Un po’ per protesta e un po’ perché manca la convenienza economica. Non tutti i ristoranti siciliani riaprono dopo il via libera da parte dei governi regionale e nazionale. Un dato confermato da AssoFir, Federazione italiana ristoranti, ma anche da Fipe, Federazione italiana pubblici esercizi di Confcommercio. La “colpa” è politica, perché le direttive sono arrivate tardi (il decreto di Musumeci è stato pubblicato domenica sera verso le 20,30 e le linee guida dell’Inail pochi giorni prima) e non soddisfano i ristoratori. Manifestano difficoltà per la sicurezza di lavoratori e clienti, c’è una possibile invasione della privacy di quest’ultimi e, alla base di tutto, un problema economico.

Stime negative per incassi e presenze

La stima per gli incassi è di “circa il 20 per cento di quanto riuscivamo a fare mensilmente” secondo Orazio La Cognata coordinatore regionale di AssoFir. Il danno economico da lockdown è stato importante e anche la ripartenza non sembra rappresentare la risorsa economica che si spererebbe. Il crollo è legato al numero dei clienti, circa il 35 per cento. Un crollo dovuto “sia perché in molti non potranno permetterselo economicamente, sia perché il timore che si possa essere a rischio contagio è ancora alto”. Lo conferma anche TheFork, la app di TripAdvisor per la prenotazione online dei ristoranti. Nella sua ricerca appena pubblicata, più della metà degli italiani ha dichiarato che non tornerà al ristorante tanto presto. Al Sud il 61 per cento degli intervistati ha risposto scegliendo l’opzione: “non penso di andare a mangiare fuori per un certo periodo”. Solo il 30 per cento ha risposto di andare “come prima o più di prima”.

Il rischio per la privacy

Accanto al problema degli incassi c’è quello dell’incertezza. Fino a qualche giorno fa di conoscere le linee guida, adesso per la loro applicazione ed efficacia. I dubbi che manifesta La Cognata sono di identificazione, privacy e salute. Una situazione che ha spinto diversi ristoratori a decidere di lasciare giù la saracinesca. “Almeno il 20 per cento su un comparto che conta, in Sicilia, tra i 4500 e cinque mila esercizi”. Il coordinatore di AssoFir lamenta il fatto che non c’è modo di dimostrare, da parte del ristoratore, se il gruppo che si presenta è composto da congiunti oppure no e di conseguenza se si infrangono in qualche modo le stesse linee guida dell’Inail. Non possono chiedere nulla che attesti questo status: “già il fatto di sapere se sono congiunti rappresenta una violazione della privacy”. Nessun problema invece per la conservazione delle liste di prenotazione, perché “ci sono sempre state, seppure le cestinavamo a fine servizio”. Anzi, La Cognata consiglia di conservale un mese invece di 14 giorni come prescritto. “Sono solo pochi fogli di carta, ma almeno così siamo più sicuri”. La Cognata è inoltre preoccupato per la salute. “Potrebbero esserci degli asintomatici ma non lo sappiamo: tamponi o test sierologici non sono stati fatti a tutti e invece sarebbe auspicabile”.

Aiuti inesistenti

A fronte di perdite e minori incassi, restano ancorate ad un tondo “cento per cento, invece, tasse e scadenze dei vari pagamenti”. I ristoratori avrebbero gradito “almeno degli sgravi” invece di spostamenti in avanti del debito. Inoltre non s’è visto l’ombra di “nessun aiuto reale”, secondo La Cognata: niente indennizzo alle partite Iva, defiscalizzazione, aiuti alle assunzioni, soldi per i ristoranti che devono ripartire. Le difficoltà nel fare fronte ai debiti si scontrano contro l’assenza delle misure statali e regionali a sostegno del comparto. A livello nazionale “si è fatto poco e non è arrivato quanto promesso”, a livello regionale ci sarebbero dei pasticci legislativi. “Si prevedono dei soldi per i lavoratori stagionali, ma lo si fa con una clausola non più utilizzata dall’introduzione del Jobs act”.

Nuovi menù e fidelizzazione del cliente

Per tentare di risollevarsi nel post Covid-19, il mondo della ristorazione siciliana punta sulla strategia: “alta qualità e prezzi ragionevoli”. Durante il lockdown qualcuno ha racimolato delle prenotazioni con il sistema dei voucher, altri hanno investito sul delivery, “ma queste non possono essere le soluzioni”. Ecco perché si punta a fidelizzare il cliente tentando di invogliarlo “con nuovi menù in cui ci sia il prodotto siciliano e italiano in piatti più veloci e meno elaborati”.