Vademecum per una strategia di sviluppo

Per compensare gli effetti collaterali della pandemia non bastano sussidi monetari o agevolazioni una tantum ma misure di welfare permanenti all'economia

Affrontata l’emergenza sanitaria ed organizzata la fase del progressivo rientro alla normalità la priorità è sostenere l’economia, cercando di porre rimedio alle perdite di capacità produttiva e di occupazione prodotte dall’epidemia e dalle misure di contenimento. Per compensare i drammatici effetti collaterali della pandemia non bastano sussidi monetari o agevolazioni una tantum, ma servono misure di welfare e forme di sostegno permanente all’economia, che dovranno essere progressivamente modificate, integrate, adattate sulla base di diverse variabili esterne: l’evoluzione dell’emergenza sanitaria, il mutamento degli scenari economici, le politiche nazionali e sovranazionali, le misure di sicurezza che disciplineranno la mobilità, la vita sociale, le attività produttive.

Considerate l’urgenza di liquidità delle imprese siciliane e le difficoltà di attuazione e di coordinamento degli interventi straordinari adottati dal Governo nazionale e da quello regionale, la strategia di rilancio dell’economia siciliana dovrebbe incentrarsi sull’adozione di misure ad attuazione semplificata, pressoché automatica, in grado di immettere istantaneamente risorse nel mercato, che possano cumularsi, anziché sovrapporsi, a quelle statali. Per tutte queste ragioni potrebbe rivelarsi utile sostituire una parte delle agevolazioni creditizie con anticipazioni di liquidità finalizzate al pagamento dei debiti degli enti pubblici siciliani verso le imprese (che ammontano a circa 3 miliardi) e rendere più efficiente la compensazione tra crediti e debiti reciproci tra privati e amministrazioni.

L’insieme di queste misure produrrebbe notevoli effetti benefici sul sistema economico regionale: le imprese creditrici delle amministrazioni pubbliche otterrebbero una notevole mole di risorse senza doversi indebitare ricorrendo al credito finanziario, e quelle che si avvalgono della compensazione, alla scadenza del rinvio degli adempimenti fiscali, eviterebbero onerosi esborsi per pagare le ritenute, l’Iva e i contributi previdenziali. Tutto ciò senza alcun pregiudizio per la finanza pubblica, giacché i debiti delle amministrazioni verso le imprese riguardano spese stanziate o accantonate in bilancio che non si riesce a trasformare in pagamenti a causa della complessità delle procedure contabili e dell’inefficienza amministrativa. Una ulteriore quota delle agevolazioni creditizie previste nel disegno di legge di stabilità regionale potrebbe essere sostituita con sgravi tributari e contributivi, che consentirebbero di estendere la moratoria fiscale ad un’ampia platea di imprese.

Con la graduale riapertura delle attività economiche bisogna abbandonare la logica degli aiuti uguali per tutti e differenziare le forme di sostegno pubblico in ragione del fabbisogno effettivo, delle condizioni delle imprese e dei settori in cui operano, degli oneri che dovranno sostenere per adeguare le proprie attività alle misure di sicurezza e di distanziamento sociale, dei cali di fatturato prodotti da fattori esogeni, degli investimenti necessari. A tal fine è indispensabile operare una stima dei danni economici subiti dai diversi settori e attività produttive e degli oneri di adeguamento delle attività alle misure “antivirus”, e distinguere le imprese in relazione alle potenzialità, condizioni ed esigenze: realtà produttive che necessitano di interventi di ristrutturazione aziendale, imprese con struttura finanziaria solida che devono riorientare il proprio business, operatori economici con buoni fondamentali danneggiati dallo stop forzato, attività indispensabili per le filiere ecc. Passata l’emergenza sanitaria, infine, occorre prendere cognizione dei profondi mutamenti negli scenari economici prodotti dalla pandemia e varare politiche pubbliche inedite, che affrontino finalmente i problemi strutturali dell’economia regionale, ponendo le fondamenta per un ciclo sostenuto e durevole di investimenti pubblici e privati, per la ricostruzione delle filiere produttive e commerciali, per creare un contesto favorevole alla competitività delle imprese. 

Per raggiungere questi obiettivi non basteranno meccanismi di garanzia al credito o la riedizione delle politiche tradizionali, ma saranno indispensabili misure in grado di amplificare gli effetti delle risorse pubbliche impegnate attivando un circolo virtuoso (cd effetto moltiplicatore) ed interventi strutturali di efficientamento dell’azione pubblica: sfoltimento degli adempimenti e degli oneri delle procedure burocratiche ed autorizzatorie, che secondo un recente studio costano alle imprese siciliane circa 2,9 miliardi; credito di imposta e agevolazioni ad accesso automatico per investimenti privati volti a promuovere innovazione e crescita; razionalizzazione dell’assetto istituzionale e finanziario degli enti locali; riorganizzazione dell’apparato burocratico e dell’attività amministrativa; strutturazione di controlli efficaci sull’efficienza della gestione amministrativa e finanziaria; semplificazione del fitto reticolo di adempimenti e controlli che rallenta l’erogazione dei fondi europei e previsione di strumenti di certificazione e meccanismi di garanzia snelli e sicuri; estensione del ricorso alle forme di gestione agili degli acquisti pubblici previste dal codice degli appalti e dalle direttive europee (dialogo competitivo, procedura competitiva negoziata, consultazioni preliminari di mercato, appalti pre-commerciali, partenariato per l’innovazione) e agli strumenti di accelerazione delle procedure di gara.