Dieci milioni a fondo perduto per le startup innovative nel nuovo decreto Rilancio. Ma andranno solo “per l’acquisizione di servizi prestati da parte di incubatori, acceleratori, innovation hub, business angels e altri soggetti pubblici o privati operanti per lo sviluppo di imprese innovative”. Troppo poco per un “sistema delle startup innovative” che in Italia al momento conta 11 mila soggetti. Per la propria natura di imprese all’inizio del proprio ciclo di vita “hanno esigenze di liquidità maggiori”, come sottolineato dallo stesso decreto. Spesso prive di qualunque introito, operando in pareggio o in perdita, non possono accedere agli aiuti previsti per la crisi economica da coronavirus (o possono farlo con difficoltà), riducendo quindi la possibilità di avere un prestito. Dovrebbero quindi reggere grazie agli investimenti privati e al venture capital, che in Italia sono tradizionalmente limitati e che, come sottolinea Alessandro Arnetta, partner di Digital Magics Palermo, “sono praticamente assenti in questo momento di incertezza”. Su questo punto il decreto, all’articolo 46, prevede l’istituzione di un fondo da 200 milioni per co-finanziare le imprese che investono sulle idee delle giovani startup. La sua attuazione, come quella del sostegno a fondo perduto per l’acquisto di servizi, è demandata a un decreto del ministero dello Sviluppo economico (Mise) “da adottarsi entro 60 giorni”.

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Arnetta: “In questa fase d’incertezza niente investitori”

In attesa della pubblicazione del decreto in gazzetta ufficiale, e come sottolineato nelle scorse ora da stakeholder ed esperti del settore, è anche saltata la possibilità di una detrazione d’imposta al 50 per cento per le persone fisiche che investono nelle startup innovative. Senza le modifiche annunciate – presenti ancora nelle note esplicative delle bozze che si sono succedute nel corso delle ore di ieri -, la possibilità di detrazione resta pari al 30 per cento e per somme non superiori ai 100 mila euro d’investimento. La situazione è aggravata anche da quello che Arnetta definisce “un blocco dei capitali destinati alle startup, sia da partner industriali che di investitori nell’ambito dell’innovazione, i cosiddetti angel. In questo momento d’incertezza quasi nessuno può permettersi di investire fuori dal proprio core business. Portare dal 30 al 50 non avrebbe comunque risolto una situazione di stallo, ma avrebbe aiutato”.

Cento milioni a Invitalia per nuovi prestiti

Il quadro delle misure prevede anche cento milioni di euro destinati al “rifinanziamento delle agevolazioni concesse nella forma del finanziamento agevolato”, ovvero per le misure già previste dal decreto del Mise del 30 agosto 2019. Di fatto si rimpingua la dotazione di Invitalia per concedere prestiti e, come spiegato nella nota esplicativa, estendere alle fasi successive alla startup il prestito Smart & Start Italia convertendolo eventualmente in una partecipazione da parte di investitori privati o pubblici. Per gli investitori esteri si dimezza invece l’impegno di fondi, di durata almeno biennale, da 500 mila a 250 mila euro. Il decreto prevede inoltre la proroga di un anno della permanenza nel registro delle startup innovative, con anche la possibilità di una moratoria di 12 mesi “per le linee di credito in essere tra startup e Pmi innovative e banche. Per le Pmi è inoltre previsto un aumento di 200 milioni del fondo di garanzia.

Rilancio Italia, ma non le startup

“Purtroppo bisogna ribadire quello che sentiamo da giorni: c’è ben poco per le startup nel nuovo decreto”, commenta Arnetta. Il problema principale per lo sviluppo delle startup non viene infatti affrontato adeguatamente: la mancanza liquidità. “Parliamo di aziende appena nate, senza storico, e se c’è difficoltà per le imprese avviate da anni per accedere al credito bancario figurarsi per le startup”. L’unica nota positiva è l’aumento della dotazione a Invitalia, da destinare secondo quanto previsto dal decreto principalmente alla misura Smart & Start. “Si tratta di uno strumento già efficace e largamente utilizzato, e Invitalia tramite i facilitatori fa un percorso di inserimento preliminare con analisi dei business plan che portano solitamente al finanziamento entro 60 giorni”, spiega Arnetta. I prestiti concessi arrivano fino a 1,5 milioni, “con la possibilità per le imprese siciliane di avere agevolazioni ulteriori fino al 80 per cento. Ma è tutto previsto dalle nuove regole introdotte dal Mise lo scorso 16 dicembre: di misure anti-covid non c’è all’atto pratico nulla, e Smart & Start sembra essere l’unica ancora di salvezza”.

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Fondo perduto per i prototipi di videogame

In attesa del testo definitivo, il decreto Rilancio ha istituito un “First Playable Fund”. Sono 4 milioni di euro, finalizzati a “sostenere le fasi di concezione e preproduzione dei videogames, necessarie alla realizzazione di prototipi”. Verranno quindi garantiti contributi a fondo perduto, riconosciuti nella misura del 50 per cento delle spese ammissibili per importi compresi tra da 10 mila e 200 mila euro per singolo prototipo. Anche in questo caso sarà necessaria l’emanazione di un apposito decreto da parte del Mise.

Il fondo per il trasferimento tecnologico

Un articolo a parte, il 51, è dedicato infine a un nuovo fondo, pari a 500 milioni di euro, destinato al trasferimento tecnologico. Finalizzato “alla valorizzazione e all’utilizzo dei risultati della ricerca presso le imprese operanti sul territorio nazionale, con particolare riferimento alle startup innovative”. Di fatto l’articolo mette i fondi a disposizione dell’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile che, in qualità di soggetto attuatore delle misure, stipulerà delle convenzioni con università, enti di ricerca ed imprese. A questo scopo verrà costituito un nuovo soggetto, la “Fondazione Enea Tech”, che gestirà la dotazione dei 500 milioni oltre a eventuali donazioni pubbliche e private, da investire sotto la vigilanza del Mise.