Per l’agricoltura sono previste dal nuovo decreto Rilancio regolarizzazioni per i lavoratori in nero. E in Sicilia sono il 37 per cento dei quasi 18 mila lavoratori stranieri del settore sono irregolari. Ma Cgil Sicilia e Flai, la federazione dei lavoratori dell’agroindustria, chiedono di fare un passo ulteriore: l’istituzione del collocamento pubblico. Una misura “per la trasparenza del mercato del lavoro agricolo che migliorerebbe la situazione di tutti i lavoratori del comparto, dando un colpo al caporalato”, spiegano i segretari siciliani di Cgil Alfio Mannino e di Flai Tonino Russo in una nota congiunta. “Le norme per la regolarizzazione dei migranti sono un primo importante passo per fare emergere le situazioni di sfruttamento in agricoltura, molto diffuse in Sicilia. Adesso devono però seguire misure di fondo, come l’istituzione del collocamento agricolo pubblico, per affermare un mercato del lavoro trasparente e legale e mettere fine ai fenomeni di caporalato”, affermano Mannino e Russo. I due esponenti sindacali chiedono anche alla Regione, “di dare immediata operatività con i necessari progetti alla messa in sicurezza  e alla creazione di condizioni di vita dignitose nei ghetti di Campobello di Mazara e Cassibile, per i quali la Finanziaria regionale ha stanziato oltre 700 milioni”.

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Migliaia i lavoratori sfruttati “non solo stranieri”

I lavoratori extracomunitari impegnati in Sicilia in agricoltura solo 17 mila e 800 e di questi il 37 per cento, secondo le stime della Flai, sono in nero e sfruttati. “Per loro – affermano Mannino e Russo- rivendichiamo condizioni di lavoro e di vita dignitose”. Lo sfruttamento tuttavia “non colpisce solo i lavoratori stranieri ma tutti i braccianti agricoli. L’avere avviato un processo di emersione con le regolarizzazione- dunque- sottolineano- produrrà vantaggi al complesso dei lavoratori dell’agricoltura, mettendo fine a forme improprie di concorrenza al ribasso tra i lavoratori e a odiosi fenomeni di caporalato. E questo avverrà- sottolineano i due esponenti sindacali- soprattutto se seguiranno la costituzione delle sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità, previste dalla legge 199 del 2016, e l’istituzione da parte della Regione, in virtù delle sue prerogative autonomiste, del collocamento agricolo pubblico, quale luogo di incontro trasparente della domanda e dell’offerta di lavoro”. I due esponenti sindacali rilevano che “lavoro di qualità e agricoltura di qualità vanno di pari passo. Le iniziative avviate con l’emergenza sanitaria e quelle che dovranno seguire sono dunque destinate anche a rilanciare il comparto e di questo il mondo imprenditoriale deve avere consapevolezza”.