Senza soldi e senza lavoratori eppure “l’agricoltura non aspetta i tempi dell’uomo”. Aspetta gli aiuti promessi da Stato e Regione: “le aziende agricole soffrono per mancanza di liquidità”, dice il presidente di Confagricoltura Sicilia, Ettore Pottino. Accanto c’è la carenza della manodopera necessaria. E non è tanto una questione di contratti o nazionalità dei lavoratori, seppure il problema resta. A fare la parte del leone è l’impossibilità a spostarsi. I lavoratori, spesso immigrati, vanno di campo in campo e in questo periodo non è stato possibile farlo. Un problema che in teoria potrebbe risolversi nei prossimi giorni, con la maggiore apertura. Ciò che associazioni di categoria auspicano però, è il ritorno nei campi degli italiani. In Sicilia, in particolare, ci sono molti disoccupati e la campagna ha bisogno di braccia.

Sì alla proposta della ministra Bellanova

I problemi dell’agricoltura sono sempre gli stessi tra prezzi bassi, caporalato e diffusione dei prodotti. In questo periodo particolare è mancata anche la manodopera e così le grandi raccolte non sono nemmeno cominciate o se l’hanno fatto è stato in parte. Per cercare di risolvere il problema, la ministra all’Agricoltura Teresa Bellanova ha proposto la regolarizzazione dei migranti con un permesso di soggiorno temporaneo. “La Flai Cgil la fa da diversi anni”, afferma il segretario regionale Tonino Russo. Per lui la questione non è legata alla nazionalità, ma alla regolarità e la pandemia “ha messo in luce il problema dello sfruttamento nelle campagne e ha penalizzato anche i nostri lavoratori”. “Non è che manchi la manodopera – manca quella sottopagata“, dice. Per il sindacalista l’occasione è quella giusta per “lottare insieme per i diritti dei lavoratori”. Una battaglia di lavoro, ma anche di qualità ed etica, che secondo Russo “potrebbe avvicinare i nostri giovani”. “Non basta la repressione – aggiunge – bisogna fare la prevenzione ovvero istituire le reti agricole di qualità, mettere insieme le aziende sane e valorizzarle, offrendo loro anche dei vantaggi”.

Proroga dei rapporti esistenti

Da Confagricoltura Sicilia non bocciano la proposta, però si dicono titubanti sul reale impatto della misura e sui tempi d’attuazione. “La manodopera serve subito, prima che si riesca a mettere tutto a regime passerà del tempo”, spiega il presidente di Confagricoltura Sicilia, Ettore Pottino. “Non ho ancora una posizione chiara – aggiunge – ma basterebbe una proroga dei rapporti esistenti e delle persone che già hanno lavorato”. Che la misura non risolva il problema è d’accordo anche il presidente Cia per la Sicilia orientale, Giuseppe Di Silvestro. “Resta però una delle soluzioni”, dice.

Contratto di lavoro e voucher

Al di là del permesso di soggiorno, quello che dovrebbe davvero fare la differenza è il contratto di lavoro. Troppo spesso il caporalato vince sulle leggi dello Stato e i controlli non sono mai sufficienti. Accade spesso che i lavoratori hanno il permesso di soggiorno ma non un contratto regolare. “Che significa concorrenza sleale tra noi”, dichiara Di Silvestro. La soluzione che propongono sia Confagricoltura che Cia è l’utilizzo del voucher. Secondo Pottino possono avvicinare all’agricoltura anche gli italiani perché “consentono di prestare servizio in agricoltura immediatamente senza bisogno di troppa burocrazia”. Pottino la definisce quindi “un’opportunità”. Il rischio che qualcuno possa ‘fare il furbo’ ovvero usare i voucher per non pagare adeguatamente i dipendenti rimane, “ma le leggi vanno fatte per funzionare in un sistema produttivo. Il furbo è penalmente perseguibile”, afferma Pottino. Russo invece è del tutto contrario ai voucher. Li considera una scorciatoia per il lavoro nero. “I contratti agricoli hanno la flessibilità più estesa di tutte le tipologie di contratto, non ce n’è bisogno”.

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Collocamento per mettere insieme domanda e offerta

Anche Giuseppe Di Silvestro si dice d’accordo a spingere al ritorno nelle campagne dei giovani italiani. “È un lavoro che fa onore e permette di non dovere lasciare l’isola”. Aggiunge anche che “oltre ai controlli per il rispetto dei contratti”, questi andrebbero differenziati. “Non tutti hanno la stessa preparazione”. Un altro strumento che le associazioni di categoria hanno tentato di mettere in piedi per fare da ponte tra domanda e offerta è digitale. Una sorta di collocamento online che però funziona abbastanza in Italia e quasi per nulla in Sicilia. “Chiediamo da anni un collocamento pubblico, senza l’intermediazione illecita di manodopera che porta allo sfruttamento”, afferma Russo. Sia Pottino che Silvestro si dicono convinti che serva un cambio di mentalità da parte delle aziende, non abituate a questi strumenti. “Una volta c’era il collegamento oggi si va avanti alla carlona e invece queste agenzie servono”, dice Di Silvestro. Oltre a mettersi a disposizione delle aziende la Cia sostiene la necessità di corsi di formazione. “Bisogna capire che ormai online si fa la qualsiasi e quindi bisogna lavorare su questo aspetto”.

La cassa integrazione non è arrivata a nessuno

Oltre il problema dell’assenza dei lavoratori c’è anche quello dell’assistenza per chi ha un contratto agricolo. Pottino lamenta una burocrazia troppo complessa, “con un doppio passaggio tra Regione e Inps che non ha logica, soprattutto in un momento di emergenza”. Si tratta di una decisione governativa inserita del decreto Cura Italia ma anche la Regione siciliana non è esente da colpe. “Hanno dato una comunicazione errata e non hanno saputo organizzarsi così, ad oggi, nessuno ha ancora ricevuto la cassa integrazione”. Anche le aziende aspettano gli aiuti promessi e Di Silvestro non ha dubbi. “C’è attenzione, ma serve di più perché alla data attuale molte aziende chiedono ma si rinvia sempre a domani”. Il problema che solleva il presidente Cia della Sicilia orientale è soprattutto con le banche tramite le quali dovrebbero arrivare alle aziende le somme previste dai governi. “Le aziende hanno difficoltà ad avere credito per fare investimenti e innovazione e quando qualche decreto lo permette, le lungaggini amministrative creano numerose difficoltà tanto che molte aziende si arrendono”.