In piena fase 2, ad appena tre giorni dalla riapertura del 18 maggio, tiene banco soprattutto un tema: le responsabilità dei datori di lavoro. Secondo il decreto legge 18 del 2020, il cosiddetto “Cura Italia” già convertito in legge, il contagio da Covid-19 è infatti paragonabile a un infortunio sul lavoro. Con le conseguenti responsabilità penali. Un concetto ribadito da Inail all’interno delle proprie raccomandazioni, che hanno scatenato la preoccupazione degli imprenditori in tutta Italia. L’Istituto nazionale per gli infortuni sul lavoro ha però chiarito, poche ore fa, come bisogna in ogni caso accertare la responsabilità “per dolo o colpa”, e che questa è successiva e comunque non collegata al “riconoscimento dell’infortunio da parte dell’Istituto”.

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Il medico: “La responsabilità è la stessa di sempre”

“In questa fase un carico di informazioni dai media, anche contrastanti, ha causato una eccessiva paura per le responsabilità, forse superiore a quella del contagio”, commenta il dottor Carlo Sciacchitano, specialista in medicina del Lavoro e medico competente per diversi enti e aziende, compresa l’Università di Catania. “Bisogna chiarire che per il datore di lavoro non cambia nulla: le responsabilità sono sempre quelle stabilite dal testo unico sulla Sicurezza, il decreto legislativo 81 del 2008”, afferma. Quel che bisogna fare è quindi seguire le regole del proprio documento di valutazione rischi (Dvr), debitamente aggiornato “con le linee guida già approvate per legge nel Cura Italia, dove ci sono i protocolli da adattare alle esigenze della singola realtà”.

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Unica raccomandazione: rispettare le (proprie) regole

Quelle di Inail restano quindi solo “raccomandazioni non cogenti, le regole da rispettare sono semplici, e sono solo quelle stabilite per legge”, ribadisce Sciacchitano. Una affermazione simile a quella rilasciata questa mattina dal ministro allo Sviluppo economico Stefano Patuanelli, per cui “le imprese che rispettano il protocollo di sicurezza non sono responsabili dei contagi”. Sciacchitano prende come esempio le sanificazioni: secondo i protocolli bastano prodotti di uso comune. “Le linee guida non prevedono l’uso di prodotti particolari e costosi, come l’ozono. I detergenti sono quelli che si usano anche in casa, la cui applicazione può essere certificata dalle fatture di acquisto o, nel caso ci si rivolga a una ditta esterna, da una dichiarazione specifica”. E lo stesso vale per l’uso delle mascherine e dei guanti: “se previsti, e consegnati ai dipendenti come dalle regole messe nero su bianco della mia azienda, la responsabilità dovrà essere dimostrata”.

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“Sempre valide le regole generali, come la distanza”

La decisione in merito al riconoscimento dell’infortunio sul lavoro spetta quindi a Inail. Ma quello da cui non si prescinde sono le regole valide per tutti: “non si entra nei luoghi di lavoro con i sintomi influenzali e temperatura superiore ai 37,5 gradi centigradi, e il distanziamento è sempre come minimo di un metro”. Il principio dovrà solo essere definito meglio per alcune tipologie in attesa di protocolli ben definiti, come la ristorazione e le strutture balneari. “Arriveranno regole più precise, emanate con ogni probabilità anche dalle Regioni”. Sulle preoccupazioni degli imprenditori del settore però, Sciacchitano aggiunge: “Chiaramente vedo tutto dalla prospettiva di un medico, abituato a queste regole. Ma come per le linee guida specifiche di altri settori, quelle dei protocolli approvati il 14 marzo, integrati il 24 aprile e inseriti nella legge di conversione in Parlamento, anche queste saranno basate sugli atteggiamenti comuni utilizzati nei vari luoghi. Stare in spiaggia è diverso dallo stare seduti al ristorante”.

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Infortunio da Covid: “non ci sono malus assicurativi”

Altro punto importante da sottolineare è la logica di Inail nel trattare gli infortuni da Covid: la stessa degli infortuni in itinere. “Non c’è nessun malus, cioè una somma aggiuntiva da pagare per l’assicurazione, a carico dell’azienda. Questo penso spieghi come non ci sia la volontà specifica di perseguire”. L’azienda dovrà, in base alle proprie esigenze, “solo preoccuparsi di adattare le regole alla propria situazione specifica. Credo che qualsiasi imprenditori, lette le linee guida e tradotte per la propria realtà, capisca meglio quel che c’è da fare, a norma di legge”. Per farlo “non servono più di un paio d’ore”, conclude Carlo Sciacchitano.