva vigneti, con il quale, attraverso la distillazione volontaria, si prevede di togliere dal mercato almeno 3 milioni di ettolitri di vini generici da trasformare in alcol disinfettante per usi sanitari. Il progetto punta da un lato a far incassare da un prodotto oggi molto richiesto contro le infezioni; dall’altro a evitare un eccesso di offerte che penalizzerebbe ulteriormente un mercato già in sofferenza. Coldiretti ha infatti stimato che l’aumento delle bottiglie in giacenza è già al 10,5 per cento. “Ogni aiuto concreto all’agricoltura e al settore vitivinicolo sarà utilissimo per smorzare l’impatto economico della pandemia sulla filiera”, sottolinea Palermo.

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Il futuro post-Covid

“Adesso che le misure emergenziali stanno producendo gli effetti sperati, i decreti di sostegno all’economia sono segni tangibili della volontà di non lasciare nulla di intentato”, dice il portavoce di Donnafugata. “Speriamo che anche l’Europa faccia al meglio la propria parte”. In alcune regioni, bar e ristoranti potrebbero ripartire il 18 maggio. Al di là della data e dalla propensione dei clienti a prenotare un tavolo e stappare una bottiglia, Palermo ha già un’idea di quale sarà per la cantina la priorità in fase di “ripartenza”: “Una delle prime cose che faremo è soprattutto visitare i clienti, enoteche e ristoranti. Vogliamo capire insieme a loro come potremo soddisfare una domanda che nel frattempo sarà cambiata. Inoltre, speriamo di poter gradualmente tornare ad accogliere visitatori a Donnafugata, italiani e stranieri”. Nell’attesa, l’azienda sta realizzando nuove attività di comunicazione e di servizio che animeranno il wine-club dedicato ai fan dell’etichetta. “L’obiettivo è quello di arricchire l’esperienza di visitatori e appassionati, prima e dopo le visite”.

Crediti Foto: Pilotto-Donnafugata