Tra le conseguenze della crisi causata dal coronavirus, anche la scomparsa dei grandi eventi in Sicilia. Dalla Festa del mandorlo in fiore ad Agrigento, prima vittima illustre del lockdown a fine febbraio, per arrivare al Festival del Cinema di Taormina e agli eventi connessi come Taobuk. Ma l’evento la cui assenza potrebbe più lasciare il segno economicamente è forse Etna Comcis di Catania. Il “festival internazionale del fumetto e della cultura pop” avrebbe festeggiato quest’anno la decima edizione, un evento “la cui organizzazione dura più o meno da un anno e mezzo. Quando è arrivato il lockdown stavamo mettendo in ordine i pezzi del puzzle. Eravamo all’85 per cento del lavoro organizzativo”, afferma Antonio Mannino, direttore di Etna Comics. La manifestazione del 2020 sarebbe dovuta durare cinque giorni, dal 29 maggio al 2 giugno, un giorno in più dell’annata record del 2019, con 85 mila presenze registrate. “Avremmo avuto il 25 per cento in più di spettacoli, e una previsione di centomila spettatori”. La comunicazione ufficiale del rinvio, a data da destinarsi, è arrivata lo scorso 30 marzo. “L’obiettivo è quello di recuperare, magari a dicembre se riusciremo. Tutto si basa su un fortissimo spirito di aggregazione, che è in contraddizione assoluta col momento storico che stiamo vivendo. Ma si farà, e in grande”, promette Mannino.

“Un impatto diretto tra i 5 e i 10 milioni di euro”

Secondo uno studio effettuato dagli organizzatori “Etna Comics ha un impatto diretto sull’economia del territorio che varia dai 5 ai 10 milioni di euro”, un calcolo effettuato basandosi sulla media dei costi di alloggio e dei pasti. Ma se nel computo si inseriscono l’indotto per il turismo, con gli acquisti nei negozi, le gite, gli altri eventi culturali in città “e il turismo di ritorno, ovvero chi ha deciso di tornare dopo essere stato qui nelle altre manifestazioni, l’impatto è impossibile da calcolare”. Ma soprattutto “è un patrimonio di tutti che va tutelato, perché abbiamo fatto crescita culturale, siamo esempio con valori positivi per i giovani”, afferma Mannino. Particolarmente fiero dell’edizione passata, “con ospiti internazionali come Keiikiro Tojama, ideatore del videogioco Silent Hill, Yosuke Matsuda fondatore della casa di videogame Square Enix e dei videogiochi Tomb Raider, gli attori Giancarlo Esposito (Breaking Bad) e Jhonny Galecki (Big bang Theory), Tony Brancroft regista di Mulan, Shiyoon Kim tra i più grandi character designer e concept artist dei Walt Disney Animation Studios”. L’edizione 2020 doveva andare “ben oltre i limiti dello scorso anno, ospitando anche il premio Angelo D’Arrigo”, anche questo saltato. “Saranno ospiti della prossima edizione”.

450 collaboratori e una produzione da oltre 600 mila euro

E a saltare saranno anche parecchi posti di lavoro. “Abbiamo avuto 450 collaboratori nel 2019, e sull’aspettativa delle centomila presenze di quest’anno sarebbero stati anche di più”. Per mettere in piedi l’evento, Mannino usufruisce dell’esperienza maturata con la sua azienda Medeacom, con cui organizza congressi ed eventi a carattere scientifico, e che per il festival “si occupa degli aspetti organizzativi e amministrativi. Ci sono solo due persone nello staff tutto l’anno, il direttore di produzione e il responsabile commerciale”. L’evento, che ha portato lo scorso anno circa 250 ospiti, costa tra i 600 e i 700 mila euro. “I costi di produzione vengono coperti ogni anno, e quest’anno dovevano arrivare degli utili. I costi sono stati proporzionali alla crescita del pubblico”.

I dubbi su location e linee guida

Per quest’anno, per ripartire, restano le incognite legate all’emergenza Covid-19. “Stiamo aspettando in maniera definitiva le linee guida per la Regione Sicilia. Se dovessero essere confermate, si parla di 200 persone al chiuso, ma non si sa su quanti metri quadri”. Un ulteriore problema potrebbe poi sorgere con la location storica, il centro fieristico Le Ciminiere di proprietà della Città metropolitana di Catania. Con due problemi principali: ci dovrà essere una ristrutturazione. “E poi, logisticamente, non ci entriamo più. Le Ciminiere è un villaggio dentro la città, è come se fosse un piccolo paesino, ma non c’è un padiglione che allestisci come una fiera, e quindi tutto va fatto su misura. Con aumento dei costi, in un futuro dovremo spostarci in un’altra location”, afferma Mannino.

“La terza fiera d’Italia, dopo Lucca e Napoli”

Etna Comics è ormai insieme a Comicon di Napoli la seconda manifestazione del settore italiana, dopo Lucca Comics, che nella scorsa edizione ha superato i 300 mila partecipanti. “Lucca è la manifestazione con cui è partito tutto, ci ha dato la partnership e credibilità per partire. Ed è tra i più grandi festival al mondo, al secondo posto per sbigliettamento, e chiaramente non siamo a quei livelli”, afferma Mannino. E al di là dei numeri “quello che ha fatto Etna Comics è dare aspettative, opportunità. Un esempio è il nostro direttore artistico new media, Chris Darril, è oggi un importante direttore di una casa di videogiochi nazionale”. Una visibilità ottenuta grazie ad Etna Comics. “Facciamo incontrare gli editori con i nuovi autori, in una manifestazione che ha uno spirito di socialità e fantasia”. Valori positivi che vengono trasmessi anche nel rapporto con la città. “Ogni anno organizziamo un’asta di beneficenza i cui proventi sono stati devoluti anche in favore della città di Catania”. E durante l’emergenza Covid-19 la vendita di materiali originali all’asta ha portato oltre 3 mila euro all’iniziativa del Comune “Catania aiuta Catania”. “Vorremmo fare una manifestazione a dicembre che possa salvare l’annata. Nel frattempo consegneremo i premi di Etna Comics Coco e Uzeta online. La manifestazione però si farà, e in grande”, conclude Mannino.